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UP!

PIRLO: ´IL RITORNO DI TOTTI IN AZZURRO UN BEL VANTAGGIO PER TUTTI´

Le dichiarazioni di Andrea Pirlo al quotidiano Il Giornale:

"Nesta e Totti in Nazionale? Sandro non ne vuole sapere, porta rispetto per chi ha sudato durante la qualificazione, Totti è aperto alla soluzione finale. Prima di partire per il Sud-Africa parlerà con Lippi e decideranno insieme. Avere uno così al seguito è un bel vantaggio per tutti".


Pare proprio che gli stiano preparando la strada


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Prandelli: «Totti e Cassano
insieme in amichevole»


Il Ct azzurro è pronto a ricomporre l'ex coppia d'attacco della Roma. L'ipotesi è per il match contro la Romania del 17 novembre

C.d.S.it


mi sa tanto per i diritti televisivi :asd


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Cita:
"Nesta e Totti in Nazionale? Sandro non ne vuole sapere, porta rispetto per chi ha sudato durante la qualificazione, Totti è aperto alla soluzione finale.

Traduzione dal politichese all'italiano: Nesta ci rispetta, Totti no :asd


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Si ma non dirlo forte sennò i romanisti te corcano :asd


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Il giorno dei numeri 10
Auguri ai super del calcio
Ripercorriamo la vita calcistica dei campioni accomunati da un talento superiore e da quel numero di maglia. Giocatori che fanno ancora discutere su quale sia stato il più grande tra Pelè o Maradona, senza dimenticare i nostri: Rivera, Baggio e Totti
Ascolta Mail Stampa 6 commenti OKNotizie badzu Condividi su MySpace! Facebook MILANO, 10 ottobre 2010 - Auguri a Pelè e Maradona, Rivera, Baggio, Totti, Platini e Zidane, Messi e Pastore. Oggi è il 10-10-10, la data di un ideale compleanno dei grandi numeri 10 che hanno fatto la storia del calcio. Ne abbiamo scelti alcuni senza voler fare classifiche: è soltanto una festa particolare, che celebra la fantasia.


Pelè, per molti il miglior 10 della storia con Maradona. Afp PELE’ E MARADONA — Ma chi è stato il più grande? I napoletani non hanno mai avuto dubbi: "Maradona è megl e Pelè" è diventato un inno, la dichiarazione di una grande fede calcistica, l’adorazione di un popolo verso chi ha fatto vincere due scudetti al Napoli. Pelè , classe 1940, detto o’Rey, è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi: 1281 gol in 1363 partite, tre titoli mondiali vinti. Il primo in Svezia, quando non aveva ancora compiuto 18 anni, contribuendo al successo con un fantastico gol in finale contro i padroni di casa, il secondo nel 1962 in Cile, il terzo nel ’70 in Messico, quando il Brasile travolge in finale l’Italia. Indimenticabile il suo gol di testa (il secondo dei brasiliani) , con il suo stacco che sovrasta Burgnich.

grande anche fuori — Ma non è grande soltanto sul campo. Quando era già Pelè e aveva conquistato due titoli mondiali, si rimette a studiare. Sostiene gli esami di media inferiore, superiore, supera la maturità classica e si iscrive all’università dove si laurea in educazione fisica, senza sottrarsi a pagare lo scotto delle matricole: il taglio totale dei capelli. Riesce a salvarne pochi. "Mi presentai così ai mondiali del 1970 e sembrava che mi avessero scotennato". Diego Armando Maradona è nato nel 1960, venti anni dopo Pelè. Ha giocato nei club 588 partite segnando 312 reti e nella nazionale argentina, di cui è stato allenatore ai mondiali 2010, 34 gol in 91 partite. Nel 1986 ha vinto, praticamente da solo, il mondiale in Messico, trascinando l’Argentina alla vittoria. Indimenticabile il gol segnato agli inglesi, quando partendo da centrocampo, saltò mezza squadra avversaria. Commenterà Sivori ( altro grande 10, scomparso nel 2005) con una punta di malizia: <Il gol di Maradona a Mexico 86 è il più bello, ma poteva segnarlo soltanto agli inglesi>. Per gli italiani Maradona vuol dire gli scudetti del Napoli nel 1987 e nel 1990, le giocate impossibili, le lezioni alla Juve. Purtroppo anche la cocaina, le pessime frequentazioni.

TRE GENI ITALIANI — Gianni Rivera, Roberto Baggio, Francesco Totti: sono tre grandi numeri 10, che hanno segnato tre epoche diverse del calcio italiano. Rivera e Totti si assomigliano non per caratteristiche tecniche: il primo è stato bandiera e capitano del Milan, Totti lo è ancora della Roma, Per Rivera, classe 43, tre scudetti col Milan , un pallone d’oro, due coppe dei campioni, una Intercontinentale e lo storico gol del 4-3 nella semfinale Italia-Germania nel 70. Per Gianni Brera è stato l’abatino, giocatore fragile. Come tutti i grandi Rivera ha fatto discutere anche per il suo carattere non facile: "Non sono stato simpatico a parecchi giornalisti italiani perché ho apertamente discusso le loro convinzioni calcistiche". Un altro 10 che ha diviso è stato senza dubbio Roberto Baggio, classe 1967. Ha giocato nel Vicenza, nella Fiorentina, nella Juve (uno scudetto e una coppa Uefa), nel Milan (uno scudetto), nell’Inter, nel Bologna, nel Brescia. È un predestinato: segna il suo primo gol in serie A con la Fiorentina a Napoli il 10 maggio 1987, il giorno in cui il Napoli di Maradona vince il suo primo scudetto. Con gli allenatori non ha un grande feeling, soprattutto con Lippi, prima alla Juve e poi all’Inter. Conquista il pallone d’oro nel 1994 , confessando che la più grande emozione provata a Parigi è stata lo sguardo rapito della figlia Valentina a Eurodisney. Francesco Totti è la Roma. Classe 1976, romano di Porta Metronia, ha sempre giocato in giallorosso, conquistando uno scudetto. In Nazionale ha vinto il dualismo con Del Piero, col quale ha diviso la gioia del mondiale 2006. In comune con Baggio la discussione sul ruolo: trequartista o attaccante. E se Roby è stato talvolta penalizzato da un equivoco creato più da altri, Totti continua a segnare: è il sesto cannoniere italiano di tutti i tempi, il migliore in attività

GRANDI DI FRANCIA — Michel Platini e Zinedine Zidane sono tra i numeri 10 più grandi della storia. I due francesi hanno segnato due epoche della Juventus. Platini, classe 1955, attuale presidente dell’Uefa, ha giocato in bianconero dal 1982 all’87, vincendo due scudetti, una coppa campioni, una Intercontinentale , una coppa delle coppe. Per tre volte di seguito ha vinto il Pallone d’oro, il titolo di capocannoniere del campionato italiano. L’avvocato Agnelli ha dichiarato: "Lo abbiamo comprato per un pezzo di pane, lui ci ha messo sopra il foie gras". Ironico, distaccato, sempre pronto alla battuta, è stato un giocatore sempre disposto a dare consigli ai bianconeri più giovani, a sottoporli al rito del gavettone per inserirli nel gruppo. Zidane, classe 1972, ha giocato nella Juve dal ’96 al 2001 conquistando due scudetti, una coppa intercontinentale e un pallone d’oro. Dotato di grande classe, di un tiro fortissimo su punizione, per la Juve si rivela un affare: acquistato per 10 miliardi, viene ceduto al Real Madrid per 150. Chiude con la testata a Materazzi la sua carriera nella Nazionale francese con la quale ha conquistato il titolo mondiale del 1998.

GLI ARTISTI DEL TANGO — Si può avere già un erede a 24 anni? A quanto pare sì. Lionel Messi, classe 1987, grande 10 del Barcellona e della nazionale argentina, ha in Javier Pastore, classe ’89, mezzala del Palermo un ideale fratello minore. Messi, cui a 12 anni viene diagnosticato un problema all’ormone della crescita, viene scoperto dal Barcellona quando aveva 13 anni. Lo porta in Spagna, lo sottopone alle cure necessarie, facendolo diventare un campione: nel Barca conquista quattro scudetti, due coppe campioni, un pallone d’oro. E soprattutto dà spettacolo, accende la fantasia, segna: 134 gol nelle 220 partite disputate col Barcellona. "Nessuno ha un controllo di palla come lui" ha detto Maradona. Pastore porta il numero 27 sulla maglia, ma è un 10 nato. Il Palermo lo ha prelevato all’inizio della scorsa stagione per 6 milioni di euro dall’Huracan. Gli sono bastati pochi mesi, qualche dribbling di troppo non senza qualche difficoltà con Zenga, per diventare uno dei talenti più ammirati del campionato italiano. Zamparini dice adesso che lo cederà soltanto per 50 milioni di euro e quando lo ha visto per la prima volta in campo a Palermo si è commosso. Auguri a tutti.I


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