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Sempre in ritardo. E prepariamoci al peggio di Riccardo Signori Mer, 25/06/2014 - 07:27
Gli indecisi a tutto finalmente si sono decisi: dimissioni di massa. E avanti gli altri. Non è così che si chiude un mondiale. In Italia c'è l'abitudine di parlar bene dei pochi che hanno il coraggio di dimettersi davanti a un fallimento. Si dice: succede così di rado. Dunque così dovrebbe essere anche nei confronti del nostro duo. Ma stavolta le colpe sono chiare, il famoso progetto mandato tanto stupidamente al disastro, da non muover a commozione per la decisione consegnata ai giornalisti. Sarà un caso se gli amici fiorentini del ct andavano dicendo da qualche giorno che, in caso di sconfitta, si sarebbe dimesso? Tutto previsto, c'è perfino da pensare male.
Prandelli e Abete lasciano il calcio nazionale, ma non il calcio italiano. Al presidente sono stati necessari due fallimenti per arrivare alla conclusione, al tecnico le ultime tre partite. Forse ha capito di non averci capito niente. Gesto apprezzabile, ma tipico prandelliano: quando il gioco (non quello sul campo) non gli piace più, prende e saluta. Il mea culpa dovrà ripercorrere indecisioni, incertezze, non aver capito che Balotelli era un rischio per tutti, non solo per se stesso. Il nostro calcio propone poco, Prandelli ha preso quanto gli sembrava dignitoso. Non è detto che ci possa essere di più e di meglio nel bigoncio, ma forse andava tutto gestito diversamente. Preparazione fisica compresa. Prandelli se ne va come Lippi nel 2010. C'è da pensare che mantenga l'aureola come il ct che vinse nel 2006. Abete probabilmente non conserverà nemmeno quella. Poi ci sarà da rifondare il calcio: mancano dirigenti, non mancano gli allenatori. Mancano forse i giocatori, cioè la materia prima. Abete non avrà molto cui aggrapparsi, se ne sono viste troppe sotto la sua dirigenza. Prandelli sta facendosi la fama del perdente di successo. Erano state rose (giornalistiche) dopo la batosta con la Spagna. Stavolta saranno solo spine. Ieri ha preso atto, ma ha esagerato trovando motivazioni che non vadano al di là di due risultati mancati e di una incapacità di gestire un cosiddetto progetto. Solita storia: allungo la mano, ritraggo il piede. Ma preparatevi al peggio anche per il nuovo presidente. Si parla di Carlo Tavecchio, vicepresidente vicario, Luca Pancalli o magari un rampante come Michele Uva. Questo passa il convento.
I giocatori dell'Italia sono rimasti a lungo negli spogliatoi dello stadio di Natal, dopo la sconfitta contro l'Uruguay, e in attesa di Andrea Pirlo chiamato all'antidoping. Lo juventino, al suo passo d'addio alla nazionale, ha chiesto di fare un discorso ai compagni che lo hanno aspettato. All'appello mancava solo Mario Balotelli, che ha lasciato subito il gruppo per salire subito sul pullman starci un’ora da solo ,e poi a malavoglia, richiamato, unirsi ai compagni. Nell’occasione sembrava un homeless se non qualcosa di peggio anche se tutti sappiamo che è pieno di euro..
"Sono responsabile del progetto tecnico, e dunque ho annunciato al presidente Figc Abete e a Demetrio Albertini le mie dimissioni". Questo l’annuncio di Cesare Prandelli dopo l’eliminazione dell'Italia dal Mondiale. "E' una decisione irrevocabile: da quando ho firmato il rinnovo, sono partiti attacchi come fossimo un partito politico. Non rubo i soldi dei contribuenti, non ho mai rubato". Lo segue anche il presidente della Figc Giancarlo Abete: "Ho convocato il consiglio federale, dove porterò le mie dimissioni irrevocabili. Era una decisione presa prima del Mondiale, voglio togliere qualsiasi tipo di problema". E’ vero non ha mai rubato (almeno x ora non si sa di bonifici a suo favore ) tanto che x campare si è messo a fare spot publicitari su lampadine ed altro. Come cercare di interpretare questa messinscena ? Finisce la partita , intervista rapida , con i primi annunci sul futuro. Prandelli con Abete si mette d’accordo al volo , ma probabilmente lo avevano gà fatto in precedenza nell’ipotesi di una sconfitta. “Dunque, io annuncio dimissioni irrevocabili, tu no, dai semplici dimissioni. Io poi ti copro e chiedo che tu ci ripensi su e rimanga” Adesso bisogna fare la conta degli amici e dei nemici. Malagò intanto è sulle tracce di Abete.
"Assurdo rimanere in dieci in una gara così. L'espulsione di Marchisio ha cambiato la partita. Non ci sono stati falli cattivi e non si può condizionare una partita importantissima in questa maniera: l'arbitro l'ha rovinata. L'Italia non supera un girone molto difficile". Così il commissario tecnico Cesare Prandelli al termine del match contro l’Uruguay, che ha decretato l’uscita di scena degli azzurri dai Mondiali. “La prima gara abbiamo fatto bene, la seconda male. Oggi ce la siamo giocata contro i due attaccanti più forti al mondo: l’Uruguay è forte, ma non ha mai tirato in porta. Ci possono essere stati errori: mi assumo tutte le responsabilità tecniche”, ha aggiunto il ct. "La preparazione atletica? Era buona e oggi l’abbiamo dimostrato. Siamo stati però l'unica squadra a giocare nella calda Manaus e due volte a ora di pranzo (??)". E ancora: "Balotelli? Lo considero importante ma deve dare più garanzie sul piano della tranquillità. Non riesci mai a capire se è sereno o no. L’ho tolto a fine primo tempo proprio perché era ammonito e io avevo paura di restare in dieci. Dimissioni? Adesso vediamo. Lavori quattro anni duramente e poi un rosso può condizionare tutto”, ha concluso Prandelli.
Un insieme di mezze verità. L’arbitro non l’ha rovinata. L’espulsione di Marchisio (uno x solito corretto) poteva anche starci. Il goal di Godin poi è venuto da una pessima disposizione difensiva, son saltati in 4 gli uruguagi spingendo, e con gran #@*§, tra spalla e nuca Godin l’ha messa dentro. L’Uruguay ha crato due palle goal non è vero che non ha mai tirato in porta. La preparazione atletica è stata generalmente pessima, come 4 anni fa (non si capisce come mai i preparatori atletici se la cavano sempre). Balo è un imbecille fatto e finito, coperto paternalmente da Prandelli. Mischia il privato col pubblico regolarmente. Chiede nel privato sempre ed ottiene sempre (càzzo ci faceva la congolese nel ritiro azzuro). La nazionale deve divenire out x Lui, anche dovesse arrivare Mancini (peraltro cacciato dallo sceicco dopo il complotto portato a termine da Raiola un’agenzia fotografica esterna e lo stesso Balo). Il Girone ? Il girone ,dopo la discreta partita con gli inglesi, era divenuto facilissimo. Va a pensare che una squadra del centroamerica fatta prevalentemente da sconosciuti ci surclassasse fisicamente, e che Cavani sia di questi tempi in ombra e Suarez in convalescenza. E poi qual'era il progetto ? Trasformare Pinocchio (Balo) in un bambino sano. Da pisciarsi addosso.
Fallimento Italia Riccardo Signori - Mer, 25/06/2014 - 08:31
Buttato il Mondiale. Gli azzurri non riescono mai a tenere la porta chiusa. Escono per incapacità di fare gol e per gli errori del Ct
C'è un'Italia che ha smesso di sognare e un'Italia che ha smesso di segnare troppo presto. Tutti a casa, la parola fallimento ci sta bene: se lo caricano sulle spalle Prandelli e Balotelli, che fanno rima anche nel disastro. Il ct si è dimesso, l'attaccante dovrà sudare per tornare in azzurro. Aggiungete le dimissioni irrevocabili di Abete, presidente federale, ed ecco un'Italia da rifare. Forse potevano pensarci prima. Magari scegliere meglio, certamente avere più coraggio. La crisi del nostro calcio non è nata qui in Brasile. I numeri dicono qualcosa: due gol segnati all'Inghilterra eppoi astinenza, il classico goccia su goccia e la roccia si scava. La difesa italiana non è mai stata rocciosa e lo sapevamo, ieri Prandelli ci ha provato con il trio juventino ma poi si è messo Buffon a fare il Superman per tenere tutti in piedi. Italia figlia delle sue povertà, ma l'Uruguay era composto da tanti scarti del campionato nostro e da due cannonieri invidiati nel mondo. I cannonieri sono stati tenuti a bada, poi c'è sempre la stonatura che ti condanna. Stonato anche l'arbitro, sarà che Italia nostra con i latinoamericani non ha fortuna. Byron Moreno ci fece danni, questo messicano è stato comico nel dedicare un cartellino rosso a Marchisio (per un fallo su Arevalo) che valeva forse un giallo, nel soprassedere sul morso che Chiellini ha ricevuto da Tyson Suarez, altro che Pistolero, e nel glissare sul fallo di Bonucci ai danni di Cavani, dopo 5 minuti della ripresa, che chiamava il rigore. Partita per condanne facili e assoluzioni difficili. Peccato veder Pirlo chiudere la carriera in azzurro con questo colpo basso: ha lottato e mai trovato il passaggio risolutore. Ci ha provato con un tiro, l'unico verso la porta uruguayana, deviato da Muslera. Ingeneroso il verdetto nei confronti di Buffon che ci ha messo tutto, anche un tweet prima del match, per risvegliare sentimenti e ardori. La doppia parata su Suarez e Lodeiro, nel primo tempo, e la fantastica paratona sull'incursione del pistolero nella ripresa meritavano il bacio della buona sorte e la promozione. Ma Buffon e Pirlo non sono tutta l'Italia. Qui c'era gente che aveva poca benzina e gente che non aveva la testa. Nazionale tradita da Mario Balotelli e dalle scelte di Prandelli. SuperMario è stato indecente e ingeneroso nei confronti dei suoi compagni: la luce si è spenta subito, sono bastati quattro spintoni a terra per mandarlo in tilt, si è fatto ammonire per un intervento da kamikaze poco intelligente, sarebbe stato fuori nella prossima partita. Prandelli, finalmente, ha preso coraggio e lo ha lasciato fuori a metà tempo: temeva di rimanere in dieci, ma più chiaramente ne aveva piene le scatole. Mario a fine partita se n'è andato da solo sul bus, mentre gli altri aspettavano il ct che ha perso la sua scommessa: aveva puntato sulla nazionale per Balotelli e con Balotelli ed, infatti, oggi tutti a casa. Impensabile un tradimento così clamoroso, ma almeno prevedibile. Poteva portarsi qualche attaccante in più e qualche Aquilani, Paletta, e via dicendo, in meno. La coppia con Immobile è scoppiata subito. Il guaglione napoletano ci ha provato, ma mai ha trovato la sponda giusta: due percussioni in area e nulla più. L'Uruguay non è un fortino difensivo nonostante la presenza di Godin, che poi è stato il migliore dei centravanti quando è sbucato in area incrociando il pallone, crocefiggendo Buffon e l'Italia. Uruguay lento e prevedibile a centrocampo, non c'erano fenomeni. Ma neppure da noi. Verratti ha preso in mano la squadra nel primo tempo dimostrando che il tempo lavora per lui, ma è ancora a miccia corta. È stata partita con colpi e colpetti, come nella logica di queste sfide con i sudamericani. L'Italia ha provato a sviluppare gioco, ma poi si dev'essere domandata: che gioco è mai questo? Non era melina e nemmeno calcio effervescente. Il caldo non imperversava. L'Italia ha tenuto botta fin quasi all'ultimo: quel gioco-non gioco aveva fruttato. Prandelli ci ha provato pure con Cassano. E Fantantonio ha illustrato la sua qualità, ma gli mancava un centravanti, essendo subentrato proprio a Immobile. Scelta necessaria o un'altra astruseria del ct? A qualcuno sarà venuta in mente quella battuta ormai lontana di Cassano: con questo non si vince niente. Parlava del Prandelli allenatore a Roma.
Balotelli, l'ignoto 9 azzurro Tony Damascelli - Mer, 25/06/2014 - 08:34
Perché sempre io? Lo sa benissimo, Balotelli Mario, perché sempre lui. Gli basterebbe mettersi davanti al televisore, piuttosto che davanti al suo cellulare per l'autoscatto detto selfie, e capirebbe perché ce l'hanno tutti con lui medesimo. Capirebbe che non sta in piedi, che cade come corpo morto cade non appena qualcuno soffia sul suo corpo da sedicente Hulk ma gonfio di aria e di arroganza. Ignoto 9, potremmo chiamarlo, sconosciuto ai più, celebrato per motivi non meglio definiti, forse per il colore della pelle, forse per certe sue giocate improvvise ed impreviste, per certi gol potenti e fantastici, è vero. I fenomeni sono altri, Balotelli Mario dovrebbe imparare a studiare la storia del calcio, quello italiano dico. Informarsi su Piola e Meazza, su Riva e Boninsegna, Chinaglia e Vieri, Paolo Rossi e Luca Toni, roba seria, senza tweet e con la fame e la fama di vincere, soffrire, sudare, lottare. Balotelli Mario ha giocato, uso un verbo azzardato, per tre quarti d'ora riuscendo nell'impresa di farsi ammonire, di sbagliare giocate parrocchiali, di preferire la fase orizzontale a quella verticale, sempre per terra, steso, disteso, lamentoso. Perché sempre io? Perché il gol con l'Inghilterra è stato spacciato come un evento storico ma anche Ruiz, quello del Costarica per intenderci, ha segnato un gol di testa e non risulta sia stato eretto un monumento nel paese della massima felicità. Ha detto Barbara Berlusconi che Balotelli non è insostituibile. Il superMario non ha potuto contraddirla altrimenti avrebbe replicato, come già accaduto in diretta tivvù: «Secondo me tu non capisci di calcio, te le dico io, fidati». Fidarsi di Balotelli Mario è un'impresa ardua, sarebbe come credere agli exit poll, validi fino al momento dello scrutinio. Prima che l'arbitro fischi l'inizio della partita, Balotelli Mario è il migliore in campo, la nostra speranza, la speranza dell'Inter, la speranza del Manchester City, la speranza del Milan. E quella di Prandelli. Maledetta fiducia in un ragazzo di talento sicuro ma di incerta risposta, sempre alla ricerca di una conferma definitiva, immagine perfetta di una generazione che appare ma non è, che promette ma non mantiene, traditrice di se stessa. Non è un problema di anagrafe, chi sa sa e chi non sa non saprà mai e Balotelli Mario non ha voglia di imparare. Parolo, che ha preso il suo posto, ha corso il doppio, il triplo. Quando, uscito Marchisio per allucinante sentenza di un arbitro squallido come il capo della Fifa, Sepp Blatter presente in tribuna, nascosto da un paio di occhiali da sole, quando, dicevo, la squadra azzurra ha dovuto lottare e soffrire, contro dodici avversari, guidati da Marco Rodriguez, il sombrero della vergogna, Balotelli Mario era fuori dalla mischia, perché sempre lui dunque, assente nel momento del bisogno, del fratelli di Italia o fratelli del Milan. Aumenta la rabbia pensando a che cosa e a chi potrebbe essere Balotelli Mario con quel fisico, con quelle gambe, con quei muscoli, con quei piedi che sanno giocare a football. Ma sono domande, pensieri inutili, ormai appartengono al passato. Fine della nostra avventura. Va avanti l'Uruguay di Tabarez, non voglio dire l'Uruguay di Luis Suarez perché costui, detto el pistolero, è soprattutto un pistola, ha morso l'omero di Chiellini e poi, vigliacco, ha finto di essere stato colpito, ripetendo un suo vizio già illustrato in Olanda (a Bakkal del Psv) e in Inghilterra (Ivanovic del Chelsea); la sua bocca prognata, i suoi denti da castoro, devono aver avuto un'infanzia difficile e la maturità, come nel caso di Balotelli Mario, tarda a manifestarsi. Suarez è un lupo mannaro, una scimmia, un animale che così reagisce per difendersi e attaccare. La Fifa ha aperto un'inchiesta ma spero che il colonnello in pensione dell'esercito svizzero ma attaccatissimo alla sedia federale, dico Sepp Blatter, abbia visto oltre le sue lenti scure, abbia visto e deciso. Luis Alberto Suarez non dovrà giocare più questo mondiale, squalificato da qui al 13 di luglio. Non c'è bisogno della prova tv, basta il segno del morso sulla pelle di Giorgio Chiellini. Ad agosto Luis Suarez lascerà Liverpool e andrà nella Liga, se lo contendono Barcellona e Real Madrid. La carne spagnola è buona, pistola di un pistolero.
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