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Come il mio sfidante convengo nel dire che il compito affidatomi sia abbastanza semplice, in quanto ritengo che il dato "Juve prima squadra d'Italia" sia un dato che si pone all'evidenza di per sé fin da bambini a chiunque decida di avvicinarsi a questo meraviglioso sport, e non, considerando che, nel paese "pallonaro" per eccellenza qual è l'Italia, è praticamente impossibile distaccarsi ed isolarsi totalmente dalla passione e dalla popolarità del celeberrimo e discussissimo sport nazionale, la cui popolarità trascende i confini degli appassionati, così come trascende il confine degli appassionati la popolarità e la passione per la compagine più importante, famosa, prestigiosa a cui il calcio italiano nella sua secolare storia abbia dato vita: la Juventus Football club.
Quest'importanza, questa fama, questo prestigio non s'è fatto da solo, è stato guadagnato sul campo in 118 anni di storia, così come le decine di milioni di tifosi, anch'essi guadagnati sui campi che accompagnano ed hanno accompagnato generazioni di uomini e donne le cui vite in questo paese sono state inevitabilmente condizionate dalla passione per questo sport: mi riferisco a quei campi su cui puntualmente e periodicamente di settimana in settimana oramai da quasi un un secolo si focalizzano le attenzioni di buona parte del popolo e dei media italiani, ovvero i campi su cui si svolge il campionato italiano di calcio di Serie A, la cui presenza assidua e costante nella nostra cultura e nella nostra società ha spinto la maggioranza di noi ad essere qui, trasmettendo di Domenica in Domenica la passione per questo sport a milioni di italiani che hanno visto da questa passione, da questo sport, le loro vite inevitabilmente condizionate, allietate, confortate, movimentate, divertite, la Serie A trascende lo sport e diviene fenomeno di costume, oltreché probabilmente il principale spunto di discussione del Paese ogni Lunedì; una competizione, un evento, che accompagna tutti noi, appassionati e non, una presenza pluridecennale, assidua, costante e per certi versi quasi immanente, come mai potrebbe essere altra competizione sportiva in questo paese, una presenza trasversale e tentacolare che spinge e costringe tutti noi a conoscere questa realtà, una realtà che viviamo e respiriamo la quale si pone all'evidenza accompagnata da un dato, una statistica, una certezza, un'evidenza, che s'è rafforzata e palesata costantemente e periodicamente nel corso dei decenni, traducendosi in maniera più o meno conscia nell'opinione comune, degli appassionati e dei non-appassionati: la Juve è la squadra più vincente, più importante e più prestigiosa d'Italia, una verità che respiriamo ogni giorno e che si ribadisce praticamente come tale ogni santa Domenica dal 1929 ad oggi, rendendosi in pratica auto-evidente per quanto possa vanamente essere negata e rifiutata dalle decine di milioni di "haters" anch'essi più o meno inconsapevolmente figli di questa verità, di cui, nel profondo, sono consci, dato che tal verità s'è posta all'evidenza di per sé, nel corso degli anni, di Domenica in Domenica, di vittoria in vittoria, è rimbalzata in tv e sui giornali, fra amici e parenti, portando e costringendo ognuno di noi a condividere la tesi che io ora sto difendendo e che il mio avversario ha invece provato a smontare ancor prima che qualcuno provasse a sostenerla: questo perché la "versione ufficiale", l'opinione corrente, il dato assordante, ha attecchito pure in lui da ultratrentennale appassionato di calcio qual è, la Juventus è la squadra numero uno d'Italia, Supercì lo sa, ed appunto per questo nel suo post non si spreca in più di due righe di elogi al Milan, preoccupandosi solamente di criticare e delegittimare la squadra che meritatamente ed ovviamente sta al vertice del calcio italiano, come lui ben sa, come noi tutti ben sappiamo, e per questo se dobbiamo sostenere una tesi opposta (cosa che il mio avversario s'è dimenticato di fare) prima ci premuriamo di far crollare la tesi evidente (e corretta) che noi stessi (me ed il mio avversario) condividiamo, che ha attecchito inevitabilmente in tutti noi a suon di successi e trionfi, traducendosi in un'evidenza che porta con sé l'onore dell'amore della maggioranza ed il conseguente onere dell'odio dei comunque numerosissimi "altri".
Avrebbe potuto non essere così, il Milan avrebbe potuto essere la squadra più amata/odiata d'Italia, ma il Campo ha deciso diversamente, il Campo ha sancito la superiorità della Juve da sempre, o più precisamente, dal 1929, anno in cui la Serie A è stata codificata a girone unico ed ha assunto più o meno la fisionomia che noi tutti quindi conosciamo: da allora la Juventus è una presenza costante, la presenza più costante, ben più del Milan, a prescindere dai trionfi comunque ben più numerosi, ai vertici della classifica del nostro campionato, presenza costante che viene testimoniata in maniera perentoria dalle indubitabili ed indiscutibili statistiche che vedono la Juventus in testa sotto ogni voce: maggior numero di scudetti ed anche maggior numero di secondi posti, maggior numero di vittorie, minor numero di sconfitte, maggior numero di reti segnate, minor numero di reti subiti, (ovviamente) miglior differenza reti, maggior numero di punti accumulati, saldo positivo negli scontri diretti contro qualunque squadra, compreso, ovviamente, il Milan. Prima squadra a fregiarsi della stella, prima (ed unica) squadra a fregiarsi di due stelle, prima (ed unica) squadra a fregiarsi di tre stelle. Una superiorità netta e schiacciante, che si palesa una volta di più nel numero di trionfi in Coppa Italia in cui la Juve primeggia ancora una volta tenendo ampiamente a distanza la compagine rossonera: insomma, la superiorità della Juve entro i confini nazionali nei confronti di qualunque altra squadra è netta, palese e perentoria, e, aggiungerei, imbarazzante.
Una superiorità che si è assiduamente e periodicamente affermata, sul Milan e su chiunque altro, negli ultimi 86 anni direi quindi oltre ogni ragionevole dubbio, ancor più forse di quanto il palmares possa dirci. Una superiorità assidua e costante quindi, che si traduce in una competitività assidua e costante pure oltre i confini nazionali, nei quali la Juventus è comunque sempre riuscita a tener alta la bandiera tricolore, vincendo per esempio tre Coppe Uefa (seconda all-time, recentissimamente sorpassata dal Siviglia), ma a fortune alterne, dato che, come ben sappiamo, la compagine bianconera è la squadra che più finali di Champions League ha perso, ma è anche la quarta nel numero di finali disputate in questa competizione, a testimonianza di una competitività e di una costanza negli anni assolutamente indiscutibili, come non per niente non può essere in discussione la competitività ed il valore di una squadra che vince 31 campionati italiani, che, con tutto il rispetto, sono ben'altra roba dei campionati scozzesi, se qualcuno ha preso seriamente il paragone fra Glasgow Rangers e Juventus, e se veramente qualcuno l'ha fatto, che si andasse a vedere i palmares ed i risultati europei delle due compagini qui, ridicolmente, a confronto.
La competitività assidua e costante dunque, che in una competizione dentro/fuori qual è la Coppa dei Campioni/Champions League magari paga meno di alcuni straordinari apici che ha, fuor di dubbio, raggiunto la formazione rossonera, ma che non cambia la sostanza del confronto fra due squadre il quale da ben 86 anni di confronti diretti urla a squarciagola "la Juve è superiore", ci grida che è la squadra numero uno d'Italia, bacino inesauribile e fonte insostituibile di talenti, molto più di qualunque altra squadra, per la Nazionale Italiana di Calcio, ovvero per una delle Nazionali più forti, famose e prestigiose della Storia del Calcio (giusto un pelo sopra la Scozia, ma giusto un pelo) che ha spesso costruito i propri successi sullo zoccolo duro del blocco juventino trapiantato in Nazionale, a ribadire l'importanza essenziale che ha la società di Torino nel calcio italiano, importanza superiore a quella di qualunque altra squadra, culturalmente, sportivamente e socialmente.
Ultima modifica di Socrate il mar 15 dic 2015, 23:23, modificato 1 volta in totale.
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