Francesco82 ha scritto:
L'accusa di snobismo semmai la puoi rivolgere a quelli "come me" (ma non a me, spero), cioè a chi cerca un po' di atteggiarsi sostenendo di apprezza cose cui ha a malapena dedicato 10 minuti di ascolto.
Ma mi sembra molto più diffuso l'atteggiamento opposto, lo snobismo a contrario, non solo fra i semplici ascoltatori, ma anche fra i musicisti: mai conosciuto nessuno che apprezzasse il free, forse giusto un paio di persone. Lo apprezzo io che non ho mai suonato nulla di nulla, ho giusto nozioni teoriche e migliaia di ascolti sulle spalle, mentre appunto i musicisti che hanno "studiato", magari anche a livello ordinario, non apprezzano.
Questo smonta un po' la teoria per cui questa è musica per musicisti: anzi, chi suona non trova i propri riferimenti, le proprie certezze, tende a essere disorientato davanti a un magma sonoro così ribollente, carico di espressività, sicuramente molto complesso ma poco ordinato e poco intellegibile. Io forse ho una forma mentis affine, perché appunto mi ritrovo dopo pochi secondi questa roba, quando sento il feeling giusto, un'espressività ora più angosciosa, ora molto più esuberante, ma sempre esplosiva e nitida. A dispetto della preparazione e delle doti tecniche straordinarie di molti solisti, il free è una musica di rottura che ha distrutto i canoni precedenti, e per questo era ed è spesso malvista da chi ha un approccio molto "classico" con la musica.
Non si tratta di generi (vale anche per il rock): ci sono vari tipi di approccio, banalizzando molto il discorso. Quasi tutti, e anche noi in una certa misura (per fortuna) adottano e adottiamo una approccio meramente ludico, cioè: una cosa mi piace= è bella; una cosa non mi piace, al primo impatto, non mi suona orecchiabile= non è bella. Esiste poi un approccio tecnico, che di solito è appannaggio dei musicisti, che pone l'accento sulle doti esecutive (di solito non molto altro): le orde di persone che si esaltano per il tale virtuosismo, per il passaggio "perfetto", peraltro con una visuale che io aborro perché riduce tecnica a velocità e pulizia del suono, ed esclude completamente interi settori (la musica elettronica!) solo perché lì non ci sono "virtuosi" in senso tradizionale. C'è poi un approccio più critico, che un amico definisce per sé estetico, e io per me espressivo, che rappresenta una sintesi dei precedenti (una cosa ti deve anche piacere a pelle, e conoscere certi aspetti tecnici è solo un vantaggio, a volte una cosa essenziale), ma che si pone anche oltre, in una prospettiva sinottica, che coglie il messaggio, il "significato" globale della proposta. Il limite di un approccio come il mio sta spesso in una competenza tecnica limitata, per cui negli articoli e nelle recensioni non sempre riesco ad approfondire questo versante, cercando di rimediare con le capacità descrittive e con l'abilità "metaforica", con risultati ovviamente vari.
Ecco, il free jazz è l'apoteosi per chi adotta un approccio come il mio, ai musicisti veri di norma piace meno, a chi ha una visione più "ludica" ovviamente 'sta roba fa totalmente schifo, non è orecchiabile né "bella" nel senso tradizionale del termine.
Ma di sicuro nelle storie di Coleman & C. c'è tutto fuorché snobismo, per me questa è libertà, anche da certe costruzioni formali della musica, un gesto di sfida verso la cultura dominante su tutti i fronti, che in America fra anni '50 e '60 era l'equivalente di una bomba atomica, e oggi rimane una cosa salutare. Ti posso assicurare, in ogni caso, che questa per me è musica che fa godere al massimo, la sintesi perfetta di creatività ed espressionismo caricato all'ennesima potenza, per me e per molti altri questa è semplicemente musica bella, o comunque carica, forte, dirompente. A me non basta che una cosa sia "bella", deve essere così.
Se non suoni, e quindi mai hai potuto condividere un tuo approccio musicale con l'approccio di altri, difficilmente potrai comprendere certe dinamiche. Quando si suona tra amici si fa spesso jazz, ma non nel senso musicale del termine, quanto dell'approccio estemporaneo.
Quante volte, e mi rivolgo a chi suona, vi è capitato che il batterista cominciasse a ritmare, che poi lo seguisse il bassita, poi il chitarrista... E così via... Ecco quello è jazz. Anche se fate rock, quello è jazz. E non frega assolutamente a nessuno se sia ben eseguito o meno... Nemmeno a chi lo suona... È un momento di comunione, di dimostrazione della propria personalita, e anche della propria capacita... Chi non vi è coinvolto direttamente, non vi è coinvolto emotivamente... È musica che nasce e circola nel perimetro formato dagli strumenti.
I pink floyd facevano intere sessioni "a braccio" il cui input erano gli stupefacenti... Di queste sessioni cosa è stato pubblicato? Il filtrato, l'accessibile e conoscibile da chi non era lì e non poteva condividere il momento e le sensazioni annesse. E stiamo parlando dei Floyd... Se non è musica complessa la loro, quale lo è?
Ecco la differenza per me tra ció che è complesso ma fruibile, e ció che puó anche non essere propriamente complesso, ma impossibile, o quasi, da comprendere e fare proprio...