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Marie Antoniette di Sofia Coppola(2006)
1755.1770.1793. Si può racchiudere in queste tre date la vita di Maria Antonietta d’Austria, regina di Francia. Il 2 Novembre del 1755 viene al mondo. Nel 1770 ha il suo primo incontro con il futuro marito. Il 16 Ottobre del 1793 viene ghigliottinata. Non è su queste fondamentali date che Sofia Coppola costruisce il suo film, ma dedica tutta la sua attenzione alla difficoltà di crescita di questa giovane donna. Una scelta coraggiosa la sua, ma ottima. Coadiuvata da straordinari costumi e da una colonna sonora che mescola sapientemente musica d’epoca a brani dei New Order e dei Phoenix, evitando con molto coraggio i cliché storici e politici(e le varie leggende che sono nate sul suo conto), Sofia ci mostra una deliziosa Maria Antonietta, una principessa bambina che diventa lentamente donna, moglie e madre nello sfarzoso crepuscolo della corte di Versailles, una donna-bambina che soffre per le disattenzioni(soprattutto sessuali) del marito, una donna-bambina che compensa le frustrazioni di un ruolo troppo grande per lei giocando con scarpe, cibi e gioielli come fosse una ricca signora di Beverly Hills. E’ adorabile e maliziosa la sua Marie Antoniette, impersonata meravigliosamente da una Kirsten Dunst, corpo di tenero giunco e sguardo liquido, che regala a tutti noi una prestazione formidabile, la sua unica, almeno per la sottoscritta, performance degna di nota vista finora. Sofia Coppola, così come nel suo capolavoro per eccellenza, Lost in Translation, riesce a dipingere una meravigliosa regia di spaesamento, che ha nella principessina il suo unico centro: già il 'passaggio' dall'impero austriaco a quello francese è maestoso e malinconico, in più lei ci prepara al destino di uccellino in una gabbia d’oro che attende questa ragazza, che dovrà presto rassegnarsi a vivere, prigioniera di tutto, onnipotente e impotente allo stesso tempo, separata dal mondo intero da potenti sbarre. Al cospetto della regina Kirsten troviamo un interessante drappello d'attori, tra i quali voglio citare il bravissimo Rip Torn (nel ruolo di Luigi XV, suocero di Maria Antonietta), la formalissima ciambellana Judy Davis (contessa di Noailles) e infine l'ingessato delfinotto Jason Schwatzman (il futuro Luigi XVI) e, tra l’altro, ha trovato un ruolo anche la nostra Asia Argento(nel ruolo di una donna di facili costumi come la contessa Du Barry, l’amante di Luigi XV). La Maria Antonietta adulta non è più un'Alice nel paese delle meraviglie, né una maliziosa reginella al ballo dell'Inconsapevolezza e dell'Adulterio, ma solo una trentacinquenne invecchiata all'improvviso, con tutta una vita trascorsa a non sapere del mondo e che d'un tratto si trova addosso il catastrofico sfasciume della Storia. Un film intelligente questo Marie Antoniette, istruttivo ma anche carico di una sua sottilissima enigmaticità psicologica, un film dal suo gusto sofisticato e dal tocco compassato del suo cinema da assaporare come un caldo brandy da meditazione Brava Sofia, ancora una volta hai dato prova della tua bravura, anche se superare la bellezza di Lost In Translation è un’impresa inarrivabile, almeno per me.
Nascosto nel buio di John Polson(2005)
Che a Hollywood non abbiano più idee ormai si era capito da tempo e questo film ne è un’ulteriore prova, un film che ricalca le atmosfere morbose e malate di “Shining”(molti sono i rimandi al film di Kubrick, dalla salita sulla montagna a inizio film alla villa di campagna, al senso di isolamento che si respira in quel luogo così solitario e fuori dal centro abitato al rapporto in questo caso padre-figlia che ricalca un po’(o perlomeno cerca di farlo) la poetica di “Psycho”, ma siamo davvero lontano anni luce da questi due immensi capolavori, “Nascosto nel buio” è una pellicola che, anche se tutto sommato piacevole, l’ho trovata decisamente banale, con un finale che avevo intuito già a metà film. Il cast è di tutto rispetto, una brava Elizabeth Shue e una brava anche se a tratti irritante Dakota Famming(attrice che non ha mai suscitato le mie simpatie), ma la mia attenzione è rivolta soprattutto al suo protagonista, nei confronti del quale ho sempre avuto un mio pensiero: De Niro: è un attore meraviglioso, immenso, grandissimo, ma a mio modesto parere il paragone con Jack Nicholson non sussiste e non è mai esistito(ripeto, parere puramente personale)…in questo film la differenza si nota parecchio, l’interpretazione di Bob mi è sembrata quasi una brutta caricatura, uno scimmiottamento dell’intensa e magistrale interpretazione di Jack in “Shining”…ho sempre trovato superiore Jack Nicholson in tutto, anche come finale di carriera… Concludo dicendo che è’ un vero peccato che ormai non esista più nessuno capace(o che abbia voglia) di scrivere una storia originale, si copia e basta.
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