il Mister ha scritto:
Molto bello l'articolo livoroso della Gazzetta nerazzurra.
Alla Gazza l'affare sfumato di Palestra proprio non è andato giù, come dimostra anche quest'altro articolo:
La scelta di Palestra: l’Inter offriva la crescita, il Chelsea ha messo i milioniA 21 anni, Marco Palestra è un puledro di razza che si è appena messo in piedi. Buona stagione a Cagliari, ma non da Roberto Carlos, un solo gol, 0 nelle comparsate all’Atalanta. A quest’età, prima di tutto, dovrebbe badare al percorso di crescita. L’agente, o chi per lui, avrebbe dovuto spiegargli: "Marco, ti vuole l’Inter, la squadra più forte d’Italia, che gioca a memoria, inserirti sarà facile, come nell’Atalanta del Gasp. Tanti italiani, compreso il blocco azzurro che ti aiuterà per la Nazionale. Giocherai la Champions, nel tempio di San Siro... È un salto importante, avere vicino la famiglia, a Buccinasco, 10 km da Milano, sarà prezioso. L’ingaggio è da sciuri... L’Inter è l’opzione migliore per la tua crescita. Puoi diventare una bandiera come Bergomi o Facchetti".
Invece bussa il Chelsea che offre più soldi al ragazzo, all’agente, all’Atalanta e gli rispondono: "Ve lo portiamo subito". A Londra, in una rosa senza italiani, con un allenatore nuovo, che deve rifondare tutto, a 1300 km da Buccinasco. Giocherà in un campionato più allenante, ma in un club finito 10° che non farà le coppe. Nel suo ruolo gioca Reece James, titolare della nazionale inglese. È l’opzione migliore? Per un ragazzo di 21 anni, come possono essere i soldi il primo criterio di scelta e non l’amore per il proprio mestiere, per il proprio futuro, per il proprio calcio? Solo un amore del genere, quello che ardeva nei Totti e nei Del Piero, può aiutarci a trattenere i talenti. A soldi sono troppo più forti gli altri. Non è più tempo di Braida che scappa con il contratto di Rijkaard nelle mutande. Oggi è già tanto se i top club d’Europa ci lasciano ancora le mutande.
https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/ ... iale.shtmlSul piano economico non c'è partita: la Premier League sul piano finanziario è ormai su un altro pianeta rispetto alla Serie A. Quando un club inglese bussa alla porta, non offre soltanto più soldi al calciatore, ma garantisce cifre astronomiche anche al club venditore e commissioni altissime agli agenti.
Per cui pretendere, come fa l'autore dell'articolo, che un giovane di 21 anni (e il suo entourage) rifiutino un treno multimilionario in nome del romanticismo o della vicinanza a casa è, purtroppo, anacronistico.
Certo, spesso i giovani calciatori italiani che vanno all'estero troppo presto rischiano di perdersi nelle rose superaffollate della Premier League, finendo in panchina o mandati in prestito. L'Inter avrebbe rappresentato un percorso protetto, addirittura "la via maestra", come dice Garlando.
Tuttavia, esiste anche l'altra faccia della medaglia: giocare nel campionato più competitivo, atletico e seguito al mondo potrebbe accelerare la maturazione di un calciatore in un modo che la Serie A attuale non è più in grado di offrire (vedi gli esempi di Calafiori, Udogie, Tonali, Vicario). Se Palestra dovesse imporsi a Londra, diventerebbe un giocatore di livello internazionale molto più rapidamente.
Infine l'autore evoca, citando Totti, Del Piero, Bergomi o Facchetti, bandiere caratterizzate dal senso di appartenenza e dall'«amore per il proprio calcio». Ok.
Però va anche fatto notare che tra gli anni '90 e i primi anni 2000, la Serie A era il campionato più ricco, bello e importante del mondo. Scegliere di restare in Italia all'epoca non era affatto un sacrificio economico o professionale drammatico. Oggi invece la situazione è assolutamente ribaltata. Anche qui mi sembra che l'autore dell'articolo non sia più al passo con i tempi. O forse sta semplicemente rosicando come un castoro....
