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 Oggetto del messaggio: Il calcio mondiale ai tempi del covid
MessaggioInviato: sab 4 apr 2020, 3:41 
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Emanuele Atturo

I campionati in cui si gioca ancora

Sono due e magari volte sapere come sta andando.


Ha circolato molto negli ultimi giorni la foto di un bambino che giocava a pallone sulle strade deserte di Milano. Aveva la maglia di Zaniolo e colpiva di tacco un pallone della Serie A attraversando le rotaie del tram. È stata ovviamente interpretata come un’immagine di libertà: un bambino che scappa dalle restrizioni della quarantena per prendere a calci una palla per le strade deserte, reclamando il suo diritto all’infanzia.




Ora fate conto che le persone rientrate nelle proprie case, ferme e immobili a marcire, sono tutti i campionati europei mentre quel bambino che non si arrende e continua a giocare da solo per le strade è il campionato bielorusso, al momento l’unico in Europa a non essersi fermato.



Ora però togliete tutta la patina di libertà della foto di un bambino e aggiungeteci la follia, la scelleratezza e la virilità gratuità che tendiamo ad associare normalmente all’est-Europa nelle nostre raffigurazioni più pregiudizievoli.



Accanto a quello Bielorusso un solo campionato continua a resistere, la Liga Primera in Nicaragua. Oltre al campionato del Burundi, dove non sono ancora stati registrati casi di Covid-19 e ci sarà una riunione il 5 aprile per decidere le sorti del campionato.



In Bielorussia calcio, vodka e trattori

Se in Bielorussia ancora si gioca è soprattutto grazie al premier Aljaksandr Lukashenko, che in tema di scelte conservatrici può essere un esempio per tutti: sostiene di essere l’unico ad aver votato contro lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991. Nel 1994 ha vinto le prime elezioni democratiche in Bielorussia, la Russia Bianca, e da lì le ha vinte tutte ininterrottamente fino a oggi. Con 26 anni consecutivi è il premier europeo in carica da più tempo: il Gigi Buffon della politica europea.



Noi scherziamo ma Lukashenko è una persona pericolosa.


Ma Lukashenko è pericoloso soprattutto per la sicurezza dei propri cittadini. Ha definito l’emergenza sanitaria per il Covid-19 «una psicosi collettiva più pericolosa del virus stesso» e ha invitato tutti a continuare a lavorare, a tenere ristoranti e negozi aperti, e soprattutto a usare il trattore perché «Il trattore guarisce tutto».



La Bielorussia è in effetti uno dei leader mondiali per la produzione di trattori: il modello MTZ-2 è stato uno dei simboli del cuore agricolo dell’URSS. Ma i trattori non bastano per curare il coronavirus, per Lukashenko ci vogliono anche “vodka e banya”, la sauna tradizionale del paese. «Quando esci dalla sauna non devi solo lavarti le mani: butta giù anche un cicchetto di vodka». I suoi oppositori ci vedono una strategia cinica per risparmiare sulle pensioni, oppure l’impossibilità di fermare un’economia già in profonda crisi.



Per rassicurare tutti è sceso in campo Lukashenko in persona, che si è messo la divisa, il caschetto, ha inforcato la mazza e ha disputato un torneo di hockey a Minsk (vinto): «Qui non ci sono virus . Questo è un frigorifero. Gli sport, in particolare quelli sul ghiaccio, sono la migliore medicina anti-virus».



lushenko2

In realtà Lukashaneko ha implicitamente ammesso di essersi esposto a dei rischi quando ha detto, sprezzante: «Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio».



Se tutto va avanti deve farlo anche il campionato di calcio, che sta cercando di approfittare del fatto di essere l’unico rimasto nel contesto europeo. La federazione è riuscita a vendere i diritti del campionato iniziato qualche settimana fa anche all’emittente russa Match TV e chissà che in astinenza non possiamo appassionarci anche noi alle epopee calcistiche bielorusse.



Alexandr Hleb, calciatore più forte della storia della Bielorussia, almeno da dopo lo scioglimento dell’URSS, ha dichiarato che «Tutto il mondo guarda il calcio bielorusso ora, e tutti comunque dovrebbero farlo. Magari Messi e Ronaldo possono venire a giocare da noi, chissà». Una dichiarazione con cui a dire il vero voleva ironizzare sulle mancate misure del governo.



La FIFpro, l’associazione internazionale dei calciatori, ha definito “incomprensibile” il prosieguo del campionato, a maggior ragione a porte aperte. In realtà la popolazione ha paura e le presenze allo stadio sono diminuite del 50%. Prima di entrare negli stadi, disinfettati due volte al giorno, gli stewart misurano la febbre ai tifosi. Il presidente della Dinamo Minsk si è detto fiducioso che il campionato possa guadagnare qualche nuovo appassionato: «Quando riprenderà tutto magari non si guarderà solo il campionato inglese o quello italiano, magari anche quello bielorusso ogni tanto».



Quindi, cominciamo a entrare nei meccanismi della competizione. Ci sono 16 squadre: quella che vince ha il diritto a giocare i preliminari di Champions League, la seconda e la terza partecipano all’Europa League partendo dal turno preliminare. Le ultime tre in classifica retrocedono.



È un momento interessante per seguire il campionato bielorusso: a novembre la Dinamo Brest ha interrotto il dominio del BATE Borisov che durava ininterrotto da tredici anni vincendo il campionato. Forse ve lo stavate dimenticando ma Diego Armando Maradona è il presidente onorario della Dinamo, dopo essere stato vicino a diventarne anche l’allenatore. A luglio del 2018 “El Pibe” si era trasferito a Minsk, in una villa da 20 milioni di euro e con in dotazione un aereo privato, una BMW, una Rolls Royce Phantom Coupé e un veicolo militare Hunta Overcomer, che sarebbe capace forse di riportare Maradona in Argentina attraversando le acque. Non è ancora chiaro il perché, ma Maradona è diventato una specie di ambasciatore nel mondo della Dinamo Brest, che ad agosto, per augurargli una pronta guarigione dopo l’operazione al ginocchio, gli ha spedito una Harley Davidson.



Quello di novembre era il primo titolo per la Dinamo Brest, in un campionato dominato ultimamente dal BATE ma storicamente dalla Dinamo Minsk, che gioca allo stadio TRAKTOR e ha lo stesso stemma della Dinamo Brest, che a sua volta ha lo stesso stemma della Dinamo Mosca, che a sua volta ha lo stesso stemma della Dinamo Kiev, e se nel calcio la riconoscibilità delle squadre fosse affidata solo agli stemmi in est-Europa sarebbe un casino.



Domenica scorsa si è giocata una partita che potrebbe essere una buona introduzione al calcio bielorusso: il derby tra la Dinamo Minsk e l’FK Minsk, che nonostante il blasone inferiore si è aggiudicata la partita.



Il colpo d’occhio non è il massimo, il derby di Minsk sembra esattamente quello che è: una partita giocata nel mezzo di un’apocalisse. Lo stadio contiene massimo tremila persone, ma domenica ce n’erano 1700. Ai lati del campo due tribunette dipinte di blu sostanzialmente vuote, dietro le porte si stendevano gli alberi denudati dall’inverno. In fondo, molto in fondo, una linea di palazzi di cemento armato che sembrano suonare una canzone degli Offlaga Disco Pax. Dalla panchina della Dinamo Minsk spunta dagli abissi della nostra memoria la figura di Sergej Gurenko: 80 presenze in Nazionale e 44 in Serie A con le maglie di Parma, Piacenza e Roma. Ancora oggi una rappresentazione ben definita di cos’era un bidone negli anni novanta.



L’FK Minsk, comunque, è passato in vantaggio dopo cinquanta secondi con un inserimento profondo del numero 10 Khvashinski (nessuna pagina wikipedia, taglio di capelli che non lascia nulla alla vanità, in prestito dal Soligorsk). Al 40’ ha raddoppiato Chagovets, centrale ucraino di 22 anni cresciuto nello Shakhtar. Tutti esultano senza rispettare le norme di sicurezza sanitaria; in tribuna gli ultras sono a petto nudo e sfoggiano tatuaggi duri, solo le donne indossano le mascherine. Il 3-0 lo ha firmato bomber Gribovskij. A nulla sono valsi i due gol della Dinamo, alla seconda sconfitta in due partite di campionato. Tutto sommato una bella partita.







Il numero dei contagiati in Bielorussia è salito a 163 e le associazioni di tifosi di due squadre, il Neman Hrodna e dello Shakhtyor Saligorsk, hanno proclamato uno sciopero del tifo, invitando i tifosi delle altre squadre a fare lo stesso.



In Nicaragua calciatori con guanti e mascherine

In Nicaragua la situazione è semplice: il campionato prosegue, anche se a porte chiuse, se i giocatori di alcune squadre si rifiutano di scendere in campo sono licenziati. In compenso possono farlo seguendo le basiche norme di sicurezza indossando guanti e mascherine.



Il calcio continua, così come la boxe e il baseball, dove un giocatore – Robbin Zeledon – ha chiesto al suo club di fermarsi per evitare di contrarre il virus. La Commissione nazionale lo ha sospeso per un anno per abbandono. In Nicaragua sono stati confermati 5 casi di Covid-19 e per alcuni queste scelte sono il modo che il regime sandinista di Daniel Ortega ha trovato per comunicare un’impressione di normalità. «Hanno paura di uno sciopero generale e chiudere tutto potrebbe facilitarlo» ha dichiarato il giornalista nicaraguese Camilo Velazquez.



Sul sito di Gianluca Di Marzio hanno intervistato Pablo Gallego, attaccante spagnolo del Managua che lo scorso anno ha vinto la classifica marcatori. «Rispettiamo quello che ci dicono Governo e club. Nel 2018 c’è stato un tentativo di colpo di stato. La vita non è stata facile in quel periodo. Il Nicaragua è un paese povero. Se non si muore di Coronavirus, si muore di fame».



La Liga Primera ha 10 squadre, finora si sono giocate 12 partite e il Managua è primo con 9 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte.



Il Ferretti, la squadra fondata nel 1984 dalla polizia sandinista con il nome di DGPS (direzione generale polizia sandinista) e venne rinominata dopo la morte di Walter Ferretti, tra i fondatori. È il club che avrebbe minacciato di licenziare i calciatori se non avessero accettato di scendere in campo. Il centrocampista russo Nikita Solodchenko è fuggito, per Gallego «Non si sentiva più al sicuro e ha preferito tornare in Spagna dove vive la famiglia». Il club ha detto che il giocatore ha un biglietto di ritorno ma che nessuno sa se lo utilizzerà o meno.



Scorrendo la classifica della Primera Division sembra quella di un torneo di calciotto di Roma nord, con la Juventus Managua e il Real Madriz, che contro il Deportivo Ocotal gioca El Clasico de la Segovias. Domenica a vincere è stato proprio il Real Madriz, con le reti di Espinoza e Bordas. Sul canale della Liga Primera, dove hanno una grande passione per il ralenti, trovate tutti gli highlights se volete farvi un’idea sul vostro prossimo campionato del cuore.







I campi, come potete vedere, sono incredibili. Quello del Real Madriz ha una piccola collinetta brulla alle spalle della porta dove le persone seguono la partita in piedi. Le tribunette hanno i colori della municipalità di Somoto, che ha la bandiera francese e dove sono nati alcuni dei più famosi cantanti del Nicaragua, come Carlos Mejia Godoy.







Le immagini più impressionanti del Nicaragua, però, sono quelle dei calciatori del Cacique Diriangén, il club più antico del paese, che sono scesi in campo indossando guanti e mascherine. «Dovevamo dare un messaggio alla gente, così abbiamo giocato in modalità protetta. È stato strano, però la decisione è stata condivisa dal sindacato locale dei calciatori. Ma io dopo venti minuti la mascherina me la sono levata, perché mi era praticamente impossibile respirare. Lo stesso hanno fatto altri miei compagni. I guanti in lattice invece li ho tenuti per tutta la partita» ha spiegato l’attaccante Bernardo Laureiro.



Il Diriangén è l’unica squadra che si è detta contraria a continuare a giocare. Il suo direttore generale, Sergio Salazar, ha detto che «I calciatori sono molto spaventati e li capiamo. Vogliamo che il campionato sia sospeso ma la maggior parte dei club ha votato in senso contrario».

https://www.ultimouomo.com/campionati-g ... ronavirus/


Ultima modifica di Enri il sab 4 apr 2020, 21:42, modificato 1 volta in totale.

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