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The end Roberto Beccantini 24 giugno 2014
E’ finita con il carro attrezzi del soccorso Juve tamponato da un avversario normale e un gol speciale. Diego Godin, garra charrua. Barcellona, Real, Italia: ecco i suoi scalpi. E che scalpi. E’ finita con le dimissioni di Prandelli e Abete, nell’ordine e nel disordine. Non so se il livello del nostro calcio sia questo, so solo che nelle coppe europee la Juventus e le altre molto di più o molto meglio non avevano fatto. Ho sbagliato pronostico. E non penso all’arbitro come al male assoluto: avrei espulso Suarez per il morso a Chiellini e non Marchisio per la pedata ad Arévalo Rios, ma c’era pure un rigore di Bonucci su Cavani. Rodriguez ha spaccato l’equilibrio: non è poco, non è tutto. Il migliore è stato Buffon. Il peggiore, Balotelli. Penoso. Sono questi i confini del fallimento. Di suo, Prandelli ci ha messo una duttilità tattica così smaccatamente ballerina da lasciare sbalorditi. Dal 4-1-4-1 al 3-5-2: e così sia. Non mi spiego, in compenso, la rinuncia sistematica al tiro. Come se cercare la porta fosse diventato un atto impuro. Immagino che queste non fossero le consegne, ma rimane lo zero in casella. Parlo di tiri veri. E’ stato un comico calando: tre o quattro con l’Inghilterra, un paio con Costa Rica, manco uno con l’Uruguay. E avesse almeno azzeccato un cambio, il ct. Dicono che sia stata sbagliata la preparazione a Coverciano. Di sicuro, abbiamo corso poco e male. Questo dei ritmi bassi non è un mio pallino, e nemmeno un’esclusiva della Nazionale: già nelle coppe europee ne avevamo avuti saggi agghiaccianti. Sbaglia, Prandelli, a fare la vittima. Non ricordo una Nazionale più coccolata della sua. Resta il degrado tecnico del nostro calcio, ben oltre le sue responsabilità. A quanto mi date l’apertura di un’inchiesta sul perché non impieghiamo i giovani?
Prandelli ha sbagliato tutto: dalle convocazioni (posso capire la rinuncia a Rossi, non quella ad almeno uno tra Toni e Gilardino, col poco che passa il convento, specie se é per portare Insigne, uno scugnizzo che non segna mai) ai moduli (rinunciare, se non improvvisandolo all’ultima partita, al modulo della squadra tricampione d’Italia quando hai la possibilità di schierarne in toto la difesa meno battuta da tre anni, é autolesionisti) alle formazioni (puntato tutto su Balotelli, il piu’ sopravvalutato pallone gonfiato della storia del calcio italiano) ai cambi (per esempio stasera ha tolto tutte le punte, cosi’ quando ci siamo ritrovati sotto non avevamo piu’ alcuna possibilità; e poi Thiago Motta é un insulto, giocatore scarsissimo).
La Nazionale e’ una squadra di calcio. Invece si erano montati tutti la testa. Che cacchio c’entra il codice etico? È l’allenamento in Calabria? Perché in Calabria poi? E la partita a Parma per il terremoto? Che cacchio c’entra il terremoto? Le convocazioni fatte con il manuale Cencelli. Quello adesso dice che da 4 anni copre i buchi del calcio italiano.
Prandelli e’ un cretino, solo un cretino poteva scommettere tutto su quello scemo da circo, non contento non si è portato nemmeno un sostituto, non dico un Destro ( che ha fatto bene a non andare ), ma io dico…un Gila o un Toni te lo vuoi portare ???
Con una vittoria e due sconfitte termina dunque il Mondiale dell’Italia, eliminata ai gironi per la seconda volta consecutiva e rispedita a casa da un Uruguay non spumeggiante (l’undici di Tabarez solo nel finale ha cominciato ad aumentare i giri, quando inevitabilmente doveva osare di più e quando l’Italia sfiancata era rimasta in dieci uomini). A quattro anni esatti dalla figuraccia con la Slovacchia (era il 24 giugno anche allora), un nuovo k.o. apre i processi al nostro calcio: per ritrovare due eliminazioni consecutive alla prima fase, dobbiamo risalire agli anni Sessanta, alla Corea del Nord che confermò gli sciagurati Mondiali del dopoguerra. Dalle ceneri di quella sconfitta con la Corea, l’Italia rinacque inaugurando il ciclo che portò alla vittoria dell’Europeo del ‘68 e al secondo posto di Messico ‘70. Chiunque sarà il successore di Prandelli (e di Abete), avrà un duro lavoro da compiere.
[b]I PIÙ E I MENO
[color=#BF8080]+ Godin: lo stacco del centrale dell’Uruguay vale il passaggio del turno per la Celeste e rimanda a casa l’Italia. Nell’andare a saltare di testa sui corner, pochi giocatori al mondo sono più temibili di lui. Specialmente se lo si lascia saltare indisturbato. + Caceres: in difesa non rischia nulla e si fa sentire. Impeccabile. + Gimenez: al centro della difesa non sbaglia nulla. È un classe ‘95, ma non si vede. + Buffon: non tenta mai la presa, ma tiene a galla gli Azzurri salvando su Suarez e Lodeiro nel primo tempo, e di nuovo su Suarez nella ripresa. Specialmente quest’ultima, è stata la parata più difficile del match. Sul gol, non ha colpe.
- Prandelli: sbaglie le scelte, non tanto per il ritorno al modulo 3-5-2 (persino condivisibile), quanto per lo stato di forma della sua squadra, per l’atteggiamento in campo, volto a cercare esclusivamente lo 0-0 e per i cambi effettuati (fuori un attaccante e dentro un centrocampista all’intervallo, a conferma che il pari era l’unico obiettivo, e ingresso in campo di Thiago Motta come ultimo cambio, con l’impossibilità di mettere dentro un attaccante nel caso fosse servito). Gli fanno onore le dimissioni, ma non le dichiarazioni dopo il fischio finale in cui individua il colpevole nell’arbitro e usa il clima come scusa: come se prima del rosso di Marchisio l’Italia avesse fatto le bollicine e come se non si sapesse già alla vigilia che avremmo trovato afa e umidità. - Balotelli: passeggia per il campo e si vede solo per il cartellino giallo. Viene sostituito con 45 minuti d’anticipo, ma visto l’apporto offerto, forse bisognerebbe dire con 45 minuti di ritardo. - Thiago Motta: entra per un dolorante Verratti, proprio uno dei pochi che aveva dato un po’ di vivacità (nel primo tempo non aveva sbagliato un passaggio). Il centrocampista del Paris SG come d’abitudine in nazionale, non lascia il segno. - Pirlo: quando tocca palla può sempre nascere qualcosa di pericoloso, ma perde anche molti palloni in zone di campo delicate. - Marchisio: il rosso è eccessivo, ma l’intervento incriminato su Rios era evitabile, specialmente in una partita così complicata e con mezz’ora da giocare. - Immobile: il capocannoniere della Serie A era invocato da tutti, ma alla fine rimane prigioniero della difesa uruguagia. Meritava comunque questa occasione. - Cassano: come con la Costa Rica, serve più gli avversari dei compagni. Chiude amaramente il suo unico Mondiale. Con la squadra già in dieci, al posto di un altro giocatore lento, sarebbe stato più sensato inserire qualcuno più rapido (Cerci, ad esempio). - Suarez: il morso su Chiellini conferma per l’ennesima volta la sregolatezza di questo giocatore: geniale come giocatore, un concentrato di difetti dal punto di vista caratteriale. Il Mondiale dell’Uruguay continua, il suo probabilmente finisce. - M. Rodriguez: esagera nello sventolare il cartellino rosso a Marchisio e non vede il morso di Suarez a Chiellini, ma sentir parlare di nuovo Byron Moreno è a dir poco fuori luogo. Anche perché l’arbitro messicano nega pure un rigore all’Uruguay.
Giovanni Del Bianco
Ultima modifica di arzach il mer 25 giu 2014, 1:40, modificato 2 volte in totale.
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