Che competizione vuoi che ci sia...

Quello inglese è a stento definibile un brano musicale, sembra una roba fatta in cinque minuti come viene da un passante, non c'è uno spunto melodico o armonico, un arrangiamento o un'idea vagamente interessante, per non parlare del testo, praticamente sono tre tizi "famosi" che si vedono e decidono di tirare su facilmente qualche sterlina e un po' di notorietà sull'evento del momento, snocciolando quasi a casaccio i nomi e i volti di un po' di campioni presenti e passati. Apprezzabile forse solo il "mood" soft che accompagna il brano (in pratica un "la prendiamo in quel posto da trent'anni, e, sì, non è bello, però anche se siamo abbacchiati in fondo non perdiamo la speranza"... peraltro è quasi il contrario di come viene usato, o interpretato anche da chi ascolta, il ritornello ora, cioè come 'na roba da esaltati nazionalisti incuranti della più elementare scaramanzia).
Il nostro ovviamente ha un taglio sfacciatamente nazionalpopolare e poppereccio, specie nel testo, ma va benone così (visto che dopotutto nazionalpopolari sono l'evento, lo sport e la passione ai quali è collegato), ed è un pezzo curato e tra i più memorabili tra quelli legati allo sport, anche per la scelta azzeccata degli interpreti, con la loro vocalità così particolare. Diciamo che se all'epoca non mi prese più di tanto, col senno di poi ho invece realizzato che fu una delle migliori operazioni "di contorno" tra quelle legate allo sfortunato (sotto vari punti di vista) evento.