arres82 ha scritto:
Outworld22 ha scritto:
Non esistono interpretazioni se le norme sono chiare (o, meglio, l’interpretazione, in simili ipotesi, sarà per forza di cose univoca). Se una norma prevede testualmente che, in casi similari, la penalizzazione in classifica (retrocessione o punti) sia subordinata al fatto che si dimostri che, in assenza dell’illecito, la squadra imputata non si sarebbe potuta iscrivere al campionato di serie A, c’è poco da discutere: o dimostri che la Juventus non si sarebbe potuta iscrivere al campionato di serie A (ipotesi, a mio avviso, estremamente remota) o niente penalizzazione. Basta leggere il diritto sportivo sportivo, al posto di esprimere il proprio giudizio dopo aver letto i commenti di signor nessuno su facebook.
Il diritto (anche quello sportivo) è scienza (sociale) non chiacchiera da Bar. Il giudice non decide sulla base della sua personale opinione ma su quella della legge (art 101 Cost).
Ancora mi sorprendo come concetti tanto basilari siano così difficili da comprendere per i non giuristi.
Forse perché non è detto che due giudici emettano a parità di condizioni la stessa sentenza.
O per il fatto che un giudice può ribaltare una sentenza di un altro giudice.
O forse per il fatto che esistono gli avvocati: se l'interpretazione della norma fosse univoca, a cosa servirebbero gli avvocati? Basterebbe il giudice, che interpretando la norma nell'unico modo possibile darà l'unica sentenza possibile.
Che poi è ovvio che un giudice parte sempre dalla legge e non dal colore dei calzini che indossa quel giorno, ma tutta questa univocità e oggettività nel mondo del diritto faccio fatica a vederla.
Poi ovviamente sto parlando da profano, ma a mio modo di vedere le scienze oggettive sono altre.
Ho precisato, infatti, che è scienza sociale, non certo universale.
L’uomo, in quanto fallibile, può sbagliare nell’operazione di interpretazione delle norme giuridiche (costruite tramite il linguaggio, e non per simboli): i diversi gradi di giudizio servono proprio ad assicurare che il diritto sia interpretato correttamente.
Ma quello che mi preme chiarire è: se una norma dice A, il giudice non può dire: “secondo me A non va bene, facciamo B”. Il giudice non crea la legge ma la applica. La legge può anche essere sbagliata (poiché illogica, immorale, ecc.) ma il giudice dovrà comunque applicarla.
Nel caso di specie, in ogni caso, la norma sportiva è chiarissima (dettagliata, e semanticamente inequivocabile). Quindi problemi, strictu sensu, di interpretazione non se ne pongono.
Potrebbero, semmai, porsi problemi inerenti al fatto, non all’interpretazione del diritto: le (presunte) alterazioni dei bilanci sono state necessarie a consentire l’iscrizione al campionato? In assenza di illeciti la Juventus non si sarebbe iscritta al campionato di serie A? È questo, semmai, il nodo gordiano.