Cambio titoli rispetto al film di imminente programmazione (o sbaglio?), che cita "Miles Ahead".
E quindi parliamo di uno fra i musicisti jazz più celebri in assoluto, perché nel suo caso celebrità e bravura/genio/peso per la storia della musica jazz e non solo vanno di pari passo.
Sintetizzare in poche righe la carriera di uno dei massimi cervelli musicali del '900 è impossibile: a memoria, nella sua carriera possiamo distinguere:
- gli esordi in ambito bop
- il contributo alla fondazione del cool jazz, con il celebre "Birth of The Cool" (bellissimo disco, anche se ha fatto di meglio a mio avviso)
- i lavori con il primo quintetto (quello con Coltrane, Garland, Chambers...) che paradossalmente sono a mio avviso fra i meno interessanti, e ho detto tutto;
- le arie ispaniche ideate con Gil Evans. "Sketches of Spain" riporta in chiave jazz il Concierto de Aranjuez; "Porgy and Bess" è una rilettura dell'opera di Gerswhin. Qui le due menti viaggiano all'unisono, specie nel primo capolavoro.
- il contributo fondamentale alla nascita del jazz modale, in coabitazione con Bill Evans: "Kind of Blue" è forse il disco jazz più celebre e più celebrato in assoluto, e per inciso merita tanta venerazione
- i lavori con il secondo quintetto, per me anche migliori di quelli del primo: "Nefertiti", "E.S.P.", e tutta l'evoluzione della seconda metà degli anni '60. Con Shorter che firma molte composizioni, Tony Williams alla batteria, Hancock al piano.
- ecco quindi la fase più celebre fra noi rockettari, quella della fusione, di "In a Silent Way" e dell'epocale "Bitches Brew" (infuso di #@*§, ma anche roba buona, in gergo). Negli anni '70 Miles pensava di avvicinarsi all'universo mainstream pop e incideva questi lavori assurdi, in cui il lavoro sulla timbrica, sul suono in quanto tale, oltre che l'editing in studio, diventano quasi più importanti della scrittura (che invece era tanto "semplice" quanto fondamentale in quasi tutti i dischi precedenti").
Chiosa di gusto: Miles mette la tromba di "Adore" dello scomparso Principe, e giudica il buon Roger Nelson qualcosa di inclassificabile, a metà fra James Brown, la disco music, Duke Ellington, Frank Zappa, il pop. Ovvio che avesse ragione, fra menti superiori si capivano.
Comunque venghino i fans del trombettista.