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 Oggetto del messaggio: MILES IN THE SKY
MessaggioInviato: lun 25 apr 2016, 18:35 
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Leggenda del Calcio
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Reg. il: ven 22 mag 2015
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Cambio titoli rispetto al film di imminente programmazione (o sbaglio?), che cita "Miles Ahead".
E quindi parliamo di uno fra i musicisti jazz più celebri in assoluto, perché nel suo caso celebrità e bravura/genio/peso per la storia della musica jazz e non solo vanno di pari passo.

Sintetizzare in poche righe la carriera di uno dei massimi cervelli musicali del '900 è impossibile: a memoria, nella sua carriera possiamo distinguere:
- gli esordi in ambito bop
- il contributo alla fondazione del cool jazz, con il celebre "Birth of The Cool" (bellissimo disco, anche se ha fatto di meglio a mio avviso)
- i lavori con il primo quintetto (quello con Coltrane, Garland, Chambers...) che paradossalmente sono a mio avviso fra i meno interessanti, e ho detto tutto;
- le arie ispaniche ideate con Gil Evans. "Sketches of Spain" riporta in chiave jazz il Concierto de Aranjuez; "Porgy and Bess" è una rilettura dell'opera di Gerswhin. Qui le due menti viaggiano all'unisono, specie nel primo capolavoro.
- il contributo fondamentale alla nascita del jazz modale, in coabitazione con Bill Evans: "Kind of Blue" è forse il disco jazz più celebre e più celebrato in assoluto, e per inciso merita tanta venerazione
- i lavori con il secondo quintetto, per me anche migliori di quelli del primo: "Nefertiti", "E.S.P.", e tutta l'evoluzione della seconda metà degli anni '60. Con Shorter che firma molte composizioni, Tony Williams alla batteria, Hancock al piano.
- ecco quindi la fase più celebre fra noi rockettari, quella della fusione, di "In a Silent Way" e dell'epocale "Bitches Brew" (infuso di #@*§, ma anche roba buona, in gergo). Negli anni '70 Miles pensava di avvicinarsi all'universo mainstream pop e incideva questi lavori assurdi, in cui il lavoro sulla timbrica, sul suono in quanto tale, oltre che l'editing in studio, diventano quasi più importanti della scrittura (che invece era tanto "semplice" quanto fondamentale in quasi tutti i dischi precedenti").

Chiosa di gusto: Miles mette la tromba di "Adore" dello scomparso Principe, e giudica il buon Roger Nelson qualcosa di inclassificabile, a metà fra James Brown, la disco music, Duke Ellington, Frank Zappa, il pop. Ovvio che avesse ragione, fra menti superiori si capivano. :acm

Comunque venghino i fans del trombettista.


Ultima modifica di Dis31012018 il lun 25 apr 2016, 18:42, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: MILES IN THE SKY
MessaggioInviato: lun 25 apr 2016, 18:37 
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Raccattapalle
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Reg. il: dom 6 lug 2014,
Alle ore: 21:53
Messaggi: 1201
Questo è un film per cui provare "hype", finalmente!


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 Oggetto del messaggio: MILES IN THE SKY
MessaggioInviato: lun 25 apr 2016, 18:55 
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Primavera
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Reg. il: dom 20 mag 2007
Alle ore: 15:44
Messaggi: 3660
Località: Firenze
Ho avuto un impatto difficile con Miles Davis. Nel senso: l'insegnante di chitarra mi fece ascoltare Tutu appena uscito. Quindi avevo 8 anni. Otto.
Sì, ero di aperte vedute. Da fan del basso, il terzo vinile che acquistai in vita mia fu Word of mouth di Pastorius (che in seguito mi fotté mio cugino, ma amen, qualche disco glielo ho fregato pure io, siamo pari). Però, insomma, era una roba abbastanza ostica.
Mi ci imbattei anni dopo - quando ero in piena fase dark - con Doo-Bop. E fu il secondo trauma. Quell'incrocio di stili non era/è proprio la mia cup of tea.
Negli ultimi anni, complice il mio ex cantante che ha avuto una sbandata jazz, mi ci sono accostato con un filo di serenità in più. Però, per quanto non possa non inchinarmi di fronte al suo talento, continuo a non trovarlo troppo congeniale. E il jazz, nelle giuste dosi, mi piace, qualche concerto vado a vederlo. Non posso definirmi un profondo conoscitore, però. Quindi mi limito a questi aneddoti di natura del tutto personale e non mi spingo oltre in una discussione a cui darei un contributo povero ;)

Edit: Dimenticavo... il film incuriosisce molto anche me, però.


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