Sandro ha scritto:
il Mister ha scritto:
La questione è sia di quantità che di qualità. Se fossero tanti e forti, farebbero comunque crescere il livello del campionato e di quei pochi italiani che ci giocano con e contro.
Se fossero pochi, ci sarebbe più spazio per gli italiani.
Ma sono tanti e pure scarsi, quindi inutili. Anzi dannosi per il nostro movimento.
Ricordo quando in serie A si potevano tesserare massimo tre stranieri, veniva da noi il fior fiore del calcio mondiale. Lo straniero doveva perlomeno giocare in pianta stabile in nazionale, altrimenti non veniva proprio preso in considerazione, perché piuttosto che prendere un pippone si preferiva far giocare un italiano.
Oggi vengono cani e porci: manco li si va a vedere di persona, vengono scelti da delle tabelle in stile football manager.
Era decisamente un altro mondo (meno globalizzato e più "locale"). Secondo me non ha nemmeno molto senso fare confronti del genere proprio perché le società umane si evolvono e cambiano (cioè uno il confronto lo può fare ma imho lascia il tempo che trova proprio perché è cambiato il contesto di riferimento). Non per buttarla in "politica", ma è una semplice (e scontata) constatazione. Se è per questo 30 anni (almeno) fa la presenza di lavoratori stranieri era ridotta al minimo anche in altri campi, mica solo nel calcio (non ci dimentichiamo mai che alla fine i calciatori sono dei lavoratori, a prescindere da quanto guadagnano).
Che poi (per tornare al calcio) allora (30 o 40 anni fa se non oltre) anche in altri campionati il numero di stranieri era basso ovunque e mica solo in serie A (proprio perché era un mondo meno globalizzato).
Adesso il numero degli stranieri è alto praticamente ovunque e non solo in serie A (che poi ci siano campionati come quello spagnolo che riescono a valorizzare i prodotti locali è vero, ma rappresenta evidentemente quasi un unicum o un'eccezione).
ps: Mi fa specie che un utente intelligente come te usi il termine "cani e porci" in riferimento a dei calciatori e quindi a delle persone.