Kerzha, m'hai lanciato un'esca di nulla!

Ma non saprei da dove cominciare, né mi interessa scrivere un saggio storico sulla new wave.
Perché la sento la
mia musica?
Un insieme di cose, credo.
Federico Fiumani (sinonimo di "new wave" per quel che riguarda l'Italia) ha scritto qualche giorno fa:
«Ho sempre pensato che la new wave fosse la ferita dei non-amati.»
Bella frase, che però mi sento di sottoscrivere solo in parte.
Penso che la new wave sia la ferita di chi ha un costante bisogno d'amore, piuttosto.
Struggente e malinconica, ma energica e stralunata allo stesso tempo.
Prende il meglio del punk - l'abbattimento dei tecnicismi e della maledetta scala blues che ci hanno ammorbato per trent'anni - e lo trasporta in un contesto musicale decisamente più alto, in cui la ricerca della sonorità è inequivocabilmente al centro.
Più un fatto d'attitudine che di somiglianze, perché tra Blondie, Wall of Voodoo, Tuxedomoon, Joy Division e Talking Heads le differenze musicali sono molteplici ed evidenti. Ma c'è un approccio comune difficile da spiegare a parole, che però si sente. Eccome se si sente.
Mettiamoci dieci canzoni rappresentative, tanto per. Sono quelle che mi vanno al momento, se rifacessi la lista domani sarebbe totalmente diversa.
Joy Division New dawn fades
The Cure Pornography
Tuxedomoon No tears
Wall of Voodoo Factory
Echo & the Bunnymen The killing moon
Killing Joke Solitude
Peter Murphy A strange kind of love
Virgin Prunes Sweethome under white clouds
Talking Heads The book I read
Diaframma Delorenzo