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In esclusiva: l'intervista intregrale di Fabio Capello

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Sì, ho già firmato il contratto. Prima di tutto, voglio dire che sono molto orgoglioso di essere diventato il C.T. della nazionale russa. La Russia ha un potenziale enorme. Andrò a vivere stabilmente a Mosca, perché è l'unico modo per avere un quadro completo della situazione relativa al calcio russo. Io entrerò attivamente in tutti gli aspetti, compreso il calcio giovanile. Seguirò costantemente anche le nazionali giovanili.
Ho firmato per due anni. L'obiettivo è ottenere la qualificazione al Mondiale che si svolgerà in Brasile nel 2014. Lo staff tecnico sarà composto da cinque specialisti italiani e ovviamente altri russi; spero molto nel loro supporto. Con me ci sarà come sempre Oreste Cinquini; i miei assistenti saranno Christian Panucci e Italo Galbiati; Massimo Neri sarà il fisioterapista. Oreste Cinquini è come se fosse la mia anima gemella, mi è sempre stato accanto, anche in Inghilterra. Pure lui si trasferirà in Russia.
Per quanto riguarda gli specialisti russi, il 15 agosto vi darò i nomi definitivi.
Non ho ancora deciso dove comprerò casa, in questa settimana visiterò un paio di posti che mi hanno segnalato. Non credo che andare a vivere nel centro della città sia la decisione giusta. Advocaat era criticato perché trascorreva poco tempo in Russia? Con me non sarà così, come ho detto voglio vivere in Russia per essere in costante contatto con il mio staff, con i membri della Federazione. Ci confronteremo tutte le settimane.
A contattarmi per primo è stato il Ministro dello Sport russo, Vitaly Mutko. Ho grande rispetto per Silvio Berlusconi, ma non c'entra assolutamente niente in questa vicenda.
Ho già incontrato gli allenatori delle varie squadre giovanili russe. Sono stato informato sui nuovi potenziali nazionali. Li terremo tutti sotto osservazione. Con l'Inghilterra ho fatto giocare molti esordienti.
Per quanto riguarda i giocatori con doppia cittadinanza, come Merkel, valuteremo attentamente la situazione.
Il gruppo base rimarrà quello che ha partecipato a EURO 2012; o meglio, ripartiremo da quello. Ovviamente ci saranno dei cambiamenti, delle nuove aggiunte. Sono a conoscenza del fatto che alcuni giocatori hanno avuto dei problemi con i tifosi. Con Arshavin parlerò personalmente nei prossimi giorni, discuteremo anche della questione legata alla fascia di capitano. I tifosi rappresentano una grande forza, aiutano sempre nei momenti di difficoltà.
La mia missione più importante è quella di motivare al meglio i giocatori. Voglio dare loro la voglia di vincere, la voglia di lottare sempre per la vittoria fino agli ultimi minuti di gioco! La parola "vittoria" è stata la cosa più importante della mia carriera. Nel calcio non vi può essere nient'altro.
Se i miei collaboratori mi avviseranno della presenza di un valido giocatore in Prima Divisione o in Seconda Divisione, guarderò anche le partite delle serie minori. Certo. In quel caso, andrei di persona a vedere i giocatori segnalati.
Il calcio russo è sempre stato competitivo e di alto livello, anche quando io giocavo - e parliamo di molti anni fa. Ma si sa, nella competizione, nella lotta, serve anche la mentalità vincente. Probabilmente è questa che è mancata alla Russia. Prendete la Spagna come esempio. E' sempre stata una nazionale forte, ma gli mancava ogni volta qualcosa per poter arrivare al successo. Negli ultimi quattro anni hanno vinto tutto. Cos'è successo? Hanno cambiato la loro mentalità. I piedi sono importanti, ma la testa lo è ancor di più.
Cosa penso del limite sugli stranieri presente nel campionato russo? So che recentemente si è data la possibilità alle società di schierare uno straniero in più e un russo in meno, e questo in ottica nazionale non è un bene. Secondo i miei calcoli, i giocatori russi presenti nella massima serie sono meno del 50%. Mentre in Germania, Francia e Spagna questa percentuale è intorno al 70%. Sono rimasto un pò stupito di vedere così tanti calciatori stranieri.
Per me inizia una nuova fase nella mia carriera di allenatore. Cercherò di portare la mia filosofia e di portare al successo la nazionale russa, cominciando dall'ottenere la qualificazione per i Mondiali che si svolgeranno in Brasile. Il girone non è semplice, lo so: il Portogallo è una grande nazionale, Israele e Irlanda del Nord sono insidiose. Dovremo dare il massimo in ogni partita.
Non penso che in Russia sia più semplice lavorare piuttosto che in Inghilterra. Ogni Paese ha le sue difficoltà. In Russia, per esempio, un problema è rappresentato dalla distanza tra le città. Dovrò imparare a convivere con questo problema.
Per quanto concerne l'inserimento di giovani giocatori, penso che farò una via di mezzo: la squadra sarà composta da giocatori già affermati ed esperti e da giovani promesse. Per la crescita del calcio russo sarà molto utile. Di giovani russi interessanti ce ne sono molti. La Russia ha un popolo numerosissimo, con molto talento. Il bacino da cui attingere è immenso, non penso ci saranno problemi.
A metà agosto giocheremo in amichevole contro la Costa d'Avorio. Ci ritroveremo due giorni prima e prepareremo la gara.
No, non ho già in mente chi convocare. Per farlo, dovrò ancora vedere qualche partita del campionato russo e stabilire quali sono gli elementi più in forma. A tempo debito saprete tutto. Questo fine settimana ho intenzione di assistere a quattro partite della massima serie. Parlerò con Dan Petrescu, tecnico del Kuban.
In Russia si è conclusa l'era olandese ed è cominciata quella italiana? Il tempo ci dirà se è stata la soluzione giusta. Tutti gli stili di gioco sono validi, ogni scuola calcistica merita rispetto.
Mosca è una città che conosco bene, non sono qui per la prima volta. Nel 1975 mi ruppi il ginocchio, quindi le prime impressioni non furono piacevoli. Ovviamente scherzo. Mosca è una splendida città, una delle migliori che abbia mai visto.
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