redguerrier ha scritto:
Ragazzi, non ha nemmeno il patentino da allenatore ancora, ma di che stiamo parlando
Come prendere un bambino delle elementari e dirgli “ora vai a fare la tesi di laurea, forza!”.
Paragone improprio

. Il patentino è una sorta di perfezionamento, il grosso un allenatore lo impara dalla sua esperienza calcistica attiva – tant'è che a parte Sarri praticamente tutti gli allenatori almeno un po' hanno giocato, perfino Mourinho e Stramaccioni una carriera, seppur molto breve e di livello non eccelso, alle spalle ce l'hanno – di lezioni di tattica e altro un De Rossi ne avrà avute a valanga nel corso della sua carriera da calciatore (poi, come detto, ha pure il padre allenatore che è un bel di più), nunn'è che già ora, benché si sminuisca, non saprebbe spiegare a un gruppo come si fa il 4-3-3 o cose del genere.
Chiaramente aver giocato non basta, se non hai spirito di osservazione, capacità di farti seguire e altro, è condizione (quasi) necessaria ma non sufficiente, è una base enorme. Ripeto: è pallone, non fisica quantistica, eh

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Dato per scontato il raggiungimento di un livello standard (chessò, schierare una squadra equilibrata, non mettere gente troppo fuori ruolo, saper accorgersi di un mismatch in campo, ecc.), è probabile che la differenza vera la facciano cose come la capacità di gestire e motivare un gruppo, di convincere i giocatori partita dopo partita a sbattersi per fare quello che si richiede loro, a rendersi oliati ingranaggi di un'efficiente macchina, che sono qualità che difficilmente si possono insegnare a tavolino in un corso. Per questo molti club, anche importanti, si buttano sull'uomo nuovo, sperando di beccare quello abbini queste qualità personali a una visione moderna del pallone.
Poi nel calcio moderno, quello del "dopo Guardiola", diciamo, girano un sacco di supercazzole e fuffe varie tanto per far scena che dubito siano poi fondamentali sul campo: leggere un po' di tesi di gente uscita da Coverciano per credere

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