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MessaggioInviato: ven 2 mar 2012, 14:04 
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Per chiudere su Prandelli

Per fortuna che uruguay e stati uniti sono due paesi extracomunitari e quindi non parteciperanno ai prossimi europei.
Forse e’ per questo che prandelli, dopo la sconfitta contro l’uruguay disse che l’italia gli era piaciuta, concetto che ha ribadito mercoledi’ sera dopo aver perso (per la prima volta nella storia) contro gli stati uniti.
Anzi a genova e’ stato ancora piu’ ottimista annunciando: “faremo un grande europeo”..
Va bene che c’e’ liberta’ di pensiero e che i reati d’opinione in italia non sono perseguibili, ma dovrebbe esserci un limite a tutto, anche all’indecenza di certe dichiarazioni che hanno il solo scopo di mascherare la realta’, si prendere in giro milioni di tifosi e di salvarsi la poltrona.
Buffon sul gol ha spaperato, ma al portiere juventino non ci sono alternative.
La difesa incerta, il centrocampo mobile solo nel meno giovane Pirlo, l’attacco inesistente: l’italia vista a genova e’ stata ben poca cosa.
Prandelli continua a dire che aspettera’ cassano e rossi sino all’ultimo, senza rendersi che le sue parole gli valgono l’ostilita’ di tutti gli altri attaccanti che da mesi si preparano all’europeo.
L’italia ha due campioni , balotelli e de rossi, che assieme a due che lo sono stati , ma che a sprazzi per il mese dell’europeo, potrebbero tornare al rendimento del 2006, buffon e pirlo.
Se questi quattro funzioneranno l’italia avra’ buone possibilita’ di giocare un europeo al massimo senza escludere quindi il massimo dei traguardi.
Altrimenti niente.
Tutto semplice in maniera cosi’ elementare che anche uno come prandelli dovrebbe aver capito. (Francorossi.com)

In realtà di portieri ne abbiamo. Sirigu e De Santis in primis che avrebbero parato il tiretto di mercoledì. Cassano non giocherà + o almeno sarà un Cassano diverso, alquanto timoroso nei contrasti (e già ne faceva pochi). Cassano è perso x il football e cmq ha già dato (qualcosa di tanto in tanto).
Prandelli si è molto seccato x le critiche dopo la ridicola prestazione offerta dalla squadra contro gli Usa. Su Balo, percependo lo sdegno popolare, ha fatto marcia indietro. ‘Non è importante che non mi abbia telefonato’ ha spiegato. ‘E’ uno dei + forti al mondo’ ha aggiunto.

Prandelli, uno che non ha mai vinto niente come allenatore in vita sua, malgrado abbia allenato 6 clubs diversi nell’arco di quasi ventanni.


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MessaggioInviato: ven 2 mar 2012, 17:59 
Cita:
uno che non ha mai vinto niente come allenatore in vita sua, malgrado abbia allenato 6 clubs diversi nell’arco di quasi ventanni.


Facile vincere con squadroni come Verona (con il quale vinse la B fra l'altro :asd ) Venezia, Parma in fase fallimentare e Fiorentina !


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MessaggioInviato: ven 2 mar 2012, 18:43 
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ha ragione Bartolo dai.. :asd


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MessaggioInviato: sab 3 mar 2012, 11:50 
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E per chiudere sulla nazionale, almeno x ora.

L’Italia ha perso la strada: 100 giorni per ritrovarla
di Franco Ordine - 01 marzo 2012, 11:10

Abbiamo perso tempo. Abbiamo buttato via una tiepida sera genovese per aspettare una Nazionale che non è riuscita a decollare e nemmeno a regalare il minimo sindacale in fatto di emozioni e giocate di qualche efficacia.
Qui non è in discussione il risultato, sconfitta storica, che pure non è certo da esibire come una medaglia al petto (mai messi sotto dagli Usa, colmata questa lacuna per la serie non dobbiamo farci mancare niente), ma la prova complessiva dell’Italia di Prandelli, l’ultima prima degli Europei ormai alle porte (mancano 100 giorni). Prova deludente nel gioco, nel ritmo e anche nello spirito, a dimostrazione che l’amichevole incastrata nel periodo più caldo del campionato, dopo la sfida Milan-Juve colma di veleni, non ha molto senso. Fanno testo, in tal senso, i tanti precedenti che hanno scandito la vita tormentata dei ct, da Sacchi a Lippi. Con queste premesse, può diventare ancora più complicato chiedere ai club gli stage reclamati da Prandelli e per i quali ha denunciato «il muro d’incomprensione» delle società.

Se la sconfitta con l’Uruguay, a Roma, nel mese di novembre, lasciò l’amaro in bocca, quella di ieri a Genova può scavare molte buche nelle convinzioni del ct che ha provato anche a rivoluzionare i ranghi nella ripresa oltre che a modificare lo schieramento, passando dal rombo tradizionale, poco e male interpretato da Thiago Motta, al tridente offensivo incarnato dalla vivacità dell’esordiente Borini, ragazzo di 21 anni, capace di qualche incursione provvidenziale. È una delle poche note liete della serata, insieme alla performance di Ogbonna (molto meglio di Chiellini da centrale, lo juventino è riuscito nell’impresa di farsi ammonire): sarebbe stato meglio partire subito con il ragazzino invece di inseguire Matri che è finito cento volte nella trappola di fuorigioco senza avere il talento di un Pippo Inzaghi. Insoddisfacente anche la fattura del gioco, affidata come al solito a Pirlo che pure non è stato sottoposto a una cura speciale. I suoi ghirigori non hanno incantato gli americani, che sono fisicamente dei colossi e tecnicamente in grande progresso visto che la maggioranza del team di Klinsmann si è trasferito in Europa per andare a scuola. Bradley, per esempio, puntello del Chievo, ha dato una lezione al suo più famoso rivale riducendogli spazio e manovra senza mai ricorrere a falli o a interventi decisi.

Persino Buffon (accolto da applausi sinceri e da uno striscione polemico) e la sua scorta collaudata, Barzagli e Chiellini cioè (ma è meglio lasciarlo a fare il guardiano dell’argine invece che accentrarlo), hanno tradito qualche incertezza in occasione della stilettata di Dempsey arrivata all’improvviso, dieci minuti dopo l’inizio della ripresa. Thiago Motta è apparso in traiettoria Inter, ancora più macchinoso di lui Montolivo, giunto nella ripresa, Marchisio ha offerto un elettroencefalogramma piatto, come già denunciato a San Siro sabato scorso. Che abbia finito la benzina? È più di un sospetto, verrebbe da chiosare.

È vero, l’attacco di ieri, prima Matri con Giovinco, poi Pazzini più Giovinco e Borini, non è nemmeno parente della coppia titolare battezzata per l’Europeo e cioè Di Natale con Balotelli, uno corto e l’altro lungo, uno animale da area di rigore e l’altro genio e sregolatezza capace d’inventare qualcosa. L’assenza di Cassano è un deficit che non sarà possibile colmare. Prandelli non è il mago Otelma e non può inventarsi nient’altro di interessante. Ma forse è il caso di lasciarsi guidare dalla gioventù (Borini). Giovinco (che alla fine ha preso un brutto colpo) non ha colto la grande occasione per vincere le riserve mentali sulla sua sagoma: ha esibito qualche numero, un paio di tiri nel primo tempo senza rubare mai l’occhio. Bisognerà pregare per la salute di Totò e la tenuta nervosa di Mario se vogliamo assicurarci qualche chance. Buonanotte.


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MessaggioInviato: gio 8 mar 2012, 12:38 
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C’E’ UN’ETICA DI SERIE A E UNA DI SERIE B E C’E’ IL SOLITO PìRLA CHE E’ L’UNICO A NON AVER CAPITO
di luca serafini 2/03/12

Quando Robinho sbaglia un gol, gli dico ad alta voce le peggio cose, razziste, ignobili, sul colore della sua pelle, sulla sua statura, sulla sua goffaggine.
Siamo sicuri che Galliani pensa le stesse cose, in quel momento. Forse persino Allegri in quegli attimi si scompone un attimino.
E ai giocatori del Milan che sbagliano un passaggio, al portiere rossonero che fa una papera, ai milanisti che danno un pugno agli avversari a palla lontana, Carlo Pellegatti con la mano sul microfono dice di peggio.

Dice quello che Antonio Conte pensa dei suoi quando sbagliano le cose facili, dice quello che Antonio Conte pensa degli arbitri.
Dice quello che Massimo Moratti disse a Ronaldo (“Va’ a cagàre va’, #@*§ figlio di pùttana…”) accompagnandolo col gesto dell’ombrello.
Quando l’arbitro Rizzoli a Udine ostacolò il tiro di Totti che finì altissimo, Totti lo mandò affancùlo 4 volte in campo, a un palmo dal suo naso, davanti a tutte le telecamere del mondo, non pensando neanche per un secondo – come Carlo – di non essere in onda.
Ma l’A.I.C., Associazione Italiana Calciatori, ovviamente non prese posizione come invece ha fatto l’U.S.S.I., Unione Stampa Sportiva Italiana, nei confronti di Carlo. Il quale per la cronaca sta cercando da martedì Antonio Conte per le scuse personali private, oltre a quelle pubbliche già abbondantemente espresse su Sportmediaset.it e a Controcampo.
Non è che il mal comune sia mezzo gaudio, è che l’etica o esiste per tutti o non esiste per nessuno.
Esiste per quel fenomeno di Mexes che dà un cazzotto a Borriello a palla lontana, ma non per Borriello che sviene e si contorce come se gli avessero asportato la milza a mente serena.
Esiste per quell’altro fenomeno di Ibra che non perde un colpo (eufemismo), ma esiste anche per il recidivo Aronica puntuale esattamente come lo svedese.
Esiste per Muntari che si dimena come un pugile all’angolo e il calcio non è la boxe, ma esiste per Lichesteiner che gli fa la cravatta come il detective Stoke di Csi Las Vegas.
E certamente esiste per Chiellini che, al fischio finale di un avvelenato Milan-Juventus, proprio mentre in tribuna stampa l’ignaro Pellegatti si scatena contro Conte, va a cercare Van Bommel insieme con lo stesso Conte per riaccendere la rissa.

Grazie a Cesare Prandelli, abbiamo scoperto che non solo l’etica esiste, ma esiste anche l’etica di serie A (Balotelli, Osvaldo) e l’etica di serie B (Buffon), in contrasto con l’Abete di nome e di fatto che bacchetta il capitano della Nazionale, ma spalleggiato da Thiago Silva che si sente in dovere di rivelare che anche lui avrebbe fatto lo gnorri.
Come se già non sapessimo: non esiste sulla terra un calciatore che – in svantaggio 1-0 – insegua l’arbitro per urlare, per confessargli“sì, la palla era entrata, 2-0 per loro”.
Sarebbe come pretendere che nessuno simulasse più in area, sputasse in faccia o sulla nuca, sarebbe come se tutti scagliassero la prima pietra.
Sarebbe come pretendere che i dirigenti non producessero fidejussioni false per iscriversi a un campionato.
Sarebbe come pretendere che non truccassero i passaporti. Come pretendere che quelli in tribuna d’onore, notoriamente il settore più cruento e volgare di qualsiasi stadio, stessero seduti ad applaudire o dissentire con un cenno del capo.
Sarebbe come pretendere che gli scontrini in Italia si battessero da Trieste a Ventimiglia, da Bolzano e Pantelleria.
Sarebbe come pretendere che oggi, rileggendo bene, riascoltando ancora, i maestri, le scuole, la gente che va di fretta, non si indignassero tutti se gli dicessimo che Lucio Dalla era più bravo, comunque all’altezza, di Giacomo Leopardi.

Ha detto Cesare Prandelli che “il 99% dei giocatori non direbbero all’arbitro…”. Grazie, lo sapevamo già.
Ma è quel centesimo pìrla, al quale dovete dire, spiegare, raccontare, se l’etica esiste o no, perché è lui l’unico a non aver capito.


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