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 Oggetto del messaggio: Nella Firenze degli anni '80
MessaggioInviato: gio 1 ago 2013, 20:23 
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Riguardo il catalogo stampato in occasione del ventennale del Tenax, ex tempio della musica fiorentina ora ridotto a discoteca per impasticcati.

Firenze, anni '80: la capitale del rock italiano. Dopo i vagiti bolognesi della fine degli anni '70, è nel capoluogo toscano che si concentrano le nuove culture di matrice anglosassone. Dalla moda al teatro, ma al centro di tutto c'è la musica.

Ci racconta Ernesto De Pascale (r.i.p.)

FIRENZE OTTANTA: WORK IN PROGRESS

Architettura, moda, fotografia, arti grafiche e la prima video arte, performance, scrittura, graffiti primitivi, istallazioni, radiofonia e libero broadcasting hanno tutte ragione d'essere nella Firenze dei giorni del Tenax. La musica, la colonna sonora di quelle notti, più che di quei giorni, fa il resto.
Il Tenax dunque: un enorme parallelepipedo al confine ovest della città, costruito nei tardi anni cinquanta come
reiforcement della casa del popolo, una delle più antiche e orgogliose in zona. Una facility tutta da sfruttare, già luogo di balli e gruppi esordienti nei sessanta, il Kittytoccò, ma incapace a inserirsi nei nuovi percorsi cittadini dell'intrattenimento che prendevano spunti ed idee dal vento di cambiamenti internazionali. La generazione che nell'ottobre 1981 tramuta la balerona in un tempio della musica, degli anni sessanta ha preso solo l'ultima propaggine ma ne conserva a casa gelosamente i dischi e memorabilia e ha frequentato un locale purtroppo poco celebrato anche oggi, che tutti ci invidiarono nei settanta: lo Space Electronic di via Palazzuolo.
Quella generazione ha soprattutto appreso una lezione: il vero segreto è essere parte della domanda e mai della risposta. Un sistema antagonista e intransigente che tutti ci invidieranno non difficile da insegnare - per noi tribù locale che balla e fa ballare - visti i trascorsi medicei.
Così mentre al Tenax Larry Dj fa girare sul piatto i suoi dischi, i Litfiba, i Diaframma e altri consegnano ufficialmente al resto d'Italia il suono di Firenze, ci si accorge che altre cose succedono: l'esempio più pertinente? il programma televisivo
Mister Fantasy esordisce, maggio 1981, con una immagine (studio Convertino) e un concetto di musica mai sfruttato prima. Il regista del programma? Il fiorentino Piccio Raffanini, ex dj al Mach 2 di via Torta fra il 1967 e il 1969. Il vero spettacolo è la gente.
Gli eventi tramutano la calata dei turisti per caso in turisti per necessità: ci guardano, ci osservano, ci scrutano, ci raccontano, ci fotografano, ci riprendono e naturalmente nasce il dubbio che quel che viviamo e in qualche modo produciamo ha veramente un senso. Da ciò che ci circonda si capisce che la curiosità varca i confini della nostra generazione: Fabrizio De André trova a Firenze l'atmosfera giusta per registrare un epico album dal vivo, così la PFM che vuole "misurarsi lì, con il pubblico più severo e competente d'Italia". Gli anni ottanta, cominciati ufficialmente con il concerto di Patti Smith il 10 settembre 1979 allo stadio, sono dichiariati "work in progress".
Decine sono i gruppi che vogliono registrare a Firenze, che vogliono vedere da vicino i Neon, gli Avida e il resto della forza musicale locale: i Denovo, i Violet Eves per citarne due che approderanno allo studio Gas di Checco Loy-Massimo Altomare-Alberto Pirelli.
Ci sono riviste come
Westuff, che parla al mondo, o come Firenze Spettacolo che parla alla città. Per entrambe il linguaggio di comunicazione usato non è il solito di sempre. Il fermento degli anni Ottanta porterà a radicare nel tempo nuove professionalità: qualcuno partirà, qualcun altro dimostrerà di essere stato eroe solo per una stagione, altri ancora trasformeranno la creatività in attività bottegaie secondo un riciclo storico, altri ancora oggi volano alto.
Alcune buone forme di nuova imprenditoria nascono e muoiono: il
Meeting delle Etichette Indipendenti ci verrà scippato per mancato tempismo delle associazioni che lo sorreggono.
Le esigenze cambiano con gli anni.
Ma ancora oggi in alcuni è chiaro e distinguibile il taglio di chi ha usato quegli anni come propria palestra di vita.
È la vita ancora sperimentata a Firenze? Sostanzialmente sì ma con riserve di vario genere. Non si rischia. Si inventa meno di una volta anche se c'è chi ci prova. Per i più giovani, per chi vive di musica ad esempio, è chiaro che se per termine di paragone hai i network radiofonici di oggidì e "Empty Tv" difficilmente spiccherai il volo in labirintiache imprese zappiane!!!
In definitiva è stato un lungo viaggio, un curioso lungo viaggio che per alcuni di noi continua ancora oggi.
Ma per tutti fu soprattutto un'avventura divertente, felici di sentirsi dentro qualcosa.
Al momento giusto nel posto giusto, appunto.


Diamo voce ai protagonisti, cominciando dai più noti...













Collaborazione storica...



E piacevoli incontri dopo tanti anni (con annessa autocelebrazione, eheheh)...





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 Oggetto del messaggio: Nella Firenze degli anni '80
MessaggioInviato: gio 1 ago 2013, 20:58 
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Dal titolo pensavo fosse un topic di epico


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 Oggetto del messaggio: Re: Nella Firenze degli anni '80
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Memnone ha scritto:
Dal titolo pensavo fosse un topic di epico




La tripletta di Paolo Monelli al Napoli nella prima giornata dell'84/85 :rofl :rofl :rofl :rofl



Comunque è vero, la New Wave fiorentina degli anni '80 era tanta ma tanta roba... per certi versi aveva avuto "epigoni" anche qui a Perugia con gruppi come Militia e Aidons la Norvege che erano sulla falsariga dei vari Diaframma e Pankow.....
Purtroppo di quella stagione è rimasto poco: i Litfiba per arrivare al successo hanno dovuto cambiare completamente genere (17 Re resta comunque un capolavoro), gli altri sono rimasti nella loro nicchia...

E a livello non solo musicale, ma più genericamente culturale, sociale e di "stile di vita" è rimasto ben poco sia di quella Firenze che di quella Perugia....


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 Oggetto del messaggio: Re: Nella Firenze degli anni '80
MessaggioInviato: lun 21 ott 2013, 0:12 
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PP ultrà ha scritto:
i Litfiba per arrivare al successo hanno dovuto cambiare completamente genere (17 Re resta comunque un capolavoro)


Sarò blasfemo, ma secondo me è invecchiato peggio di "Desaparecido". Fermo restando che, per l'epoca, fu effettivamente un capolavoro. E qualche pezzo, a tutt'oggi, rimane inarrivabile.


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 Oggetto del messaggio: Nella Firenze degli anni '80
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Io devo confessare che in fondo in fondo preferisco i Litfiba del periodo tex mex a quelli del periodo new wave :asd


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 Oggetto del messaggio: Nella Firenze degli anni '80
MessaggioInviato: mer 20 ago 2014, 11:32 
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I (primi) giorni dell’IRA, che lanciò Litfiba e Diaframma
Nell‘agosto di tre decenni fa, a Firenze, venivano gettate le basi di un disco-manifesto del rock tricolore. Rievochiamo quei lontanissimi giorni che ebbero per protagonisti Litfiba, Diaframma, Underground Life, Moda, la nascente etichetta IRA e il produttore Alberto Pirelli


Agosto 1984, studio Global Art System di Firenze. I Litfiba registravano i brani “Onda araba” e “Versante est”, così come facevano i Moda (niente accento, please) con “Nubi d’oriente” e “La voce”. I loro master finivano su uno scaffale accanto a quello di “Siberia” e “Delorenzo” dei Diaframma, inciso a luglio; a settembre toccava a “India” e “Glasarchitektur” degli Underground Life. Otto pezzi per quattro ipotetici 45 giri che erano allineati in un LP dalla copertina elegante, di gusto un po’ rétro, che arrivava nei negozi a novembre. Era la prima uscita dell’IRA, etichetta con sede sempre nel capoluogo toscano il cui fondatore e socio principale, Alberto Pirelli, coltivava un piccolo (grande) sogno: affermare su assai più vasta scala un nuovo rock nazionale con testi nella lingua che fu di Dante, alla faccia degli scettici – all’epoca numerosissimi – per i quali l’unica via praticabile era quella dell’inglese. Sola concessione (o una sorta di sfottò?) a quanti guardavano solo Oltremanica, il titolo: “Catalogue Issue”.

Nel circuito indipendente/alternativo, molti si interrogavano sul significato di IRA. Era lo stesso Pirelli a spiegare che l’acronimo stava per Immortal Record Alliance, curiosamente un’altra espressione britannica. In realtà la sigla era nata da una battuta: visto che la label intendeva opporsi al rock in inglese, cosa si poteva trovare di meglio di un rimando diretto all’Irish Republican Army? L’essere in qualche modo accostati a un’organizzazione nel cui curriculum figuravano attentati e omicidi non era però un bel biglietto da visita, e per questo motivo la genesi del nome veniva mascherata. Del tutto esplicito, invece, lo slogan adottato come manifesto di intenti: “La nuova musica italiana cantata in italiano”. Una scommessa nella quale Pirelli credeva fermamente, al punto di barattare le sue quote del G.A.S. con un tot di ore gratuite di registrazione e con il contratto che legava lo studio ai Litfiba, al tempo band di culto che doveva ancora pubblicare il primo album; nonché per inimicarsi Contempo, il più grande negozio di dischi cittadino, strappando alla sua etichetta i Diaframma di Federico Fiumani, anch’essi prossimi al debutto sulla lunga distanza del LP. Nessun ostacolo, al contrario, per aggiudicarsi i contributi dei due gruppi non fiorentini, ovvero gli Underground Life di GianCarlo Onorato e i Moda di Andrea Chimenti; i primi non erano vincolati a chicchessia ed erano felici – poiché (inconsapevoli) inventori della “nuova musica italiana cantata in italiano”, nella loro Monza, già dai tardi anni ‘70 – di giocarsi qualche carta in più con il sostegno di una struttura professionale e determinata, mentre i secondi, aretini, si erano formati da poco e vedevano la convocazione al fianco di colleghi in giro da anni come una straordinaria opportunità di lancio.
Immagine
“Catalogue Issue” centrava gli obiettivi fissati, dimostrando la lungimiranza del suo ideatore e la bontà di una “scena” i cui esponenti sapevano conciliare energia rock, raffinatezza, atmosfere suggestive e lingua italiana. Non vendeva un numero esagerato di copie, ma svolgeva perfettamente la sua funzione di tazebao, aprendo la strada a 33 giri poi scolpiti negli annales quali “Siberia” dei Diaframma (1984), “Desaparecido” dei Litfiba (1985) e, in misura minore, “Bandiera” dei Moda (1986). La label avrebbe concluso la sua attività alla fine del decennio, in parallelo alla scelta di Pirelli di seguire come manager e produttore i Litfiba, lanciatissimi verso il successo dopo l‘accordo con la CGD; sempre negli anni ‘90 ci sarebbe stato un tentativo di ritorno allo scouting come IRA DC, ovvero “Da Capo”, purtroppo effimero e poco fruttoso.
“Catalogue Issue” non è mai stato ristampato in CD e la cosa sorprende, considerato che tre quarti dei suoi brani – fanno eccezione quelli dei Diaframma – non sono stati recuperati altrove. Nel circuito collezionistico, il 33 giri cambia di mano per cifre attorno agli ottanta euro: tanti in assoluto, ma neppure troppi per quello che rimane, a tutti gli effetti, un autentico pezzo di storia.

(Federico Guglielmi)


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