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MessaggioInviato: lun 15 giu 2015, 23:38 
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Il giovane favoloso,
Il film - su Leopardi - soffre un po' di tutte le cose di cui soffre la maggior parte dei film biografici su letterati etc. ovvero: sono troppo stilizzati, romanticizzati, formulaici, piatti e spesso troppo lenti. Si tenta drammatizzando eventi quotidiani a dinamizzare e intensificare il plot attorno ad eventi privati, che per natura si sottragono al osservatore, tutto ciò trasporta sopratutto molta affettazione e poco altro. In ogni singolo film di questo genere c'è un tizio con le convulsioni più barocche a soffrire le pene del inferno sul suo letto. O si improvvisa una poesia perfetta guardando la luna - ma basta! Credo sia stato Lessing a dire che è segno di un poeta mediocre scrivere su un qualcosa di poetico di per se - in questo senso aggiungerei: un film non è poetico solo perché tratta di poesia e di un poeta.
Nonostante mi piaccia Leopardi non sono riuscito a finire il film; forse ritenterò più tardi.


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MessaggioInviato: mar 16 giu 2015, 1:54 
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LudwigvonFicker ha scritto:
Il giovane favoloso,
Il film - su Leopardi - soffre un po' di tutte le cose di cui soffre la maggior parte dei film biografici su letterati etc. ovvero: sono troppo stilizzati, romanticizzati, formulaici, piatti e spesso troppo lenti. Si tenta drammatizzando eventi quotidiani a dinamizzare e intensificare il plot attorno ad eventi privati, che per natura si sottragono al osservatore, tutto ciò trasporta sopratutto molta affettazione e poco altro. In ogni singolo film di questo genere c'è un tizio con le convulsioni più barocche a soffrire le pene del inferno sul suo letto. O si improvvisa una poesia perfetta guardando la luna - ma basta! Credo sia stato Lessing a dire che è segno di un poeta mediocre scrivere su un qualcosa di poetico di per se - in questo senso aggiungerei: un film non è poetico solo perché tratta di poesia e di un poeta.
Nonostante mi piaccia Leopardi non sono riuscito a finire il film; forse ritenterò più tardi.


Ludwig, tu che sei orientato verso il resto d'Europa, sai dirci se Leopardi è apprezzato in Germania, Francia. Svizzera, etc.? O se c'è qualche scrittore/poeta italiano più apprezzato (magari se vuoi rispondi nel topic sulla letteratura e non qui per non andare ulteriormente ot)


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MessaggioInviato: mar 16 giu 2015, 2:26 
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Memnone ha scritto:
LudwigvonFicker ha scritto:
Il giovane favoloso,
Il film - su Leopardi - soffre un po' di tutte le cose di cui soffre la maggior parte dei film biografici su letterati etc. ovvero: sono troppo stilizzati, romanticizzati, formulaici, piatti e spesso troppo lenti. Si tenta drammatizzando eventi quotidiani a dinamizzare e intensificare il plot attorno ad eventi privati, che per natura si sottragono al osservatore, tutto ciò trasporta sopratutto molta affettazione e poco altro. In ogni singolo film di questo genere c'è un tizio con le convulsioni più barocche a soffrire le pene del inferno sul suo letto. O si improvvisa una poesia perfetta guardando la luna - ma basta! Credo sia stato Lessing a dire che è segno di un poeta mediocre scrivere su un qualcosa di poetico di per se - in questo senso aggiungerei: un film non è poetico solo perché tratta di poesia e di un poeta.
Nonostante mi piaccia Leopardi non sono riuscito a finire il film; forse ritenterò più tardi.


Ludwig, tu che sei orientato verso il resto d'Europa, sai dirci se Leopardi è apprezzato in Germania, Francia. Svizzera, etc.? O se c'è qualche scrittore/poeta italiano più apprezzato (magari se vuoi rispondi nel topic sulla letteratura e non qui per non andare ulteriormente ot)


Marmoreo Memnone, sinceramente credo sia praticamente sconosciuto. Mai sentito nominare, non tra amici, non nelle scuole, non all uni, mai visto in un negozio di libri, mai visto su una lista di preferiti o di letture consigliate... . Credo sia più o meno conosciuto come è conosciuto da voi Schlegel o K. Ph. Moritz. In verità farei anche fatica a nominare poeti italiani più noti qui da noi. Dante sicuramente poi qualcuno avrà sentito il nome Petrarca o si ricorderà di aver tradotto il monte ventoux dal latino a scuola.


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MessaggioInviato: mar 16 giu 2015, 8:45 
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io non ho visto il film, ma non si può pretendere troppo movimento in un film su leopardi.
alla fine è stato si un grande poeta ed un 'personaggio', ma un personaggio noioso, re de pessimismo ed un grande segaiolo (forse come molti del mestiere, ma secondo probabilmente solo a catullo visto che lesbia pur di non dargliela si trastullava col passero).
Quindi io in film del genere non avrei troppe aspettative obiettivamente


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MessaggioInviato: mar 16 giu 2015, 8:51 
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chernosamba ha scritto:
io non ho visto il film, ma non si può pretendere troppo movimento in un film su leopardi.
alla fine è stato si un grande poeta ed un 'personaggio', ma un personaggio noioso, re de pessimismo ed un grande segaiolo (forse come molti del mestiere, ma secondo probabilmente solo a catullo visto che lesbia pur di non dargliela si trastullava col passero).
Quindi io in film del genere non avrei troppe aspettative obiettivamente


Beh sì è un po' quello che dico anch'io. Comunque non credo debba per forza essere così. Ci sono anche film lenti e noiosi che lenti e noiosi non sono *voce di angelo branduardi* e da Hollywood (per esempio) si può anche imparare qualcosa di positivo ogni tanto.


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MessaggioInviato: lun 29 giu 2015, 12:21 
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1303-la paura ha inizio di Michael Taverna(2012)

Ormai gli americani ci hanno preso gusto a copiare i giapponesi, ecco l’ennesimo remake di un horror nipponico con elementi visti e stravisti(bambine demoniache con tanto di capelli appiccicati davanti agli occhi che escono fuori dall’acqua che ormai, diciamocelo francamente, hanno fatto il loro tempo), con una sceneggiatura che definire imbarazzante è un eufemismo(un vero insulto all’intelligenza dello spettatore).
La prima parte tutto sommato è anche guardabile, a parte i soliti cliché familiari(figlie ribelli, madri alcolizzate che non si preoccupano di loro, padre assente), ma dopo il primo assassinio il film perde completamente di interesse tra apparizioni al limite del ridicolo(/la Sadako che sembra lavata nella candeggina…oh mio Dio) e momenti in cui ci dovrebbe essere tensione e invece c’è solo noia.
Il finale poi è la ciliegina sulla torta, frettoloso e gestito malissimo. Anche il cast è insulso, a partire da una Rebecca de Mornay nei panni di una ex diva alcolizzata(personaggio inutile il suo), al poliziotto(l’attore che lo interpreta ricorda vagamente Colin Farrell) figo e macho fino ad arrivare a una Mischa Barton che alla fine interpreta sempre lo stesso ruolo, quello della figlia ribelle e complessata.
Come scritto sopra il classico polpettone ghost-horror che non ha capito nulla del pensiero e della filosofia nipponica. Evitatelo, se potete.


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MessaggioInviato: dom 5 lug 2015, 13:26 
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Duel di Steven Spielberg(1971)

Chiunque guidi o abbia guidato almeno una volta avrra’ sicuramente provato, almeno una volta nella vita, quella paura mista ad angoscia superando un tipo in macchina, facendo i gradassi magari mandandolo a quel paese e poi ritrovaselo davanti o fermo a una stazione di servizio e non sapere cosa fare.
Tutto questo e molto altro trasmette Duel, piccolo gioiellino di Steven Spielberg(quando era capace di fare il regista) creato con un budget irrisorio e in cui tutto funziona alla perfezione.
Non servono grandi effetti speciali, nè mostri paurosi per mettere addosso allo spettatore una paura sorda, basta solo uno psicopatico con un gigantesco camion che va in giro per le strade a cercare qualcuno con cui fare le gare.
Tralasciando la trama del film(che è davvero molto striminzita) e la mancanza praticamente totale di attori(le protagoniste sono solo le due vetture), il film in questione resta una pietra miliare del genere in una decade di anni come i vecchi ’70 che hanno sfornato, a mio parere, il meglio del meglio della cinematografia mondiale.

“Non si può mai dire, non si può mai dire. Uno crede che certe cose siano abbastanza naturali: come per esempio guidare la macchina senza che qualcuno cerchi di ammazzarti. E invece tutto a un tratto qualcosa cambia..”


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MessaggioInviato: mer 8 lug 2015, 16:38 
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My soul to take di Wes Craven.

Che anche Wes Craven abbia un po’ perso la sua vena creativa era cosa palese(leggi “Cursed”), ma con questo “My soul to take ” ha davvero toccato il fondo, un film che sembra partire molto bene, ma purtroppo l’illusione dura appena un attimo, la pellicola in questione si rivela un malfatto ibrido tra horror e thriller psicologico con qualche riferimento al disagio giovanile.
Wes Craven purtroppo ormai è arrivato alla sua fine cinematografica, non ha più idee e si vede, prende a piene mani scene, situazioni e personaggi dai suoi successi migliori(“Nightmare”, “Scream”, “Sotto shock”) con esiti a dir poco disastrosi.
Il serial killer Abel Plankov è ridicolo, stereotipato all’eccesso, totalmente mancante del carisma di un Freddy Kruger, per non parlare poi della trama, noiosa, banale, dozzinale, con qualche colpo di scena che purtroppo non ne risollevano le sorti.
Il finale mi ha lasciato alquanto interdetta, così come tutta la storia, confusionaria e priva di qualsiasi interesse(i personaggi poi sono odiosi, dal primo all’ultimo).
Veramente brutto…purtroppo anche Wes Craven ha perso i suoi colpi migliori.


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MessaggioInviato: ven 10 lug 2015, 0:44 
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Oliver Stone - Wall street (1987)
Un atto d'accusa contro il sistema finanziario americano. Un film frenetico nel montaggio, con una sceneggiatura di ferro e attori decisamente ispirati. Necessario. (8)


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MessaggioInviato: lun 13 lug 2015, 12:51 
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Marie Antoniette di Sofia Coppola(2006)

1755.1770.1793. Si può racchiudere in queste tre date la vita di Maria Antonietta d’Austria, regina di Francia.
Il 2 Novembre del 1755 viene al mondo. Nel 1770 ha il suo primo incontro con il futuro marito. Il 16 Ottobre del 1793 viene ghigliottinata.
Non è su queste fondamentali date che Sofia Coppola costruisce il suo film, ma dedica tutta la sua attenzione alla difficoltà di crescita di questa giovane donna.
Una scelta coraggiosa la sua, ma ottima.
Coadiuvata da straordinari costumi e da una colonna sonora che mescola sapientemente musica d’epoca a brani dei New Order e dei Phoenix, evitando con molto coraggio i cliché storici e politici(e le varie leggende che sono nate sul suo conto), Sofia ci mostra una deliziosa Maria Antonietta, una principessa bambina che diventa lentamente donna, moglie e madre nello sfarzoso crepuscolo della corte di Versailles, una donna-bambina che soffre per le disattenzioni(soprattutto sessuali) del marito, una donna-bambina che compensa le frustrazioni di un ruolo troppo grande per lei giocando con scarpe, cibi e gioielli come fosse una ricca signora di Beverly Hills.
E’ adorabile e maliziosa la sua Marie Antoniette, impersonata meravigliosamente da una Kirsten Dunst, corpo di tenero giunco e sguardo liquido, che regala a tutti noi una prestazione formidabile, la sua unica, almeno per la sottoscritta, performance degna di nota vista finora.
Sofia Coppola, così come nel suo capolavoro per eccellenza, Lost in Translation, riesce a dipingere una meravigliosa regia di spaesamento, che ha nella principessina il suo unico centro: già il 'passaggio' dall'impero austriaco a quello francese è maestoso e malinconico, in più lei ci prepara al destino di uccellino in una gabbia d’oro che attende questa ragazza, che dovrà presto rassegnarsi a vivere, prigioniera di tutto, onnipotente e impotente allo stesso tempo, separata dal mondo intero da potenti sbarre.
Al cospetto della regina Kirsten troviamo un interessante drappello d'attori, tra i quali voglio citare il bravissimo Rip Torn (nel ruolo di Luigi XV, suocero di Maria Antonietta), la formalissima ciambellana Judy Davis (contessa di Noailles) e infine l'ingessato delfinotto Jason Schwatzman (il futuro Luigi XVI) e, tra l’altro, ha trovato un ruolo anche la nostra Asia Argento(nel ruolo di una donna di facili costumi come la contessa Du Barry, l’amante di Luigi XV).
La Maria Antonietta adulta non è più un'Alice nel paese delle meraviglie, né una maliziosa reginella al ballo dell'Inconsapevolezza e dell'Adulterio, ma solo una trentacinquenne invecchiata all'improvviso, con tutta una vita trascorsa a non sapere del mondo e che d'un tratto si trova addosso il catastrofico sfasciume della Storia.
Un film intelligente questo Marie Antoniette, istruttivo ma anche carico di una sua sottilissima enigmaticità psicologica, un film dal suo gusto sofisticato e dal tocco compassato del suo cinema da assaporare come un caldo brandy da meditazione
Brava Sofia, ancora una volta hai dato prova della tua bravura, anche se superare la bellezza di Lost In Translation è un’impresa inarrivabile, almeno per me.

Nascosto nel buio di John Polson(2005)

Che a Hollywood non abbiano più idee ormai si era capito da tempo e questo film ne è un’ulteriore prova, un film che ricalca le atmosfere morbose e malate di “Shining”(molti sono i rimandi al film di Kubrick, dalla salita sulla montagna a inizio film alla villa di campagna, al senso di isolamento che si respira in quel luogo così solitario e fuori dal centro abitato al rapporto in questo caso padre-figlia che ricalca un po’(o perlomeno cerca di farlo) la poetica di “Psycho”, ma siamo davvero lontano anni luce da questi due immensi capolavori, “Nascosto nel buio” è una pellicola che, anche se tutto sommato piacevole, l’ho trovata decisamente banale, con un finale che avevo intuito già a metà film.
Il cast è di tutto rispetto, una brava Elizabeth Shue e una brava anche se a tratti irritante Dakota Famming(attrice che non ha mai suscitato le mie simpatie), ma la mia attenzione è rivolta soprattutto al suo protagonista, nei confronti del quale ho sempre avuto un mio pensiero: De Niro: è un attore meraviglioso, immenso, grandissimo, ma a mio modesto parere il paragone con Jack Nicholson non sussiste e non è mai esistito(ripeto, parere puramente personale)…in questo film la differenza si nota parecchio, l’interpretazione di Bob mi è sembrata quasi una brutta caricatura, uno scimmiottamento dell’intensa e magistrale interpretazione di Jack in “Shining”…ho sempre trovato superiore Jack Nicholson in tutto, anche come finale di carriera…
Concludo dicendo che è’ un vero peccato che ormai non esista più nessuno capace(o che abbia voglia) di scrivere una storia originale, si copia e basta.


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