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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 13:20 
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un'impro eseguita da lui è LA musica....poche balle :rulez



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 Oggetto del messaggio: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 13:32 
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Francesco82 ha scritto:
Va beh va a gusti, questi non è che "fanno scale", o meglio c'è anche quello, ma c'è anche un intero universo concettuale, culturale e in parte persino politico dietro.

Per i nostri canoni questa musica è spesso inascoltabile (purtroppo, sarai la centesima persona che mi dice di non amare 'ste robe), perché noi prediligiamo ordine, sviluppo coerente, insomma un approccio europeo: però il free jazz in me evoca un senso di libertà assoluto, e della difficoltà "tecnica" mi interessa relativamente, la musica non è una gara (fermo restando che sia dal punto di vista delle idee, che per capacità esecutive, molti musicisti free sono dei fenomeni assoluti). Io vado in estasi con molti lavori di Coleman, il senso di incompiutezza, la libertà formale assoluta, l'espressionismo viscerale: adoro anche gente musicalmente distante (Ellington per me è dio, Parker anche, per stare ai classici), ma la capacità espressiva globale di molti fra questi musicisti non teme paragone. Hai mai provato "Karma" di Pharoah Sanders, o il folle rituale "nero" di Ascension di Coltrane, o l'assurdo parossismo in musica di "Mu" di Don Cherry? Per me lì dentro si respira libertà, possibilità, rottura delle costrizioni formali (i giri armonici ultra indagati del bop, la canonica struttura aaba etc..), una sorta di musica del subconscio che però obbedisce a suo modo a regole sue, magari sottili, non sempre chiaramente percepibili, ma presenti. Ecco, per me quello è uno dei punti più alti del '900, e non solo in ambito jazz, cioè io durante "Karma" godo come un porco per davvero, quello che fa Pharoah con il tenore è l'equivalente dell'urlo di Munch, se vogliamo dell'opera di artisti come Pollock e Kline.

Poi naturalmente va molto a gusti :)

PS: su Eno sfondi una porta aperta, e guarda che il gruppo rock della mia vita sono i Replacements, tutto fuorché virtuosi, anzi dei geniali amatori. Quindi non sono assolutamente un fanatico della tecnica strumentale e neppure in sé della complessità armonica e melodica, ho diverse nozioni teoriche ma non certo una grande preparazione: vado molto ad istinto in quasi tutti i giudizi, semmai mi piace studiare perché il tal brano suona interessante, coinvolgente etc...E non dimentico che le capacità espressive sono spesso nascoste nel regno dell'imponderabile, e questo vale anche per chi è sommo virtuoso: conosco gente laureata al conservatorio che adora Gianni Morandi o Albano eh.


Guarda, probabilmente in assoluto l'artista che mi ha colpito di più, nel senso che mi ha proprio indirizzato verso altri lidi, si chiama Jeff Buckley, che tutto è tranne che "ordinato". Anzi mi colpì proprio l'approccio diverso alla struttura della canzone ( "the sky is a landfill" è forse uno degli esempi più eclatanti di quanto dico). D'altronde anche il padre era incline a certe dinamiche, essendo in parte la sua carriera divergente nel jazz.
Non è questione di non ordinarietà, che invece a me attira parecchio... Il fatto è che quando ascolto il free proprio mi girano le palle... I musicisti sembrano suonare per se stessi, il pubblico è un accessorio... Potrebbe anche non esserci... Il jazzista free sembra considerare nulla tutto ció che non è free jazz, e all'altezza di comprendere tale grandezza solo chi lo pratica... Una jam free, sembra una gara a chi fa più il figo, a chi ce l'ha più lungo... Che poi alla fine è sempre il batterista :asd
Non lo so, probabilmente non ho un background tale da comprendere a pieno, ma è questo quello che mi arriva da queste esibizioni... E io suono eh... Non sono certamente un virtuoso, anzi per nulla, ma chi suona ha maggiore attenzione verso i passaggi durante un live... Mi immedesimo in chi non ha mai imbracciato nemmeno un ukulele... Deve essere un inferno...
Per questo dicono che il jazz in queste sue estremizzazioni è una musica snob... Non vuole farsi apprezzare dalla massa... Anzi si considera più alto quanto minore è il seguito a cui dà vita.


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 13:35 
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allora, io sono un ignorante in materia , ho ascoltato i pezzi postati (non tutti per intero , siate buoni ) non posso dire che non mi piacciano , non sono certo irritanti , semmai l'opposto , posso capire perchè siano apprezzati , ma non vedo motivi per continuare , anche se non escludo che un giorno possa approfondire , si vede che oggi non sono sensibile a questi stimoli
ma quacosa di un pò più cattivo a livello ritmico , magari con qualche chitarrella :asd esiste?

poi perdonatemi ma a me sembra che questa sia musica più bella da suonare che da ascoltare , almeno per me , io personalmente da ascoltare ho bisogno di un pò di riferimenti ,posso ascoltare anche cose poco convenzionali ma devono avere un pò un senso geometrico , delle ripetizioni , non so come dirlo, mentre se prendiamo l'ultimo brano postato da fuzz posso capire che per chi suona sia bello esprimersi con la chitarra pulita e in maniera libera e lo fa sicuramente molto bene , però mentre che lui suona io ho già dimenticato quello che ha fatto un secondo prima
poi sarà un limite superabile con l'ascolto


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 14:03 
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Per rispondere a Jc, l'estremizzazione esiste da ambo i lati... La ripetizione e il "qualcosa a cui aggrapparsi" è comprensibile... Ma nei casi patologici genera i tormentoni da due soldi... E mentre un estremo è per niente fruibile, il tormentone lo è a tutti... E quindi, mentre nel primo caso c'è bisogno di un plus di impegno, nel secondo il disimpegno totale, la semplicitá di ascolto, è la molla che lo fa piacere alla massa.


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 14:12 
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JC ha scritto:
mentre se prendiamo l'ultimo brano postato da fuzz posso capire che per chi suona sia bello esprimersi con la chitarra pulita e in maniera libera e lo fa sicuramente molto bene , però mentre che lui suona io ho già dimenticato quello che ha fatto un secondo prima
poi sarà un limite superabile con l'ascolto


sono note da apprezzare sul momento, è quello il loro scopo, l'importante è recepire l'emozione che vuole trasmettere ;)

il ricordare a posteriori, nel jazz, almeno al primo ascolto, non serve


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 14:31 
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certo superciccio , hai ragione , non dico di arrivare ai tormentoni , ma diciamo che io preferisco più che si spinga sull'inusualità della struttura che sull'assenza della stessa , che poi a me può andare benissimo anche musica standardizzata se fatta con onestà e un tocco personale , non voglio fingere diversamente , dipende ovviamente dal genere e da chi la suona , ma una bella canzone rock veloce difficilmente mi dispiace
aldilà delle strutture ecco nemmeno gli strumenti tipici hanno un suono per me troppo attraente

per fuzz , credo di capire , non posso negare che sia bello , non mi sento di dedicarmici , non sento il bisogno di questo tipo di emozioni , di questo tipo di atmosfere , ma capisco e apprezzo chi lo fa e poi non è detto che in futuro non cambino le cose
sicuramente è musica di grande valore indipendentemente dalla presa che poi ha su di me


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 15:36 
L'accusa di snobismo semmai la puoi rivolgere a quelli "come me" (ma non a me, spero), cioè a chi cerca un po' di atteggiarsi sostenendo di apprezza cose cui ha a malapena dedicato 10 minuti di ascolto.

Ma mi sembra molto più diffuso l'atteggiamento opposto, lo snobismo a contrario, non solo fra i semplici ascoltatori, ma anche fra i musicisti: mai conosciuto nessuno che apprezzasse il free, forse giusto un paio di persone. Lo apprezzo io che non ho mai suonato nulla di nulla, ho giusto nozioni teoriche e migliaia di ascolti sulle spalle, mentre appunto i musicisti che hanno "studiato", magari anche a livello ordinario, non apprezzano.

Questo smonta un po' la teoria per cui questa è musica per musicisti: anzi, chi suona non trova i propri riferimenti, le proprie certezze, tende a essere disorientato davanti a un magma sonoro così ribollente, carico di espressività, sicuramente molto complesso ma poco ordinato e poco intellegibile. Io forse ho una forma mentis affine, perché appunto mi ritrovo dopo pochi secondi questa roba, quando sento il feeling giusto, un'espressività ora più angosciosa, ora molto più esuberante, ma sempre esplosiva e nitida. A dispetto della preparazione e delle doti tecniche straordinarie di molti solisti, il free è una musica di rottura che ha distrutto i canoni precedenti, e per questo era ed è spesso malvista da chi ha un approccio molto "classico" con la musica.

Non si tratta di generi (vale anche per il rock): ci sono vari tipi di approccio, banalizzando molto il discorso. Quasi tutti, e anche noi in una certa misura (per fortuna) adottano e adottiamo una approccio meramente ludico, cioè: una cosa mi piace= è bella; una cosa non mi piace, al primo impatto, non mi suona orecchiabile= non è bella. Esiste poi un approccio tecnico, che di solito è appannaggio dei musicisti, che pone l'accento sulle doti esecutive (di solito non molto altro): le orde di persone che si esaltano per il tale virtuosismo, per il passaggio "perfetto", peraltro con una visuale che io aborro perché riduce tecnica a velocità e pulizia del suono, ed esclude completamente interi settori (la musica elettronica!) solo perché lì non ci sono "virtuosi" in senso tradizionale. C'è poi un approccio più critico, che un amico definisce per sé estetico, e io per me espressivo, che rappresenta una sintesi dei precedenti (una cosa ti deve anche piacere a pelle, e conoscere certi aspetti tecnici è solo un vantaggio, a volte una cosa essenziale), ma che si pone anche oltre, in una prospettiva sinottica, che coglie il messaggio, il "significato" globale della proposta. Il limite di un approccio come il mio sta spesso in una competenza tecnica limitata, per cui negli articoli e nelle recensioni non sempre riesco ad approfondire questo versante, cercando di rimediare con le capacità descrittive e con l'abilità "metaforica", con risultati ovviamente vari.

Ecco, il free jazz è l'apoteosi per chi adotta un approccio come il mio, ai musicisti veri di norma piace meno, a chi ha una visione più "ludica" ovviamente 'sta roba fa totalmente schifo, non è orecchiabile né "bella" nel senso tradizionale del termine.

Ma di sicuro nelle storie di Coleman & C. c'è tutto fuorché snobismo, per me questa è libertà, anche da certe costruzioni formali della musica, un gesto di sfida verso la cultura dominante su tutti i fronti, che in America fra anni '50 e '60 era l'equivalente di una bomba atomica, e oggi rimane una cosa salutare. Ti posso assicurare, in ogni caso, che questa per me è musica che fa godere al massimo, la sintesi perfetta di creatività ed espressionismo caricato all'ennesima potenza, per me e per molti altri questa è semplicemente musica bella, o comunque carica, forte, dirompente. A me non basta che una cosa sia "bella", deve essere così.


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 15:45 
fuzz77 ha scritto:
dipende sempre di chi parliamo, a prescindere dal genere

un'impro eseguita da lui è LA musica....poche balle :rulez



Ecco, questo è un musicista eccellente che però non mi è mai piaciuto più di tanto: a conferma del fatto che il feeling non dipende molto dalla tecnica.

Secondo me è più un approccio sensoriale globale, che certi si forma anche con gli ascolti: la stragrande maggioranza ha una visione "classica", da intendere non certo in modo dispregiativo, ma che concentra l'attenzione su rigore formale, accuratezza, precisione; il musicista deve essere "bravo", aver studiato, rispettare certi canoni e poi metterci del suo, forzando le maglie ma senza degenerare. La nostra cultura europea è classica fino al midollo, in Italia poi siamo la patria del classicismo, anche in letteratura: percepiamo istintivamente che la musica sera deve essere difficile, un po' accademica, quelli bravi devono necessariamente possedere un certo background. Io ho un approccio che la letteratura classica definisce "romantico", in senso più letterario che sentimentale: ovvero la capacità di comunicazione e di espressione conta più della forma, così come della semplice gradevolezza.

Capisco che detta così la cosa può sembrare un po' snob, ma spero di no, perché il mio intento è l'esatto opposto!


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 15:58 
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Francesco82 ha scritto:
L'accusa di snobismo semmai la puoi rivolgere a quelli "come me" (ma non a me, spero), cioè a chi cerca un po' di atteggiarsi sostenendo di apprezza cose cui ha a malapena dedicato 10 minuti di ascolto.

Ma mi sembra molto più diffuso l'atteggiamento opposto, lo snobismo a contrario, non solo fra i semplici ascoltatori, ma anche fra i musicisti: mai conosciuto nessuno che apprezzasse il free, forse giusto un paio di persone. Lo apprezzo io che non ho mai suonato nulla di nulla, ho giusto nozioni teoriche e migliaia di ascolti sulle spalle, mentre appunto i musicisti che hanno "studiato", magari anche a livello ordinario, non apprezzano.

Questo smonta un po' la teoria per cui questa è musica per musicisti: anzi, chi suona non trova i propri riferimenti, le proprie certezze, tende a essere disorientato davanti a un magma sonoro così ribollente, carico di espressività, sicuramente molto complesso ma poco ordinato e poco intellegibile. Io forse ho una forma mentis affine, perché appunto mi ritrovo dopo pochi secondi questa roba, quando sento il feeling giusto, un'espressività ora più angosciosa, ora molto più esuberante, ma sempre esplosiva e nitida. A dispetto della preparazione e delle doti tecniche straordinarie di molti solisti, il free è una musica di rottura che ha distrutto i canoni precedenti, e per questo era ed è spesso malvista da chi ha un approccio molto "classico" con la musica.

Non si tratta di generi (vale anche per il rock): ci sono vari tipi di approccio, banalizzando molto il discorso. Quasi tutti, e anche noi in una certa misura (per fortuna) adottano e adottiamo una approccio meramente ludico, cioè: una cosa mi piace= è bella; una cosa non mi piace, al primo impatto, non mi suona orecchiabile= non è bella. Esiste poi un approccio tecnico, che di solito è appannaggio dei musicisti, che pone l'accento sulle doti esecutive (di solito non molto altro): le orde di persone che si esaltano per il tale virtuosismo, per il passaggio "perfetto", peraltro con una visuale che io aborro perché riduce tecnica a velocità e pulizia del suono, ed esclude completamente interi settori (la musica elettronica!) solo perché lì non ci sono "virtuosi" in senso tradizionale. C'è poi un approccio più critico, che un amico definisce per sé estetico, e io per me espressivo, che rappresenta una sintesi dei precedenti (una cosa ti deve anche piacere a pelle, e conoscere certi aspetti tecnici è solo un vantaggio, a volte una cosa essenziale), ma che si pone anche oltre, in una prospettiva sinottica, che coglie il messaggio, il "significato" globale della proposta. Il limite di un approccio come il mio sta spesso in una competenza tecnica limitata, per cui negli articoli e nelle recensioni non sempre riesco ad approfondire questo versante, cercando di rimediare con le capacità descrittive e con l'abilità "metaforica", con risultati ovviamente vari.

Ecco, il free jazz è l'apoteosi per chi adotta un approccio come il mio, ai musicisti veri di norma piace meno, a chi ha una visione più "ludica" ovviamente 'sta roba fa totalmente schifo, non è orecchiabile né "bella" nel senso tradizionale del termine.

Ma di sicuro nelle storie di Coleman & C. c'è tutto fuorché snobismo, per me questa è libertà, anche da certe costruzioni formali della musica, un gesto di sfida verso la cultura dominante su tutti i fronti, che in America fra anni '50 e '60 era l'equivalente di una bomba atomica, e oggi rimane una cosa salutare. Ti posso assicurare, in ogni caso, che questa per me è musica che fa godere al massimo, la sintesi perfetta di creatività ed espressionismo caricato all'ennesima potenza, per me e per molti altri questa è semplicemente musica bella, o comunque carica, forte, dirompente. A me non basta che una cosa sia "bella", deve essere così.



Se non suoni, e quindi mai hai potuto condividere un tuo approccio musicale con l'approccio di altri, difficilmente potrai comprendere certe dinamiche. Quando si suona tra amici si fa spesso jazz, ma non nel senso musicale del termine, quanto dell'approccio estemporaneo.
Quante volte, e mi rivolgo a chi suona, vi è capitato che il batterista cominciasse a ritmare, che poi lo seguisse il bassita, poi il chitarrista... E così via... Ecco quello è jazz. Anche se fate rock, quello è jazz. E non frega assolutamente a nessuno se sia ben eseguito o meno... Nemmeno a chi lo suona... È un momento di comunione, di dimostrazione della propria personalita, e anche della propria capacita... Chi non vi è coinvolto direttamente, non vi è coinvolto emotivamente... È musica che nasce e circola nel perimetro formato dagli strumenti.
I pink floyd facevano intere sessioni "a braccio" il cui input erano gli stupefacenti... Di queste sessioni cosa è stato pubblicato? Il filtrato, l'accessibile e conoscibile da chi non era lì e non poteva condividere il momento e le sensazioni annesse. E stiamo parlando dei Floyd... Se non è musica complessa la loro, quale lo è?
Ecco la differenza per me tra ció che è complesso ma fruibile, e ció che puó anche non essere propriamente complesso, ma impossibile, o quasi, da comprendere e fare proprio...


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 Oggetto del messaggio: Re: JAZZOFILIA
MessaggioInviato: ven 26 dic 2014, 16:04 
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Faccio un esempio più pop... I radiohead di amnesiac o di Kid A... E nomino sti due perchè forse sono il loro apice in quanto a sperimentazione...
E non è che i radiohead prima facessero roba particolarmente commerciale... Paranoid android per esempio, quando l'ho sentita la prima volta ho pensato : #@*§, ma che #@*§ è?
Non era una canzone facile... L'ho suonata ed è stato difficile impararla a dovere, ma è poi entrata nelle nostre menti e nelle nostre mani... E, ripeto, non siamo dei virtuosi...
Quella è complessità fruibile... Kid A è esperimento vero... È: ragazzi facciamo il #@*§ che ci pare a noi e fottiamocene di quello che pensano gli altri...
Quello non è accessibile. Accessibile, quand'anche complessa, è una musica che l'autore vuole che sia tale.
Rach 3 è complessitá allo stato puro, ma è "accessibile" se uno ha la voglia di ascoltare.


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