Apro questo topic perchè avevo del materiale sull’argomento, a cui stavo lavorando per altri motivi, e mi stuzzicava fare un confrontone tra i più grossi flop in panchina delle principali squadre italiane. Ci sono dieci persone che hanno lasciato il segno in società diverse, a voi la scelta.
Specifica: qualcuno potrà non essere d'accordo nel ritenere scarso questo o quello, io stesso ad alcuni di loro concedo attenuanti notevoli. Altri magari hanno fatto bene in occasioni diverse, oggetto del topic sono solo le prestazioni dell'allenatore nella squadra che cito nel sondaggio.
Corrado Orrico (Inter): lo chiama Pellegrini nel 1991/92, dopo le ottime cose fatte alla Lucchese. Arriva a Milano portando con se una gabbia e Montanari. Non si sa chi dei due farà più danni: la prima spompa i giocatori durante gli allenamenti, il secondo causa l'eliminazione dalla Coppa Uefa da parte del Boavista dopo che Orrico aveva detto che era più probabile che crollasse il Duomo piuttosto che passassero i portoghesi. In campionato parte pareggiando col Foggia, becca quattro sberle dalla Samp, poi infila una serie di pareggi. L'ultima partita del girone di andata gli è fatale: ko con l'Atalanta ed esonero. Oggi allena la Carrarese, per la settima volta nella sua vita.
Carlos Bianchi (Roma): arriva a Roma dopo aver vinto una Coppa Intercontinentale, nel 1996/97. Anche lui si porta la sua pippa: Trotta, difensore centrale che paragona addirittura a Baresi.Tra grandi proclami, vince le prime due partite. Poi ne prende quattro in casa dalla Samp come Orrico (allora è un vizio?) e la squadra comincia ad andare a corrente alternata. Il Karlsruhe sbatte fuori la Roma dall'Uefa, Bianchi fa giocare poco uno come Totti e riesce a pareggiare in casa con una Reggiana oscena. Poi ne prende tre dalla Juventus, due dal Cagliari... e poi basta, adios Carlos.
Luigi Maifredi (Juventus): anche Montezemolo, uomo potente e autorevole, ha il suo passaggio oscuro, l’anno in cui gestì la Juventus. Fa arrivare nel 1990/91 a Torino Maifredi, allenatore di un brillantissimo Brescia, tecnico moderno e scoppiettante. Anche lui usa la gabbia, ma con pareti in legno per fare impazzire meglio i giocatori, segnale inquietante. La Juve, in effetti, è scoppiettante: scoppia subito beccando cinque gol dal Napoli in Supercoppa. La squadra in campionato non va male, almeno nel girone d'andata, concluso al secondo posto. Poi qualcosa si rompe: parte una serie negativa con due punti in cinque partite, aperta da una sconfitta contro la Samp (ossignur... una maledizione) seguita da due vittorie e poi da altre cinque partite con due soli punti. Juve settima, a casa Maifredi, che da quel momento subirà ben otto esoneri prima di mettersi a paraculare i gol del campionato a "Quelli che il calcio".
Oscar Washington Tabarez (Milan): ex selezionatore della Celeste, l'allenatore uruguagio arriva a Milano nell’anno di grazia 1996 accolto da un entusiasmo dirompente, come di solito si riserva solo ai concerti di Nilla Pizzi. Una discreta stagione al Cagliari determina la scelta. Il Milan parte perdendo la Supercoppa contro la Fiorentina. In campionato dopo una vittoria arriva la prima sconfitta contro la Sampdoria (e che cazz! Hanno quattro disoccupati sulla coscienza questi!). Il Milan si rivela cronicamente incapace di vincere fuori casa, pareggia in casa con l'Atalanta, perde a Piacenza e l'avventura di Tabarez finisce lì.
Domenico Caso (Lazio): la logica dice che più si va male meno si fa carriera. Ma Caso, visto il cognome che porta, della logica se ne infischia. Vince il campionato Primavera con la Lazio e parte verso il professionismo. A Foggia, in B, deve salvare la squadra ma retrocede. Gli arriva la proposta dal Chievo, che vorrebbe andare in A e dopo 14 giornate è penultimo e lo esonera. Torna alle juniores della Lazio, va via Cragnotti, arriva Lotito nel 2004. Il presidente lo promuove perchè lui “Punta sui giovani” (lallero... allenava la juniores, per forza!). A metà campionato la squadra naviga in cattive acque e lui subisce un altro esonero. Lotito pensa prima di sostituirlo con Maifredi (
Come curare una distorsione amputandosi la gamba. Ed. Del Sadico), poi opta per Papadopulo e la Lazio si salva. Caso riparte dalla Ternana e la fa retrocedere: uomo coerente e lineare.
David Platt (Sampdoria): 1998/99, la Samp va male. Spalletti prende 5 gol dalla Lazio, la dirigenza è furiosa e chiama in panchina David Platt. Ex giocatore sampdoriano, nella sua esperienza blucerchiata ci metteva grinta e segnava (18 gol in 55 partite). Il suo compito era di dare una svolta alla stagione, ed in effetti la dà: in sei partite la Sampdoria fa solo tre punti, perde malamente a Bari, pareggia in casa con il Perugia. Platt lascia la Samp dopo averla portata dal quintultimo al penultimo posto: la squadra retrocederà. Ha avuto poco tempo? Ne ha avuto di più al Nottingham Forest, dove è ancora ricordato come uno tra i peggiori allenatori della storia della società.
Aldo Agroppi (Fiorentina): nel 1992/93 la Fiorentina va discretamente sotto la guida di Radice. Belle vittorie e brutte scoppole, classifica medio-buona. In giro si vociferava che Radice passasse il tempo libero a spupazzarsi Rita Rusic. Chissà... fatto sta che viene esonerato e al suo posto è chiamato Agroppi. E’ un ritorno: nel 1985/86 era già stato alla Fiorentina, escludendo Antognoni dall’undici titolare, rischiando il pestaggio da parte dei tifosi e beccamdo 4 mesi di squalifica per un affare legato al calcioscommesse. Torna e riprende il discorso interrotto: quattro palloni dall’Udinese e tutta una serie di risultati osceni tra cui una sconfitta ad Ancona. Stavolta la Samp non c’entra una sega, anche se immancabilmente battè la Fiorentina di Agroppi.
Rosario Rampanti (Torino): tecnico delle Giovanili del Torino, viene promosso ad allenatore della prima squadra nel 1992-93. Non basta saper allenare i giovani per allenare bene i grandi, Caso docet. Lui parte perdendo secco a Firenze, agguanta la vittoria a venti minuti dalla fine contro un modestissimo Bari e strappa a stento il pareggio a Padova, contro una squadra che finirà ultimo. Stavolta, però, la dirigenza ha la reazione pronta e chiama Sonetti. Anche per lui poco tempo? Avrà tempo per rifarsi in seguito, giungendo persino ad allenare in serie D. Si segnalerà a Torino per l’impegno nella ricostruzione dello Stadio Filadelfia e le liti coi tifosi al riguardo, sfociate pochi mesi fa in uno scontro fisico dai contorni ancora poco chiari.
Davide Ballardini (Cagliari): 2005-06, il Cagliari parte male in campionato. Per dirla meglio, perde a Siena e pareggia con la Lazio. Cellino, però, è uno calmo: dopo la sconfitta di Siena caccia Tesser, arriva Arrigoni che dopo una giornata va via. Ed ecco Ballardini, reduce da un’ottima esperienza con la Sambenedettese. Certo, un filiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiino inesperto, ma è il terzo stipendio da pagare, mica pippe! Ballardini resta ben otto giornate, portando a casa tre pareggi e cinque sconfitte. Tornerà quest’anno, centrando la prima vittoria in A contro il Napoli di Edi Reja, specialista in missioni impossibili come quella di far vincere il Cagliari. I sardi sembrano riprendersi sullo slancio, ma la reazione pare già sul punto di sgonfiarsi. Vedremo...
Vincenzo Guerini (Napoli): arriva al Napoli nel 1994/95, reduce dai fasti di Ancona con una storica finale di Coppa Italia. Si capisce fin dalla prima giornata l’aria che tira: il Napoli affronta in casa la Reggiana, che con il Brescia quell’anno costituì un duo delle meraviglie (sommando i loro punti le due squadre non avrebbero raggiunto la quota salvezza). Contro una difesa facilmente perforabile gli azzurri trovano il gol solo al 90’ con un’invenzione di Benny Carbone. Sconfitta a Cremona e in casa contro la Samp. Rocambolesco pareggio contro il Genoa e sfida in casa col Padova, che aveva perso le prime quattro partite subendo dodici gol senza segnarne uno. Finisce 3-3 con gli euganei in rimonta. La settimana dopo il Napoli prende cinque gol dalla Lazio e la dirigenza giubila Guerini, che ricomincerà dalla Spal senza riuscire ad andare molto più in alto.