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Si persevera purtroppo con la fallimentare strategia secondo la quale, per migliorare i conti del calcio italiano, si riducono i costi del prodotto invece che cercare di migliorarne la qualità. La prima soluzione chiaramente è una mera cura palliativa, che cerca risultati immediati e che serve solo ad accompagnare il calcio in Italia verso un abisso ancora profondo. Invece, la seconda soluzione, che dovrebbe contenere in sé un progetto di futuro e di ampio respiro, oltre a necessitare di investimenti ingenti, richiederebbe anche un repulisti generale, per cui molti dirigenti, allenatori, tecnici, ecc., ecc., attaccati da tempo immemore alle loro poltrone, perderebbero la pagnotta.
Purtroppo il calcio si conferma come uno specchio dei nostri tempi.


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MessaggioInviato: ven 21 nov 2025, 9:54 
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Reg. il: lun 4 giu 2012,
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Sandro ha scritto:
Si persevera purtroppo con la fallimentare strategia secondo la quale, per migliorare i conti del calcio italiano, si riducono i costi del prodotto invece che cercare di migliorarne la qualità. La prima soluzione chiaramente è una mera cura palliativa, che cerca risultati immediati e che serve solo ad accompagnare il calcio in Italia verso un abisso ancora profondo. Invece, la seconda soluzione, che dovrebbe contenere in sé un progetto di futuro e di ampio respiro, oltre a necessitare di investimenti ingenti, richiederebbe anche un repulisti generale, per cui molti dirigenti, allenatori, tecnici, ecc., ecc., attaccati da tempo immemore alle loro poltrone, perderebbero la pagnotta.
Purtroppo il calcio si conferma come uno specchio dei nostri tempi.


esattamente, se chi dovrebbe riformare il calcio italiano è la prima causa del suo male atavico e la prima cosa che dovrebbe fare in primis è dimettersi lui e tutti i suoi sodali allora è inutile sperare in un cambiamento perche 'sto pattume è incollato alla propria sedia col superattack e da li non se ne andra mai...

ricordiamoci però appunto che chi si trova in quei ruoli apicali non ci è arrivato da solo e se continua a rimanerci nonostante tutto è perche c'è chi lo vota e lo sostiene sempre e comunque quindi le colpe sono di TUTTI e non solo di è al vertice e da li non ha alcuna intenzione di schiodarsi...

sappiamo benissimo che la mossa piu intelligente ed immediata da fare per iniziare quanto meno a dare una svolta al nostro calcio è quella di ridurre drasticamente il numero delle squadre professionistiche e quindi la riforma di tutti i campionati relativi.
è vero che per ovvie ragioni i club non avrebbero alcun interesse a farlo (anche se poi tanti di questi nelle categorie inferiori si beccano penalizzazioni pesanti in punti oppure non riescono nemmeno a concludere la stagione perche falliscono a metà anno e non scendono piu in campo...) ma federazione e leghe potrebbero imporsi lo stesso anche a costo di dover versare un certo numero di milioni come rimborso ma almeno poi si potrebbe realmente fare una sorta di tabula rasa e ripartire in maniera

e perche non lo fanno e si limitano a proposte inutili come quella della riduzione delle retrocessioni? perche altrimenti gravina & c. perderebbero il voto dei club minori (che sono numericamente la stragrande maggioranza) e quindi pure le poltrone del comando...

e a queste condizioni da questo cul de sac non se ne uscira mai, mettiamoci pure l'animo in pace...


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MessaggioInviato: ven 21 nov 2025, 13:21 
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Io sono favorevole alla diminuzione delle retrocessioni, purché avvenga a una contestuale riduzione del numero delle partecipanti al campionato di serie A, che auspico arrivi a 16 partecipanti.


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MessaggioInviato: ven 21 nov 2025, 16:37 
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arres82 ha scritto:
Io sono favorevole alla diminuzione delle retrocessioni, purché avvenga a una contestuale riduzione del numero delle partecipanti al campionato di serie A, che auspico arrivi a 16 partecipanti.


Si questo ha senso. Ma per ora invece si parla di lasciarle sempre a 20 ma diminuendo le retrocessioni addirittura a 2. Il disastro insomma. Ma se ci mette mano Gravina non potrà che essere così...


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MessaggioInviato: ven 21 nov 2025, 16:52 
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alla serie A a 16 squadre per ovvie ragioni non si tornera piu ma gia a 18 sarebbe un enorme passo in avanti e comunque non si fara' mai...


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MessaggioInviato: ven 19 dic 2025, 20:05 
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Serie B
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C2 (professionisti e dilettanti nello stesso campionato)
3 gironi da 16 (nord - centro - sud) - 9 retrocessioni

no playoff - no playout in nessuna serie

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Coppa Italia a 128 squadre turno secco tutti dentro fin dall'inizio competizione


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MessaggioInviato: mer 22 apr 2026, 16:14 
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Una volta tanto sono d'accordo con sto soggetto...

Criscitiello sulle squadre B: "In otto anni non hanno portato nulla di concreto al calcio italiano" - continua su: https://m.tuttomercatoweb.com/serie-c/c ... no-2226468


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MessaggioInviato: ven 19 giu 2026, 12:20 
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Multiproprietà, altro che stop dal 2028: club interessati e Figc lavorano per eliminare il divieto o affievolirlo

La notizia di Claudio Lotito vicino all'acquisto della Reggina è stato un segnale spia: secondo quanto risulta al Fatto, ai piani alti del calcio italiano si lavora a buon ritmo per togliere il limite temporale o annacquare la legge, permettendo ai club di A di detenere una quota di minoranza nelle società delle categorie inferiori. Solo una cosa non potrà mai cambiare: le squadre con la stessa proprietà non potranno militare nello stesso campionato. L'incubo del Bari continua, ma anche in Calabria non dormono sogni tranquilli

Di Claudio Lotito tutto si può dire, tranne che sia uno sprovveduto: lui non si muove mai per caso. E ci dev’essere un motivo se ha deciso di comprarsi la Reggina, nonostante il divieto tassativo di multiproprietà nel calcio professionistico. La risposta a questa domanda che assilla i tifosi calabresi e non solo, è piuttosto semplice: Lotito vuole la Reggina perché ha la legittima aspettativa che quella norma possa presto cambiare. Il club calabrese è precipitato in Serie D nel 2023 a seguito di una complessa vicenda di inadempienze finanziarie, senza riuscire per il momento a risalire (negli ultimi due anni è arrivato per due volte secondo). Adesso l’attuale proprietario Nino Ballarino ha deciso di vendere, preferendo l’offerta di Lotito (si parla di circa 2 milioni di euro) rispetto all’imprenditore italo-americano Matt Rizzetta. Non è la prima volta che Lotito viene accostato a club di categorie inferiori (Campobasso, Catania, Barletta solo per citarne alcuni negli ultimi anni) ma stavolta non si tratta di indiscrezioni, e nemmeno di un coinvolgimento indiretto: Lotito comprerebbe in prima persona, col figlio Enrico addirittura in organigramma.

La Reggina in questo momento è un affare: per due spicci, Lotito si assicura una piazza importante (simile per certi versi alla Salernitana, che gli sfuggì di mano dopo l’inaspettata promozione in Serie A del 2021 e la nota querelle con la Figc, che poi ha portato appunto all’introduzione del divieto). Ma cosa ne fa, se non può riportarla come minimo nel professionismo, così da rendere profittevole l’investimento? Ha già la Lazio, e nonostante la rottura ormai definitiva con l’ambiente ha sempre smentito di volersene liberare. Ecco dunque la vera notizia, dietro la notizia che arriva in questi giorni dalla Calabria: il divieto potrebbe cadere, o quantomeno essere affievolito. Non sono soltanto rumors: a quanto ricostruito dal Fatto, se n’è parlato di recente in maniera specifica in Serie A, in particolare a margine di un’assemblea di marzo, fuori sacco rispetto all’ordine del giorno, nell’ambito di una serie di istanza da sottoporre alla Federazione. Il ritorno di fiamma sulla multiproprietà nasce da una riflessione sulle Under 23, modello sposato dal calcio italiano negli ultimi anni, che però non piace a diversi presidenti: fin qui ha portato risultati modesti (si veda il disastro del Milan Futuro), e grandi costi (l’iscrizione è molto onerosa, vicina al milione di euro, e le spese di gestione alte se si vuole allestire una rosa competitiva), mentre è difficile generare valore, sia sul piano dei giocatori (non si possono fare plusvalenze con la prima squadra), sia della società, che ovviamente non si può rivendere. In parallelo c’è poi un altro tema: la crisi del calcio di provincia, molto sentita in Serie C e D, dove ogni anno annaspano o proprio scompaiono piazze importanti. Riducendo il numero delle squadre professionistiche e aumentando progressivamente le Under 23 ci sarà sempre meno spazio per il calcio dei campanili. Quindi perché non prendere due piccioni con una fava: autorizzare la partecipazione da parte di società di Serie A (o le rispettive proprietà) in club di categorie inferiori.

In prima fila a sostenere l’idea ci sarebbe il solito Lotito (che evidentemente aveva già in mente qualcosa), ma anche Claudio Fenucci, influente ad del Bologna, altro club che pure starebbe valutando l’acquisizione di una squadra in Serie D. Ma c’è di più: il presidente della Lega Simonelli avrebbe riferito che la FederCalcio si sarebbe già detta disponibile a rivedere la norma, allineandola a quella Uefa. Attualmente, infatti, in Europa la multiproprietà è vietata nella stessa competizione (ragione per cui il Crystal Palace l’anno scorso è stato retrocesso in Conference dall’Europa League, dove c’era già l’Olympique Marsiglia per lo stesso gruppo: poi ha pure vinto il trofeo), ma non bandita in assoluto, purché non ci sia un’influenza dominante. La Uefa non fissa percentuali, ma negli ultimi anni su alcuni casi importanti (ad esempio la partecipazione di Tony Bloom nel Brighton/Union Saint-Gilloise, Heart of Midlothian) ci si è attestati intorno al 30%: con questo accorgimento in realtà in alcuni casi è stata consentita addirittura la partecipazione alla stessa competizione europea, cosa che però difficilmente potrebbe avvenire con i campionati nazionali. Un modello simile si vorrebbe reintrodurre anche in Italia: oggi la multiproprietà è già permessa fuori dal professionismo, con la modifica, ad esempio, la Reggina di Lotito potrebbe salire in Serie C e probabilmente (sono dettagli ancora da stabilire) anche in B, ma non in Serie A (non sono pensabili deroghe: ve le immaginate le polemiche?). Tutto ciò avveniva quando in FederCalcio c’era ancora Gabriele Gravina, ma la proposta è ancora valida, visto che Malagò verrà eletto in continuità col suo predecessore. Anzi, potrebbe subire anche un’accelerazione, dal momento che con lui si aprirà una stagione di riforme in cui qualche concessione sarà fatta anche all’opposizione.

La multiproprietà offre alcuni vantaggi per gli imprenditori e forse anche per il territorio, però presenta un’ineludibile incognita: come la mettiamo con la legittima aspirazione di ogni squadra al massimo risultato sportivo? Ne sanno qualcosa a Bari, dove la multiproprietà della famiglia De Laurentiis è arrivata al punto di non ritorno con la recente retrocessione in Serie C, frutto di troppi campionati giocati a “non vincere”. C’è un’intera città che vorrebbe cacciare gli ex benefattori, persino il sindaco ha minacciato di non concedere l’uso dello stadio San Nicola, salvo poi dover ripiegare a più miti consigli, accontentandosi di fumose promesse sul futuro della società. Le stesse promesse che, alla luce della ricostruzione del Fatto, perdono credibilità, visto che anche i De Laurentiis sono evidentemente al corrente delle discussioni in corso su una possibile modifica della normativa, che gli consentirebbe di mantenere una quota di minoranza nel Bari anche oltre il 2028, salvaguardando così il loro investimento che altrimenti rischierebbe di andare in fumo con l’obbligo di cessione totale. Resterà però quel problemino della promozione in Serie A, per il Bari o qualsiasi altra piazza che coltiva il suo sogno. Si vedrà se e come cambierà davvero la norma. Intanto Lotito si accoda a De Laurentiis e si prende la Reggina.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/0 ... e/8423234/


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