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Supercì ha scritto:
Leggo che i bookie hanno ritirato le quotazioni per la retrocessione della Juve :asd
Al di là di questo, mi è venuta in mente una cosa, che credo sia prevista da qualche regolamento ma di cui non conosco gli eventuali risvolti: se punto sulla vittoria dello scudo della Juve, e poi, per dire, a fine campionato le danno dei punti di penalizzazione senza i quali non si aggiudica il campionato, che succede?


Ho dato una scorsa ai regolamenti di Bet365 (il più importante bookmaker), ma non ho trovato nulla di specifico. Quindi sospetto che decideranno lì per lì. Su altri punti però si fa riferimento alle decisioni diramante dall'Agenzia Dogane e Monopoli.

Per esempio sulle scommesse relative al calciomercato:

Cita:
La certificazione per tale scommessa sarà effettuata dall'ADM al termine della sessione estiva del calciomercato dell'anno in corso nulla valendo eventuali modifiche di tesseramento apportate da organismi di Giustizia sportiva nazionali e/o internazionali. In sostanza, lo scommettitore dovrà pronosticare se, al momento della refertazione, un calciatore giocherà per una squadra diversa rispetto a quella con la quale ha concluso il campionato precedente.


Scommetto che conterà la classifica finale (più decisioni prese a stretto giro di posta: se una squadra la retrocedono due mesi dopo la fine del campionato mi sa che non conta per le scommesse).


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Supercì ha scritto:
beh, insomma, gli ultimi due anni, ok, ma i precedenti 9 non devono essere stati felicissimi (per nessuno)


Perche tu ne fai solo una questione prettamente sportiva mentre Io invece tengo conto anche e soprattutto dei fattori extra campo della gobba degli anni recenti...

Infatti da calciopoli in poi si è arrivati a nedved & c. che scendono in campo per andare ad intimidire i direttori di gara, passando per i legami dei dirigenti con la ndrangheta della curva bianconera (con pure un capo ultra che stato suicidato), per il caso del neo italiano Suarez, per la porcata della superlega con gnello capo dell'eca che non rispondeva piu alle richieste di spiegazioni all'ex amicissimo ceferin, finendo a tutti i vari illeciti amministrativi e non che stanno uscendo uno via l'altro per le plusvalenze farlocche e false fatturazioni degli ultimissimi giorni giusto per citare le prime maialate juventine che mi sono venue al volo in mente...


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MessaggioInviato: ven 9 dic 2022, 18:09 
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Reg. il: lun 4 giu 2012,
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Interessante questo rapido excursus sul passato della gobba che la dice lunga sullo stile juve...

Lo scandalo plusvalenze è solo l'ultimo di una lunga serie di casi controversi che hanno segnato le vicende del club bianconero. Dal sistema Moggi al doping, dagli arbitraggi a quella Coppa insanguinata.

Tutto ebbe inizio 125 anni fa su una panchina tra i palazzi in stile liberty di corso Re Umberto a Torino. Era un pomeriggio di fine ottobre – anno 1897 – e un gruppo di ragazzi, studenti del liceo Massimo D’Azeglio, figli della borghesia piemontese, decisero che avrebbero fondato una squadra di calcio. Per il nome da darle, scelsero di fare riferimento alla loro beata età e usarono il latino: è così che nacque la Juventus.

Quegli adolescenti appassionati non potevano immaginare, all’epoca, che la loro creatura primordiale sarebbe diventata il club più blasonato e vincente della storia del campionato italiano. Ma anche il più potente, e quindi il più detestato, ripetutamente accusato di irregolarità, talvolta addirittura condannato dai tribunali.

Se le origini della Juve appartengono a quel gruppo di liceali torinesi, la storia della società l’ha fatta la famiglia più ricca e influente d’Italia, gli Agnelli, che la acquistarono nel 1923 trasformandola in breve tempo in una squadra che nel secolo successivo, fino ai giorni nostri, ha macinato record su record, trascinata da campioni leggendari e da uno spirito agonistico assetato di trofei.

Una luminosa epopea ripetutamente sporcata, tuttavia, da diverse ombre: scandali fatti di arbitraggi sospetti, coppe insanguinate, farmaci vietati, schede telefoniche criptate, fino ai presunti illeciti finanziari di oggi, che hanno costretto il consiglio d’amministrazione a dimettersi in blocco, incluso il presidente Andrea Agnelli, per il quale la Procura di Torino chiede il processo.

«È come Calciopoli, solo che lì ci davano addosso tutti, mentre qui ce la siamo creata noi», confidava qualche mese fa il direttore finanziario Stefano Bertola (indagato) durante una cena – intercettata dai magistrati – con il direttore sportivo Federico Cherubini (non indagato).

“Calciopoli” è il nome con cui è passato alle cronache lo scandalo che nel 2006 travolse il mondo del pallone italiano e tramortì in particolare la Juventus, considerata il perno di «un sistema illecito di condizionamento» delle partite, al cui vertice stavano l’amministratore delegato Antonio Giraudo e il direttore generale Luciano Moggi, entrambi condannati, ma poi salvati all’ultimo dalla prescrizione, per frode sportiva e associazione a delinquere.

Attraverso una fitta rete di relazioni con dirigenti della Federcalcio e designatori arbitrali – ai quali aveva persino consegnato delle schede sim estere per mantenere riservate le conversazioni telefoniche – Moggi pilotava gli arbitraggi a seconda della propria convenienza, ma aveva anche il potere di orientare, nel bene o nel male, le carriere dei direttori di gara e dei calciatori, nonché i destini di alcune squadre.

La Giustizia sportiva punì la Juventus con la retrocessione in serie B (la prima della sua storia) e con la revoca dei due scudetti conquistati sul campo nelle stagioni 2004-05 e 2005-06 con fuoriclasse del calibro di Buffon, Cannavaro, Nedved, Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic: un dream team allenato dal “sergente di ferro” Fabio Capello.

Per certi tifosi della “Vecchia Signora” fu uno smacco, per altri si trattò di un sopruso, ma per praticamente tutto il resto dell’Italia calcistica quella vicenda fece finalmente giustizia dopo anni di ruberie. Perché o la si ama o la si odia: la Juventus è un sentimento estremo. Bianco o nero, appunto: come i colori sociali del club, che peraltro non furono il risultato di una scelta, ma capitarono per caso.

L’aneddoto merita di essere raccontato. Era il 1903 e i primissimi calciatori della Juve scendevano in campo indossando una camicia rosa con cravattino nero: tessuti di scarto di un magazzino di biancheria intima femminile. Col passare del tempo, però, le divise si erano scolorite: uno dei soci del club, l’inglese Tom Savage, si mise allora in contatto con alcuni amici oltremanica per farsi spedire uno stock di maglie del Nottingham Forest, di colore “rosso Garibaldi” in omaggio all’eroe dei due mondi.

Qualche settimana dopo arrivò a Torino il pacco richiesto: peccato che dentro non ci fossero le divise del Forest, ma quelle del Notts County, l’altra squadra di Nottingham, che vestiva a strisce verticali bianche e nere. Se non fosse stato per quell’errore, la squadra della «razza padrona» Agnelli avrebbe sfoggiato la tinta simbolo del movimento operaio: curioso, no?

Ma il manicheismo rappresentato – per caso – da quei due colori opposti, bianco e nero, ha caratterizzato tutta la storia della Juve, e persino la sua filosofia, ben riassunta dal celebre motto di un’icona del club come Giampiero Boniperti (prima attaccante, poi capitano e infine presidente): «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta».

Per la Vecchia Signora è sempre stato così: non esistono mezze misure, arrivare secondi equivale a perdere, cioè a un fallimento. Ed è così che (tante) stagioni di dominio assoluto si sono alternate a periodi di depressione acuta. Così come (spesso) i successi sono stati accompagnati dalle polemiche.

L’elenco è lungo. Anno 1961, 16 aprile: si gioca Juventus-Inter, ma sugli spalti e intorno al campo ci sono troppi spettatori; l’arbitro sospende la partita per questioni di sicurezza. La Lega Calcio sanziona la Juve, padrona di casa, con la sconfitta a tavolino: l’Inter guadagna così 2 punti e la raggiunge in testa alla classifica.

Ma il presidente Agnelli – Umberto, che guida anche la Federcalcio – fa ricorso. E il 3 giugno, alla vigilia dell’ultima giornata di campionato, la Corte federale gli dà ragione: revoca la sconfitta a tavolino e ordina che Juve-Inter si rigiochi il 10 giugno.

Solo che quel giorno i bianconeri risulteranno già matematicamente campioni d’Italia. Finisce che l’Inter, per protesta, manda in campo i ragazzini della Primavera (tra cui un debuttante Sandro Mazzola) perdendo 9-1.

Passano vent’anni. È il 10 maggio 1981, terz’ultima di campionato: va in scena lo scontro diretto fra Juventus e Roma, con i bianconeri primi in classifica e i giallorossi secondi, a un solo punto di distacco.

Al minuto 72, sul punteggio di 0-0, il romanista Turone segna di testa, ma l’arbitro annulla per presunto fuorigioco: la partita finisce a reti inviolate, lo scudetto andrà a Torino, ma scoppia un polverone destinato a durare per decenni. Tanto che all’ultimo Festival del Cinema di Roma è stato presentato un documentario che ancora ne parla, con un titolo che non ha bisogno di spiegazioni: “Er gol de Turone era bono”.

L’anno successivo – stagione 1981-82 – è di nuovo bufera. Juventus e Fiorentina si presentano all’ultima di campionato, appaiate a pari punti prime in classifica. I bianconeri vincono 1-0 a Catanzaro, ma i calabresi protestano per un rigore negato, mentre a Cagliari la Fiorentina non va oltre lo 0-0 ma si infuria per un gol annullato a Ciccio Graziani. Lo scudetto va alla Juve e il regista Franco Zeffirelli, sangue caldo fiorentino, esplode di rabbia: «Meglio secondi che ladri!».

Sedici anni più tardi si ripropone il duello fra i bianconeri e l’Inter. È il 26 aprile 1998, mancano quattro giornate alla fine del campionato: il club degli Agnelli – il cui direttore generale è Moggi – guida la classifica con un solo punto di vantaggio sui nerazzurri.

Al Delle Alpi di Torino si gioca lo scontro diretto: la Juve passa in vantaggio con un gol di Del Piero, ma nel secondo tempo viene negato un clamoroso rigore agli ospiti per fallo di ostruzione di Iuliano su Ronaldo. L’allenatore dell’Inter, il solitamente pacato Gigi Simoni, grida: «Vergogna!». Ma rimedierà solo un’espulsione: lo scudetto è ancora una volta bianconero.

Pochi mesi più tardi irrompe nell’estate juventina lo scandalo doping. Il grande accusatore è il boemo Zdekenk Zeman, allenatore della Roma: uno che parla poco e sempre a bassa voce, ma quando lo fa – tra un tiro di sigaretta e l’altro – piazza coltellate.

Intervistato da L’Espresso, Zeman avanza sospetti sulle «esplosioni muscolari» di Vialli e Del Piero: «Da un po’ di tempo – attacca – in serie A è sempre più difficile resistere alla tentazione della pillolina magica».

Il procuratore capo di Torino, Raffaele Guariniello, apre un’inchiesta, che poi sfocia in un processo per frode sportiva contro Antonio Giraudo e Riccardo Agricola, rispettivamente amministratore delegato e medico sociale del club bianconero.

L’iter giudiziario si concluderà nove anni dopo: la Cassazione ritiene provata l’illecita somministrazione di farmaci ai calciatori della Juventus, eccetto che per la eritropoietina (Epo), ma il reato è ormai prescritto; la fedina penale di Giraudo e Agricola (assolti dalla Giustizia sportiva) resta così pulita.

Agricola resterà in società fino al 2009, per poi tornare, dal 2017 al 2020, come direttore del J Medical, il modernissimo centro medico da 10 milioni di euro, tra i simboli della rinascita bianconera dopo Calciopoli sotto la presidenza di Andrea Agnelli.

Una presidenza che può fregiarsi dei famosi nove scudetti consecutivi (oltreché di una manciata di altri trofei nazionali) ma su cui in questi giorni è stato sbrigativamente fatto calare il sipario per scampare alle ordinanze della magistratura che chiede di processare i vertici del club per reati come false comunicazioni sociali, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, manipolazione del mercato e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

La Procura di Torino ritiene che la società abbia alterato in modo irregolare i risultati finanziari di 2019, 2020 e 2021, una manovra che ha condizionato anche l’andamento del titolo Juventus in Borsa.

Nelle carte degli inquirenti si punta il dito in particolare su due condotte: da un lato, le presunte plusvalenze fittizie, basate cioè su una valutazione gonfiata di certi giocatori allo scopo di poter mettere a bilancio una cifra più alta; dall’altro, alcune mensilità di stipendio effettivamente pagate ai calciatori ma mai iscritte nei libri contabili.

Sull’onda dell’indagine torinese, anche la Uefa ha avviato accertamenti per sospette violazioni dei regolamenti sul fair play finanziario. Al netto delle vicende penali, sul piano sportivo la squadra rischia sanzioni che vanno dall’ammenda alla penalizzazione in classifica fino – ma è ancora un’ipotesi remota – alla retrocessione in serie B.

E potrebbe esserle negata anche la partecipazione alla Champions League, fonte vitale di ricavi per qualsiasi club di alto livello, nonché autentica ossessione per qualsiasi tifoso della Juve: la mitica coppa dalle grandi orecchie è stata agguantata appena due volte nella storia del club, che ha perso invece ben sette finali, di cui cinque negli ultimi venticinque anni.

Una delle due vinte, per giunta, risale a una serata maledetta: 29 maggio 1985, allo stadio Heysel di Bruxelles, prima del fischio d’inizio della finalissima Juventus-Liverpool, gli hooligans inglesi invasero il settore occupato dai tifosi italiani e nella calca morirono 39 persone.

Incredibilmente la Uefa decise che l’incontro andava disputato comunque: i bianconeri si imposero per 1-0 grazie a un calcio di rigore (peraltro inesistente, poiché il fallo era stato commesso fuori area) trasformato da Michel Platini. E piovvero critiche per l’esultanza sfrenata dei calciatori in campo, mentre sugli spalti ancora si contavano le vittime. Un altro episodio, certamente il più tragico, da ascrivere al capitolo dei trionfi contestati di casa Agnelli.

Ma, appunto, la filosofia Juventis è sempre stata quella del già citato Boniperti: «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta». Sicché, pur di arrivare primi, si è disposti a tutto. Ma nel machiavellico tentativo di non cadere nella mediocrità del purgatorio si finisce alle volte per scadere nell’immoralità, quando non nella disonestà. E magari, anni dopo, quando si viene scoperti, si rischia di sprofondare dal bianco del paradiso direttamente al nero dell’inferno.


https://www.tpi.it/sport/calcio/juventu ... 209957853/


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continuano a volare gli stracci...:

Juve, Cherubini su Paratici: 'Ha drogato il mercato. Mi sentivo che mi stavo vendendo l'anima, non volevo sacrificare i giovani'

Fabio Paratici e Federico Cherubini hanno guidato l'area sportiva della Juventus dal 2018 al 2021, con Cherubini che ha preso il posto di Paratici quando quest’ultimo ha scelto di accettare l'offerta del Tottenham. Tre anni insieme, nei quali non sempre c'è stata condivisione delle scelte, del modo di agire. Lo si capisce dalle intercettazioni dell'attuale direttore sportivo bianconero, pubblicate da La Gazzetta dello Sport: "Noi alle prime riunioni di marzo si parlava di fare 300 milioni di quelli (le plusvalenze, ndr) eh! Io ti giuro che c'ho avuto delle sere che tornavo a casa e mi veniva da vomitare solo a pensarci". Su Paratici: "Se si svegliava la mattina e c'aveva mal di testa o beveva un bicchiere poteva firmare per 20 milioni senza dirlo a nessuno", "Fabio ha drogato il mercato cioè anche Kulusevski o Chiesa che sono ottimi calciatori, ma quando li abbiamo comprati noi li abbiamo pagati troppo, perché? Perché poi il prezzo d'acquisto determina, nel senso Kulusevski aveva fatto cinque mesi in Serie A e l'abbiamo pagato 35 più 9 di bonus".

'MI STAVO VENDENDO L'ANIMA' - In un'altra intercettazione: "Mi sentivo che mi stavo vendendo l'anima, perché a un certo punto stavo facendo delle cose, ero complice, anche per una questione di ruolo dovevo dire a Fabio 'non sono d'accordo' ma se poi lui diceva 'si va' allora si va. Gli dicevo 'vedi di sistemare la cosa, togli i ragazzi, smettiamo di fare operazioni da 10 milioni sui nostri giocatori perché sono i primi che andranno...' Paratici risponde: 'no ma #@*§, no ma no, non capisci un #@*§, tanto come facciamo da 4 facciamo da 10, non è un problema'".

L'ADDIO DI MAROTTA - L’addio di Marotta, nell’autunno del 2018, convince Paratici ad aumentare le responsabilità di Cherubini, che parla così: "Quando andò via Marotta tre anni fa gli scrissi e mi disse 'tu vieni con me perché farai una parte delle cose che faceva Marotta', io gli dissi 'Fabio vengo lì a fare quel lavoro sporco perché non lo vuoi fare, perché te in sede non vuoi andare, all'ufficio del personale non vuoi andare, al commerciale non vuoi parlare, ma non farò Marotta perché Marotta sarà una figura, se te la mettono, che quando tu dici compro questo, ti dice: 'Quest'operazione non si può fare' e tu probabilmente ti rimetti in mare e ne cerchi una migliore. Lui a un certo punto non aveva più questo filtro e quindi poi è entrato in un loop che per correggere quella cosa quindi non agiva per la Paratici Srl, agiva per la Juventus".

DIFFERENZA DI VEDUTE - La strategia adottata da Paratici non ha mai convinto Cherubini, soprattutto riguardo ai giovani del vivaio, utilizzati per fare plusvalenza: “C'era una differenza di vedute. Per me sacrificare dei ragazzi giovani era un peccato, per lui raggiungere lo stesso obiettivo cedendo un giocatore della prima squadra significava compromettere la competitività. Le faccio l'esempio di Kean, che abbiamo venduto e poi siamo andati a ricomprarlo. [...] Se il mercato non ci dava opportunità, polverizzare il mercato con operazioni sui ragazzi non andava bene. L'alternativa era vendere asset della prima squadra. [...] Più volte mi sono lamentato con Fabio che il valore che stavamo dando a quei giocatori non era congruo. In riunioni avute con il resto della dirigenza, si è valutato il fatto che dovevamo andare verso un progetto tecnico diverso e che il ricorso alle plusvalenze non dovesse più essere una caratteristica della nostra gestione”.

https://www.calciomercato.com/news/juve ... che--78091


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Inchiesta Juve, il Gip: 'Plusvalenze prassi costante, manovra stipendi nata per il Covid'

https://www.calciomercato.com/news/inch ... ipen-95508

Le plusvalenze sono una "prassi costante" nel calcio, gli indagati sono incensurati e la manovra stipendi è nata per una ragione specifica e contingente, le difficoltà della pandemia da Covid-19: questi i tre punti, secondo Tuttosport, a cui si "aggrappa" il Gip di Torino Ludovico Morello per respingere le richieste dei pm che hanno condotto l'inchiesta sui conti della Juventus.

PLUSVALENZE - ​l Gip fa presente che, essendo appunto una pratica diffusa, non ci sarebbe stata malafede nella loro applicazione da parte del club bianconero, e verrebbe quindi a mancare il dolo e a decadere l'ipotesi di reato. Smorzati poi i toni nei confronti degli indagati: "Sono soggetti completamente incensurati e perfettamente inseriti nel tessuto economico e sociale (nazionale e internazionale) - scrive Morello -. La società nei cui confronti sono mosse le contestazioni è una delle più importanti in ambito calcistico nazionale e internazionale, quotata in Borsa, quindi ragionevolmente molto attenta e sensibile alle conseguenze di eventuali indagini a suo carico".

COLPA DEL COVID - "Il pericolo di reiterazione del reato sembra sempre meno attuale e concreto se si considera che le condotte in esame sono state poste in essere in buona parte nel grave e completamente imprevedibile contesto pandemico collegato all'emergenza sanitaria Covid-19 che ha determinato, tra l'altro, la sospensione delle competizioni calcistiche nazionali ed internazionali, oltre alla chiusura al pubblico degli impianti sportivi, con conseguenti danni economici esorbitanti". In un altro passaggio, poi, Morello sottolinea come "le problematiche finanziarie del club fossero in parte antecedenti all'emergenza Covid, tuttavia è bene evidente come entrambe le"manovre stipendi" del 2020 e del 2021 siano in stretto rapporto con i fatti collegati alla pandemia e, quindi, come le stesse (certamente illecite e in relazione alle quali si condivide con la pubblica accusa la sussistenza di gravi indizi) siano da ritenersi legate a un determinato periodo storico non più attuale".


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Se la Juventus pensa di essere nel giusto, perché prova a buttare il pallone fuori dal tribunale?

La Juventus sta disputando 3 partite in cui il calcio è causa e non effetto. C’è la Juventus che con nota e sperimentata strategia difensiva prova ad allungare i tempi già lunghi della giustizia ordinaria, comportamento che appare alquanto bizzarro per chi si dice sicuro di non avere violato alcuna legge. C’è la Juventus che attende di sapere se la Procurale federale, e qui passiamo al lato sportivo, riaprirà le indagini sulle plusvalenze o troverà altra materia sospetta nella manovra stipendi, il tutto alla luce dei nuovi documenti, nati proprio dalle indagini penali. E c’è infine la Juventus che aspetta di conoscere se e come l’Uefa punirà i suoi comportamenti poco trasparenti, il rischio è di stare fuori dalle Coppe, indipendentemente da quel che farà sul campo la squadra di Allegri.

Il collegio difensivo bianconero ha chiesto che non sia la Procura di Torino a proseguire nell’indagine, per ragioni di competenza territoriale, in quanto i reati ipotizzati dall’accusa sarebbero stati commessi (secondo appunto la difesa) a Milano o Roma. Lo scopo è quello di prendere tempo, costringendo un altro gruppo di magistrati a lavorare sulle ipotesi di reato, partendo da zero. Se la Cassazione darà ragione alla Juventus, sarà un punto a favore del club bianconero. Un po’ meno all’accertamento della verità, visto che i tempi di recupero si allungherebbero ulteriormente.

La Juventus dice di essere pronta a difendersi, dietro le dimissioni di Andrea Agnelli e del suo cda, pare che ci sia anche la volontà di dare ai loro successori la possibilità di farlo nel modo più duro possibile. E allora, se il gip dirà che deve esserci rinvio a giudizio (perché ora è prematuro parlare di processo) perché perdere ancora tempo? S’è voluta dare una lettura molto positiva alla rinuncia all’appello della Procura torinese contro le misure cautelari respinte per Agnelli & C. ma in realtà, era un atto atteso e necessario: caduto il cda, erano venute meno anche le ragioni che potevano richiedere l’arresto, ovvero reiterazione e inquinamento (alla fuga di un Agnelli si suppone non abbia pensato nessuno). La censura degli avvocati penalisti di Torino al tentativo della Procura di predisporre l’udienza preliminare entro il 31 gennaio, è un altro assist per buttare la palla lontano.

La giustizia sportiva ha tempi più corti, i ritmi li dettano le competizioni e perciò all’Uefa non importerà nulla di quello che prima o poi deciderà, se deciderà, il tribunale di Torino (o di Milano o di un’altra città). A Nyon stanno spulciando gli stessi bilanci che hanno attirato l’attenzione della Procura, sulla base dei quali la Juventus ha raggiunto un accordo per sanare le violazioni al FFP (3,5 milioni di multa, che diventerebbero 19 in caso di mancato rispetto dell’accordo nel 2026). Il rischio evidente, stante quanto emerge dalle accuse penali, è che il settlement agreement si sia basato su presupposti non veritieri, e allora cadrebbe all’istante e per la Juventus arriverebbero le sanzioni più pesanti: dalla limitazione dei giocatori in lista, al blocco del mercato, all’esclusione dalle Coppe per una o più stagioni. Proprio nessuno, oggi può escludere anche questa durissima punizione.

Infine c’è il procuratore federale Chiné, che magari proverà a riaprire la questione plusvalenze, così chiaramente raccontate dalle intercettazioni, che la Figc non aveva quando ha archiviato la questione, non solo per la Juventus. E poi c’è la manovra stipendi, che ha alterato i bilanci, ma non è stata fatta per iscriversi al campionato, che costerebbe molto. Qui il rischio è minimo. È la partita più semplice per i bianconeri, quasi un’amichevole.

https://www.calciomercato.com/news/se-l ... tare-37893


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Non si arrestano le dimissioni in casa Juve, anche Trentalange si dimette.


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Supercì ha scritto:
Leggo che i bookie hanno ritirato le quotazioni per la retrocessione della Juve :asd
Al di là di questo, mi è venuta in mente una cosa, che credo sia prevista da qualche regolamento ma di cui non conosco gli eventuali risvolti: se punto sulla vittoria dello scudo della Juve, e poi, per dire, a fine campionato le danno dei punti di penalizzazione senza i quali non si aggiudica il campionato, che succede?


Ho dato una scorsa ai regolamenti di Bet365 (il più importante bookmaker), ma non ho trovato nulla di specifico. Quindi sospetto che decideranno lì per lì. Su altri punti però si fa riferimento alle decisioni diramante dall'Agenzia Dogane e Monopoli.

Per esempio sulle scommesse relative al calciomercato:

Cita:
La certificazione per tale scommessa sarà effettuata dall'ADM al termine della sessione estiva del calciomercato dell'anno in corso nulla valendo eventuali modifiche di tesseramento apportate da organismi di Giustizia sportiva nazionali e/o internazionali. In sostanza, lo scommettitore dovrà pronosticare se, al momento della refertazione, un calciatore giocherà per una squadra diversa rispetto a quella con la quale ha concluso il campionato precedente.


Scommetto che conterà la classifica finale (più decisioni prese a stretto giro di posta: se una squadra la retrocedono due mesi dopo la fine del campionato mi sa che non conta per le scommesse).


me lo sono sempre chiesto pure io come funziona nell'ambito scommesse
cioè nel 2006 cosa è successo?

immagino abbiano pagato la juve vincente scudetto, ma come può succedere anche in altri sport con squalifiche (doping o altri motivi) successive (non troppo)

giorno x finisce la competizione e Tizio ha vinto
giorno x+1 chi ha puntato su Tizio va a ritirare la vincita e gliela danno
giorno x+2 Tizio viene squalificato e la vittoria va a Caio
le scommesse a Tizio già pagate non possono + essere riprese
ma da giorno x+3 chi ha puntato su Caio va a ritirare la vincita e penso debbano dargliela

ok che sono casi rari, ma mi perdo qualcosa? magari uno esperto di scommesse come speedy lo sa


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Juve, la Figc indaga sugli stipendi: cosa rischiano giocatori, club e agenti

"La differenza della prima manovra, questa seconda (2020-2021, ndr) è apparsa sin da subito connotata dall’esistenza di ulteriori scritture private riguardanti stipendi dei giocatori (non solo di Cristiano Ronaldo) e non depositate, contrariamente a quanto prescritto dalle norme in materia, contenenti proprio l’impegno incondizionato della Juventus al pagamento degli stipendi rinviati". Questo un passaggio delle carte di Torino che la procura della Repubblica del capoluogo piemontese ha inviato alla procura della Federcalcio. Parole con cui i pm dell’indagine Prisma citano gli articoli 93 e 94 delle Noif, le Norme Organizzative Interne Federali, sottolineando sostanzialmente una violazione delle stesse. È probabile che il pool di procuratori messo al lavoro da Giuseppe Chiné, si stia concentrando proprio su quei contenuti, spartiacque chiave dell’inchiesta sportiva.

GIOCATORI E CLUB - Di fatto la "manovra stipendi", che secondo i magistrati nasconde un falso perchè i giocatori hanno rinunciato solo a uno stipendio e non a quattro come dichiarato, è il cuore dell’istruttoria sportiva che riguarda la Juventus. Secondo La Gazzetta dello Sport i rischi per chi è coinvolto sono alti: penalizzazione di uno o più punti (se la multa non dovesse bastare per la gravità degli addebiti) e squalifica di numerosi calciatori, quelli che sottoscrissero i famosi accordi, e dei loro agenti.

AGENTI - Ma se ai magistrati interessano appunto le questioni legate al bilancio, la giustizia sportiva segue soprattutto un aspetto: la presenza di quelle side letter, documenti "occultati all’esterno della sede sociale", nient’altro secondo i pm che garanzie di "pagamento incondizionato dell’intero stipendio" anche in caso di trasferimento del giocatore. Sono i documenti rintracciati nella perquisizione del 23 marzo di quest’anno in uno studio legale di riferimento della Juve. E che si tratti di documenti scottanti lo dimostra il fatto che la procura federale ha aperto un altro fascicolo su alcuni procuratori-agenti, protagonisti delle trattative. Rischiano dunque anche loro.

https://www.calciomercato.com/news/juve ... -squ-67503


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