Va beh va a gusti, questi non è che "fanno scale", o meglio c'è anche quello, ma c'è anche un intero universo concettuale, culturale e in parte persino politico dietro.
Per i nostri canoni questa musica è spesso inascoltabile (purtroppo, sarai la centesima persona che mi dice di non amare 'ste robe), perché noi prediligiamo ordine, sviluppo coerente, insomma un approccio europeo: però il free jazz in me evoca un senso di libertà assoluto, e della difficoltà "tecnica" mi interessa relativamente, la musica non è una gara (fermo restando che sia dal punto di vista delle idee, che per capacità esecutive, molti musicisti free sono dei fenomeni assoluti). Io vado in estasi con molti lavori di Coleman, il senso di incompiutezza, la libertà formale assoluta, l'espressionismo viscerale: adoro anche gente musicalmente distante (Ellington per me è dio, Parker anche, per stare ai classici), ma la capacità espressiva globale di molti fra questi musicisti non teme paragone. Hai mai provato "Karma" di Pharoah Sanders, o il folle rituale "nero" di Ascension di Coltrane, o l'assurdo parossismo in musica di "Mu" di Don Cherry? Per me lì dentro si respira libertà, possibilità, rottura delle costrizioni formali (i giri armonici ultra indagati del bop, la canonica struttura aaba etc..), una sorta di musica del subconscio che però obbedisce a suo modo a regole sue, magari sottili, non sempre chiaramente percepibili, ma presenti. Ecco, per me quello è uno dei punti più alti del '900, e non solo in ambito jazz, cioè io durante "Karma" godo come un porco per davvero, quello che fa Pharoah con il tenore è l'equivalente dell'urlo di Munch, se vogliamo dell'opera di artisti come Pollock e Kline.
Poi naturalmente va molto a gusti

PS: su Eno sfondi una porta aperta, e guarda che il gruppo rock della mia vita sono i Replacements, tutto fuorché virtuosi, anzi dei geniali amatori. Quindi non sono assolutamente un fanatico della tecnica strumentale e neppure in sé della complessità armonica e melodica, ho diverse nozioni teoriche ma non certo una grande preparazione: vado molto ad istinto in quasi tutti i giudizi, semmai mi piace studiare perché il tal brano suona interessante, coinvolgente etc...E non dimentico che le capacità espressive sono spesso nascoste nel regno dell'imponderabile, e questo vale anche per chi è sommo virtuoso: conosco gente laureata al conservatorio che adora Gianni Morandi o Albano eh.