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Diritti tv, perché non acquistarli privatamente? Il malcontento di molti appassionati di sport relativamente alle scelte editoriali delle pay-tv italiane nel corso degli ultimi anni è noto a tutti, e ha colpito più o meno tutti gli sport. Quale appassionato di calcio non si è sentito tradito da Sky che nella scorsa stagione non ha acquistato i diritti di Liga, Bundesliga e delle coppe nazionali inglesi? Chi è felice che, salvo sorprese dell'ultim'ora, a partire da agosto Sky non farà più vedere Espn America? Chi è contento che la Rai non trasmetta in diretta la metà dei Gran Premi di Formula 1 di questa stagione? In questa settimana addirittura in Italia non è proprio visibile il Giro di Svizzera di ciclismo, il quarto per importanza, snobbato da tutti, compresa quella Eurosport che finora raramente aveva tradito.
Le pay tv fanno il loro lavoro. Ma intendiamoci, l'incipit di questo articolo non è una critica alle pay tv: Sky, Mediaset Premium e compagnia fanno semplicemente il loro lavoro, sono società a scopo di lucro e come tali fanno esclusivamente i propri interessi economici. Evidentemente Sky, dopo indagini approfondite, ha saputo che agli italiani interessano di più Formula 1 e Olimpiadi rispetto ai campionati stranieri di calcio e agli sport americani e ha investito il proprio capitale di conseguenza. La Rai ha preso atto che l'offerta di Sky per la Ferrari era eccessiva e si è accontentata di trasmettere molte gare di Alonso e colleghi in differita. E' la legge del mercato, che funziona così. Ma per me è proprio la legge in questione che parte da un principio sbagliato.
Diritti tv, a cosa servono? Il principio è che gli organizzatori dei vari eventi sportivi cedano i diritti tv per trasmettere la propria manifestazione in diretta alle televisioni interessate, e il consumatore (e/o sponsor vari) paghi la propria quota alla televisione in questione. Quindi l'appassionato di Formula 1 è costretto a pagare un abbonamento Sky a un prezzo salatissimo perché la televisione, insieme alle macchine, impone l'acquisto di eventi che non sempre interessano.
Lo streaming deve aprire gli occhi. Questo fatto, unito alla diffusione di massa di internet veloce, ha aperto le porte allo streaming, quasi sempre illegale, che consente agli appassionati di assistere a tutti (o quasi) gli avvenimenti che interessano e solo ad essi. E poco importa se la qualità dell'immagine è scadente e la telecronaca in una lingua incomprensibile.
Pay tv in proprio. Serve una riforma totale che consenta al privato di acquistare autonomamente i diritti tv dal singolo organizzatore degli eventi per formare una pay tv in proprio, perché non è accettabile nel 2013 dover sottostare alle decisioni di qualcuno che, ignorando il parere delle minoranze, impone ciò che si può vedere o no. E' solo in questo modo che io, appassionato di qualche evento “minore”, posso acquistare a cifre ragionevoli solo il prodotto a cui sono interessato, senza dover sborsare quattrini per decine di avvenimenti di cui non mi importa un fico secco. Con una qualità di immagine, una telecronaca e magari qualche servizio accessorio simil (l'ottimo) Mysky che facciano sì che valga la pena accantonare la pirateria dello streaming.
http://teladoiolamerica.net/2013/06/13/ ... vatizzare/Per me è un'idea geniale e rivoluzionerebbe (in positivo) il concetto stesso di televisione.