Howard a me non dispiace, ha scritto e diretto buone cose, anche se mai trascendentali secondo me
Pantheon vero
Woody Allen: Cara Vima ti chiedi il perché del suo successo e io ti rispondo con:
- ha di fatto inventato un genere, quello della commedia sofisticata, intellettuale, capace di scavare a fondo dentro tematiche universali con ritmo, brio e un'ironia infinita. A volte questo gli ha consentito di dirigere capolavori (i soliti "Io e Annie", "Hannah e le sue sorelle", il per me non così eccezionale "Manhattan"), altre volte comunque film buoni ("Harry a pezzi", "Mariti e mogli", "Misterioso omicidio a Manhattan", "Anything Else"). Ha riscritto il concetto di documentario-farsa con un'opera forse impareggiabile ("Zelig"). E' il più grande erede della poetica di Bergman ("Interiors", il capolavoro "Un'altra donna", "Settembre"), ha omaggiato pure Fellini ("Stardust Memories"). Ha pure diretto vakkate ma per me lui è oltre, anche con le commedie tragiche in stile "Crimini e misfatti" e "Match Point". Cioè, ho elencato una marea di film di grandissimo valore solo qui.
Stanley Kubrick: Al primo posto nel mio cuore c'è lui, perché praticamente ha diretto solo capolavori, riscrivendo, anzi reinventando il concetto di cinema. Un'analisi approfondita richiederebbe competenze superiori alle mie e tanto tempo, per me però lui è veramente l'unico sempre intoccabile, anche nei momenti che si presumono "peggiori". Le sue opere sono un'esperienza che cambia la vita, più che film.
Ingmar Bergman:Il cinema più elevato e complesso in assoluto dal punto di vista personale, psicologico, filosofico e religioso. Certo non proprio leggerissimo, ma di un'intensità tale da evitare quasi sempre la noia. I celebrati "Persona" e "Il settimo sigillo" sono capolavori ma secondo me non rappresentano tutto l'universo Bergman, che va ben oltre. Qualcuno ha visto "Il silenzio", "La vergogna", "La passione", "Come in uno specchio", "Il volto"?
Domani concludo.