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 Oggetto del messaggio: Dino Zoff
MessaggioInviato: ven 18 ott 2013, 14:37 
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Zoff: "Non mi offendo se qualcuno dice non sono io il miglior portiere italiano"
18.10.2013 13:30 di Gianni Fazzo articolo letto 4058 volte
© foto di Federico De Luca


In un'intervista esclusiva concessa a Mediaset Premium, Dino Zoff ha raccontato diversi aneddoti iniziando dal paragone con Gigi Buffon: "Non mi offendo certo se qualcuno dice non sono stato io il miglior portiere italiano di tutti i tempi: c'è chi mi ha preferito Maifredi come allenatore, ormai non potrei più offendermi per nulla.

Ma a chi sostiene che Buffon è stato un portiere più bravo di me dico di no, il più bravo sono stato io. Divento allenatore della Juventus e nell'89-90 e con una squadra modesta vinco Coppa Italia e Coppa Uefa. Pensate che stagione fu quella!

Eppure, la società non mi riconfermò per puntare su un allenatore che era un prodotto giornalistico (Luigi Maifredi, ndr). Ma era una novità, portava lo champagne e allora il buon barbaresco che avevi in casa non andava più bene. No dico, vi rendete conto, puttàna Eva?".


IDOLO!!!!!!!!!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: ven 18 ott 2013, 14:44 
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che polemiche fanciullesche... :asd sono sono il più bravo gnè gneè gneè dite che Buffon è più bravo di me?gnè gne gneè..a Zoff c'hai 88 anni, buttate dalla finestra va.. :asd


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: ven 18 ott 2013, 14:45 
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Rispetto per il grande Dino, anche se come giocatore lo ricordo poco, se non nei video che ho visto.

Come allenatore ricordo quella squadra e giocava un calcio assai brutto. Giusto tirar fieno in cascino, ma secondo me quelle due coppe non sa neppure lui come fece a vincerle(preso a pallate con il Milan e pure contro il Colonia in semifinale di UEFA), se non con una robusta dose di fortuna.

All'epoca Zoff era ormai il vetusto, il vecchio, il catenaccio, Sacchi era il nuovo che avanzava. Maifredi fu una scommessa(persa), ma aveva il suo perché.

Il vero dramma fu richiamare Trapattoni con una squadra con Baggio, Kohler e altri buoni giocatori e nazionali... con un altro allenatore, con mentalità più europea, probabilmente la Juve avrebbe conteso veramente lo scudetto al Milan di Capello(ne dubito, ma avrebbe probabilmente fatto meglio del Trap).

Quanto al confronto con Buffon non so che dire. Probabilmente Zoff ha avuto picchi meno alti, ma è stato più costante nel tempo, Buffon ora ha 35 anni e sembra un ex giocatore, Zoff a 35 anni era ancora il miglior portiere d'Italia. Anche Peruzzi, pur non essendo al loro livello, secondo me a 35 anni era più forte del Buffon attuale.


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 Oggetto del messaggio: Dino Zoff
MessaggioInviato: ven 18 ott 2013, 15:04 
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Zoff è un mito a prescindere..... ITA '82...anche se a dire il vero chi si ricorda qualcosa...??...pero' ho bene stampato in mente la sua divisa grigio nera dell'italia.... tra lui e Buffon, prendo lui, tra lui e maifredi........vabbè,lasciamo stare..


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: ven 18 ott 2013, 15:27 
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Reg. il: ven 19 lug 2013
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Idolo. Però secondo me è meglio Buffon.

Nel calcio di oggi si sente la mancanza di personaggi come Zoff :sisi


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: ven 18 ott 2013, 15:54 
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Un saluto a Zino Zoff in bielorusso (cit.)


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: lun 28 feb 2022, 3:09 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Zoff, 80 anni di gloria e quel volo magico al Sarrià

“Mi ero già trovato con Zoff altre volte, ma sempre di sfuggita. E nel mezzo di un pranzo, una bicchierata. Uno qualunque dei tanti festeggiamenti juventini a cui partecipai: e mai come adesso, con lui, da solo a solo. Devo dire che l’impressione, subito, è stata profonda e calma: sentivo e capivo di essere accanto a una creatura semplice, forte, buona, dal sangue caldo e vivo, umanissima ma in qualche modo inarticolata (lui! il sommo portiere! altro che articolato!) e stupendamente rocciosa. La sua posa era stabile, immobile, con le mani posate sulle ginocchia come quelle di un faraone scolpito. I suoi occhi luminosi ma in perpetua penombra. E la voce bassa, un po’ roca, lenta e vibrante, da quarta corda di viola o violoncello, secondo i momenti”. Festeggiamo gli 80 anni di Dino Zoff con questo ritratto di Mario Soldati dal libro “ah, il Mundial” (Rizzoli).

Nato a Mariano del Friuli il 28 febbraio 1942, dalle orgogliose radici contadine, Zoff è stato uno dei più grandi portieri di tutti i tempi: avrebbe meritato, di gran lunga, il Pallone d’Oro. Ma nella sua infinita carriera può vantare, come estremo difensore, sei scudetti, due coppe Italia, una Coppa Uefa con la Juventus, con la nazionale un Europeo (nel 1968) e, soprattutto, l’epico Mondiale di Spagna (nel 1982); da allenatore ha conquistato, sulla panchina di Madama, una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Ha guidato anche gli azzurri, arrivando al secondo posto, dietro la Francia, all’Europeo del 2000 e dimettendosi “per dignità” dopo le aspre e ingiuste critiche di Silvio Berlusconi, e come club la Lazio e la Fiorentina. Ha giocato, prima di passare alla Juve nel 1972, nell’Udinese, nel Mantova e nel Napoli. Siamo davanti a un personaggio-simbolo del nostro calcio, una persona, che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare nella mia lunga carriera di cronista, dalla schiena dritta e dai profondi valori morali. Dino non amava sprecare le parole, gli piaceva parlare con i fatti: perché solo il campo contava, e quella porta rappresentava per lui un luogo esistenziale, dove dimostrare talento e coraggio. Dove non si poteva fingere.

Lui e Scirea, il libero gentiluomo, sempre insieme, e la morte di Gaetano continua a rappresentare per Zoff un vuoto incolmabile. Si capivano a prima vista, hanno diviso la stessa camera del ritiro (“la Svizzera”) durante il Mundial di quaranta anni fa. E quarant’anni aveva, a quel tempo, il numero uno. Portati con lo spirito di un ragazzino. In quella Coppa fece la sua parata più importante. Dobbiamo ritornare al 5 luglio ‘82 allo stadio “Sarrià” di Barcellona, match decisivo contro il Brasile, grande favorito con il suo football ballato, il suo football arte. Alla Seleçao basta un pari, per via della miglior differenza-reti, per accedere alla semifinale. Ma in quel pomeriggio l’Italia di Enzo Bearzot firma una impresa leggendaria: ed è il giorno, incantato, della rinascita di Paolo Rossi tornato Pablito. Un match emozionante, i gol di Rossi, Socrates, ancora Rossi, Falcão, di nuovo Rossi. La rete, ingiustamente, annullata ad Antognoni. 3-2 per l’Italia. Alla fine manca un minuto. Verdeoro disperati, scomposti, affannati: tutti in avanti, vogliono ottenere il pareggio. Ed ecco arrivare l’occasione. L’ultima. Una punizione dalla sinistra. Va a calciarla Éder, dal sinistro potente, micidiale. L’attaccante decide di non tirare in porta, ma di spedire il pallone in mezzo all’area azzurra, affollata come una spiaggia a Rimini d’estate. Su quella traiettoria alta si avventa, di testa, il difensore centrale Oscar Bernardi, bello, biondo e di gentile aspetto. La sua deviazione è perfetta, la palla diretta all’angolino basso, alla sinistra di Zoff. Il calciatore brasiliano sta già alzando le braccia al cielo, sicuro del gol. Ma tra i pali c’è un fuoriclasse di 40 anni. E Dino si tuffa: sembra per davvero un angelo. Le sua mani (diventate, con la Coppa in mano, un disegno di Guttuso) fermano il pallone sulla linea bianca. I brasiliani provano a urlare “è entrata, è entrata!”. Ma l’arbitro Klein fa segno di no. Di continuare. Zoff si alza e quella palla stretta al petto sembra un bambino addormentato, che sogna: felice. L’Italia di capitan Dino diventerà campione del mondo nella indimenticabile notte di Madrid, l’11 luglio 1982, con il presidente Sandro Pertini raggiante in tribuna d’onore.

Buon compleanno, caro Zoff, campione sempre e per sempre!


https://www.huffingtonpost.it/cultura/2022/02/26/news/zoff_80_anni_di_gloria_e_quel_volo_magico_al_sarria_-8851308/


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: lun 28 feb 2022, 21:11 
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Reg. il: sab 9 feb 2019,
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Sono nato a Mariano, un paesino tra Udine e Gorizia, qualche casa sparsa, una strada diritta, una chiesa in fondo... la campagna attorno... lavoro tanto e niente di più... anche io aiutavo mio padre nei campi... no, da ragazzino non ho mai sognato... non sogno io... Nel mio paese nessuno sogna... sognare vuol dire superbia, dimenticare qual è il proprio posto, fare il passo più lungo della gamba, anche. Perciò non ho mai accarezzato da bambino strani desideri: voglio diventare, voglio arrivare. Arrivare dove? Tutto sembra lontanissimo da quei quattro sassi.


Commendatore Dino Zoff, Guerin Sportivo n° 21 del maggio 1983, pagina 8.


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 1:20 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
Alle ore: 9:23
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E' entrato a far parte della famiglia laziale dal 1990. E' stato allenatore e presidente, sulla panchina non ha mai perso un derby

Dino Zoff compie ottant’anni. É stato giocatore, allenatore, presidente. Ed è stato un pezzo di storia laziale, quella incastrata tra la rinascita e il trionfo. Arrivò a Roma all’indomani dei Mondiali del 1990. Le notti magiche erano finite anche per Superdino, congedato dalla Juventus dopo aver vinto - nello stesso anno - una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Il capitano dell’Italia Mundial incassò il colpo, e si rimise in gioco. La Lazio di Calleri era una formazione più che dignitosa, costruita con grande abilità dal suo presidente che - in gioventù - era stato un calciatore della Lazio, e del direttore sportivo Carlo Regalia.

Zoff abbracciò quella nuova avventura con cauto entusiasmo, come imponeva la sua indole friulana. Da allenatore, Dino Zoff ha un primato significativo: non ha mai perso un derby nella sua esperienza laziale. Con quella squadra, Zoff iniziò a edificare un progetto che nel giro di un decennio avrebbe poi portato ai fantastici successi dell’era Cragnotti. La prima stagione fu ordinaria: tanti pareggi e qualche squillo di tromba, come il successo ottenuto in campionato contro la Juventus, un’impresa lontana di almeno un decennio. Nella seconda stagione, il club alzò il livello qualitativo della rosa puntando sul tedesco dell’ex DDR Thomas Doll. L’ingresso in società di Sergio Cragnotti - inizialmente con quote minoritarie - non solo fu la svolta della stagione, ma fu la svolta della storia laziale.

Cragnotti conferma Zoff sulla panchina della Lazio, rivoluziona la squadra, punta dritto al successo. Zoff si ritrova un organico rivoluzionato. Ma soprattutto si ritrova Paul Gascoigne. Mai, due personaggi così diversi si sono legati come Dino e Gazza. Il pudore del friulano e la spudoratezza dell’inglese erano due forze contrapposte che finivano inevitabilmente con una vicendevole attrazione. Nella Lazio di Zoff c’è anche Beppe Signori che andrà a vincere il titolo cannonieri al primo colpo. E ci sono Aaron Winter e Diego Fuser, centrocampisti dall’eccellente rendimento. Zoff per loro è una guida sapiente: a fine stagione la Lazio torna in Europa.

Il club continua a investire, la squadra cresce ancora. Zoff ora ha disposizione anche Marchegiani, Negro e Favalli, ai quali aggiunge un giovanissimo Alessandro Nesta, promosso dalla formazione Primavera. E’ la difesa della squadra leggendaria che di lì a poco andrà a vincere tutto. I risultati ci sono, ma il gioco non soddisfa. Il Presidente Cragnotti sceglie Zeman per la stagione successiva, ma promuove Zoff come presidente. E’ un ruolo dirigenziale, che il friulano accetta quasi malvolentieri: si sente uomo di campo, vuol stare a contatto con il terreno di gioco. Ma l’intuizione di Sergio Cragnotti - come al solito - è buona.

Zoff è il Ministro degli Esteri di una Lazio che viaggia in Europa, e che ha un presidente conosciuto in ogni angolo del mondo. Quando accompagna la squadra in trasferta, Zoff è l’unico che passa la frontiera senza passaporto: non solo non gli chiedono i documenti, ma gli agenti doganali si mettono sempre in fila per un autografo. Sul campo la squadra trova un gioco spumeggiante, ricco di gol e di giocate offensive. Dopo due stagioni esaltanti, la Lazio si inchioda, e Zoff - nel gennaio del - 1997 - torna nuovamente in panchina. Pochi accorgimenti, e la squadra torna a spiccare il volo. Ma è un’esperienza momentanea, dopo pochi mesi Zoff si riprende il suo ruolo di presidente lasciando la squadra in mano a Sven Goran Eriksson.

Zoff, intanto diventa ct della Nazionale, portando l’Italia a un passo dalla vittoria dell’Europeo. La sua grande dignità gli impone di dimettersi quando le critiche del Premier Berlusconi lo colpiscono ferocemente all’indomani della finale persa con la Francia. Ma Superdino resta senza panchina per pochi mesi: la Lazio scudettata sbanda, Eriksson cede alle lusinghe della Nazionale inglese, e Zoff viene chiamato per guidare ancora una volta la squadra biancoceleste. “Mi sento un uomo del casato, non potevo dire di no alla chiamata di una squadra che reputo essere anche la mia famiglia". Calciatore, allenatore, presidente. Commendatore, cavaliere della Repubblica, e Campione del Mondo. Ma soprattutto un Mito.


https://www.cittaceleste.it/news/campione-del-mondo-portiere-allenatore-laziale-presidente/


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 Oggetto del messaggio: Re: Dino Zoff
MessaggioInviato: mar 5 lug 2022, 22:25 
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Reg. il: mer 10 dic 2003
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O Futeboleiro ha scritto:
Sono nato a Mariano, un paesino tra Udine e Gorizia, qualche casa sparsa, una strada diritta, una chiesa in fondo... la campagna attorno... lavoro tanto e niente di più... anche io aiutavo mio padre nei campi... no, da ragazzino non ho mai sognato... non sogno io... Nel mio paese nessuno sogna... sognare vuol dire superbia, dimenticare qual è il proprio posto, fare il passo più lungo della gamba, anche. Perciò non ho mai accarezzato da bambino strani desideri: voglio diventare, voglio arrivare. Arrivare dove? Tutto sembra lontanissimo da quei quattro sassi.


Commendatore Dino Zoff, Guerin Sportivo n° 21 del maggio 1983, pagina 8.


Bellissimo.

Ma davvero il moderato Zoffone ha pronunciato la locuzione "Sultana Eva"? :eek


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