Amico di Ciriaco De Mita, nel 1987, dopo aver vinto il primo scudetto, rifiutò di candidarsi con la Democrazia Cristiana. Ecco come si tirò fuori: «Mi ritrovai a mia insaputa nella lista della Dc con il numero 24. Andai di corsa da De Mita per farmi cancellare. Gli raccontai una balla e gli dissi che la mia compagna era comunista, e che mi avrebbe lasciato se non avessi rinunciato alla candidatura».
https://www.corriere.it/sport/cards/cor ... azie.shtmlDiventa presidente del Napoli in modo particolare. Già proprietario con alcuni soci di azioni della società, li anticipa tutti quando la vedova di Antonio Corcione decide di vendere il pacchetto azionario del marito. Come? Correndo su per le scale di un palazzo nobiliare in via Chiatamone, mentre gli altri aspettavano l’ascensore al piano terra. «Feci di corsa i due piani di scale e arrivai per primo: ero giovane, avevo ventisette anni. La vedova Corcione mi fece accomodare in una stanza. In un momento di distrazione chiusi a chiave la porta e le chiesi: “Quanto vuoi”. Mi rispose: “70 milioni”. Le feci l’assegno. Aprii la porta e la vedova disse agli altri che il Napoli era stato venduto». Il 18 gennaio del 69 diventa a tutti gli effetti presidente, scelto da Achille Lauro, il Comandante, in persona.
È stato pilota d’auto, vincendo la prestigiosa Targa Florio nel 64. «Mi è sempre piaciuto guidare. Ho corso soprattutto con la Lancia Zagato e con la Ferrari Granturismo. Con la prima sono arrivato due volte sul podio d’onore al campionato italiano, con la seconda sono diventato campione d’Italia per la categoria oltre 2000. Ho partecipato anche quattro volte alla mitica Millemiglia», racconta ricordando quegli anni. Un periodo nel quale vinse anche una particolarissima sfida: «Eravamo riuniti in piazza Leonardo e decidemmo che l’acqua che si beveva a Napoli non era buona. Scommettemmo su chi arrivava primo in macchina a Stoccolma per bere un buon bicchiere d’acqua: vinsi io». Non solo auto: Ferlaino ha partecipato anche a gare estive tra motoscafi (altra sua grande passione) nel golfo di Napoli.
Quattro mogli e cinque figli, una laurea conseguita a Bari dove era più semplice studiare, ha ereditato il mestiere di costruttore dal padre Modesto, calabrese di Nicastro, il cui fratello magistrato fu ammazzato dalla ‘Ndrangheta nel 1975. Da ragazzo Ferlaino giocava discretamente a pallone, in tornei intersociali nel Tennis Vomero. Terzino, interno destro o sinistro, ala, molti credevano fosse una promessa. Ma venne tradito dal carattere: «Stavamo perdendo 3-0, feci un gol bellissimo di testa — ha raccontato in un’intervista del 2018 a Il Roma —. L’arbitro me lo annullò ingiustamente per fuorigioco. Era mingherlino ed evidentemente juventino. Mi dissi: “Dove mi capita un’altra occasione come questa?” e gli diedi un pugno in faccia. Fui squalificato a vita».