esser ha scritto:
termopiliano ha scritto:
Io in realtà più che sul numero delle squadre mi volevo soffermare sull'idea secondo cui una città sotto un tot. di abitanti o senza tanti tifosi al seguito non possa giocarsi la serie A.
Lotito a suo tempo si espresse contro Carpi e Frosinone...
beh li scatta il discorso prettamente economico perche i piccoli centri per ovvi motivi hanno introiti molto piu bassi ed un indotto di pari valore rispetto alle citta piu grandi quindi una serie A che vede appunto squadre come carpi e frosinone avra un minore impatto mediatico, un abbassamento qualitativo del nostro prodotto Calcio all'estero e di conseguenza entrate inferiori derivanti dai diritti tv.
sotto il punto di vista esclusivamente finanziario il ragionamento non fa una piega ma si sta parlando comunque di uno sport e quindi deve (o dovrebbe prevalere) sempre lo spirito olimpico per cui a tutti deve essere data la possibilita di competere, e nello specifico anche a quei piccoli club di provincia che, nonostante tutte le oggettive difficolta, sono riusciti a meritarsi sul campo la possibilita di disputare anche campionati nella nostra massima serie...
ma ormai è da decenni che il calcio non è piu considerato "solo" uno sport ma un azienda che fattura miliardi l'anno per cui conta solo incrementare il piu possibile gli introiti annuali a qualunque costo, pure arrivando ad imporre una sorta di "sbarramento" alla serie A alle citta che contano un numero di abitanti inferiore alla soglia X, pure se la propria squadra con poche centinaia di tifosi al seguito è riuscita ad ottenere la promozione a discapito di altre piu grandi e magari anche piu titolate...
e tutto sommato anche la riduzione dei club a 16 per la nostra A è un modo per fare una pseudo selezione naturale grazie alla quale diminuisce in maniera esponenziale la possibilita che il carpi ed il frosinone di turno possano anche solo casualmente essere promossi dalla serie b... alla fine tutto torna, purtoppo...
Si capisco il tuo discorso e ovviamente capisco anche il perché della parole di ADL e cosa c'è dietro (così come è ovvio che la pensano alla stessa maniera tutti gli altri dirigenti o presidenti di big, poi qualcuno lo dice e altri se lo tengono per sé).
Che il calcio ormai da anni non sia più solo uno sport ma sia diventato un business sono d'accordo, è una constatazione innegabile. Però nel mio piccolo credo che i potenti del calcio non debbano tirare troppo la corda perché di sto passo l'interesse e il seguito può solo che scemare (seppur per tanti motivi). Ma di certo un prodotto dove vincono sempre le stesse e dove è addirittura preclusa la possibilità che vi siano delle sorprese alla lunga non può che attirare sempre meno.
Non dico che si debba arrivare ad una cosa tipo Nba moderna (7 vincitrici diverse negli ultimi 7 anni), ma un minimo di "ripartizione" in più ci vorrebbe.
Ad esempio ho l'impressione che all'estero di questi discorsi non se ne facciano. Se una realtà di provincia è brava a programmare e arrivare in massima serie nessuno gli rompe le palle come qui da noi. Anzi, mi pare che in Premier ci sia una distribuzione dei diritti tv che premia le piccole più che le big (anche se per vari motivi anche lì si è creata una spaccatura tra le big e le altre, ma probabilmente meno evidente rispetto a quella di altri campionati).
In generale pensare addirittura di scaricare le responsabilità delle difficoltà del prodotto calcio sulle piccole realtà mi sembra pretestuoso e anche da paraculi.
ps: Per me la serie A a 18 ci sta, a 16 sarebbe troppo riduttivo (al momento nessuno dei massimi campionati europei ne ha così poche).