Quella di Andrea Agnelli a Londra è sembrata una semplice provocazione, ma Platini e la Uefa non possono dormire tranquilli. "Se i 20 club migliori si staccassero e creassero una superlega chiusa - aveva ipotizzato il presidente della Juventus - attirerebbero l'interesse di molti spettatori e sponsor". Una competizione da 1 miliardo in stile americano parallela alla Champions che al momento rimane un'idea, ma all'orizzonte è sempre presente.
"La Uefa è contraria al modello americano e quindi noi restiamo fedeli a quello attuale, cercando di fare di tutto per migliorarlo" si è affrettato a dire Agnelli per non incrinare i rapporti con la federazione europea. Certo è che l'idea di una superlega a numero chiuso, tra i migliori club d'Europa è qualcosa di stuzzicante sia dentro che fuori dal campo. Gli introiti derivanti dalla Champions League (più di 1 miliardo di euro) arrivano per la maggiore parte dai diritti tv e di questi l'85% arriva da cinque Paesi: Inghilterra, Italia, Spagna, Germania e Francia. Prendendo insomma i migliori club, per tradizione, di questi campionati, le entrate non diminuirebbero, anzi. In più la torta sarebbe divisa da 18-20 squadre anziché 32. Ecco perché la "superlega" fa parecchio gola. Ma come potrebbe essere la formula della competizione?
Prendendo a esempio il modello americano, ci potrebbero essere almeno due soluzioni. La prima prevede un campionato unico con le quattro squadre migliori dei cinque campionati in questione. Tutti contro tutti, andata e ritorno, con l'esclusione delle dirette interessate dai campionati nazionali. La seconda invece, ipotizzata in più di un'occasione, sostituirebbe l'attuale Champions League con 18 squadre fisse e 2 variabili ogni anno, decretate da una sorta di playoff prestabiliti. Quattro gironi da cinque squadre con le prime due ai quarti: 93 partite in totale, otto garantite a tutti.
Per ora resta solo un'ipotesi, una minaccia per la Uefa e Platini. Uno strumento per migliorare la Champions.
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