Il Panterone: «Li ha fregati la loro superbia»
Capello:
è la prima volta in vita mia che esulto così, mi piacerebbe rifarlo
10 marzo 2005
di Alessandro Alciato
TORINO. Il primo a urlare di gioia è proprio
Zalayeta, l’uomo del gol decisivo: «
Un traguardo importantissimo, un’impresa straordinaria. Per noi era come una finale e non l’abbiamo fallita. Dobbiamo festeggiare per questo exploit». Il segreto della vittoria?
«Uno su tutti: la nostra umiltà. Il Real era venuto a Torino sicuro di farci fuori, aveva giurato che ci avrebbe segnato tre reti. Invece se n’è andato con due gol sul groppone. Anche noi eravamo certi di fare una grande partita e l’abbiamo dimostrato: sul campo».
Poi arriva
Capello. Come il ragioniere più sfigato del mondo, Ugo Fantozzi. Solo, molto meno sfigato. E decisamente più felice. E più forte. E più veloce. È stata la serata della Juventus, è stata la notte di Fabio Massimo. Che per festeggiare il 2-0 sul Real Madrid, non ha aspettato un secondo. Quando arbitro fischia, tecnico impazzisce: Boskov avrebbe sintetizzato così. Perché Capello, quello che in teoria non sorride mai, quello che dovrebbe essere allergico alle emozioni, quello che la felicità questa sconosciuta, sul fischio di Merk ha iniziato a correre verso lo spogliatoio a velocità da ritiro-patente.
Una corsa vera, spontanea, quasi strana. E urlava.
«Un urlo fantozziano». E correva:
«Non avevo mai esultato così in vita mia». Una pausa, poi una rettifica modello palla di vetro:
«Spero di esultare così altre volte, in vita mia».Vita europea, per lui e la Juventus. La Champions League va avanti, lo 0-1 di Madrid è diventato 2-0.
«Non è che il Real fosse dimesso, semplicemente siamo stati troppo forti per loro», filosofeggia
Zambrotta. «
Cuore e qualità, ecco con cosa abbiamo vinto», aggiunge lo stesso Capello. Felice e contento, come solo quelli che escono da una favola sanno vivere
Invece, il vento è cambiato. Come nel 2003. È stata un'altra impresa, «e ora non ho assolutamente preferenze sull'avversaria da incontrare nei quarti di finale». Ancelotti vuole evitare la Juventus, «io non voglio evitare il Milan. A me va bene la squadra che ci regalerà il sorteggio. Sapete perché? Perché chi vuole arrivare fino in fondo come la Juventus, deve superare tanti ostacoli».
Tutti contenti, quindi. Compreso Tacchinardi, che però un cruccio ce l'ha. La prossima partita la vivrà da spettatore, causa squalifica, visto che ieri sera è stato espulso insieme a Ronaldo: «Il fatto è che io non andavo cacciato. Non ho tirato una gomitata a Ronie. La cosa vera è che lui mi ha colpito con un calcio da dietro, mentre io con la mano ho solo difeso la palla. Risultato: cartellino rosso per tutti e due. Ma io non andavo espulso». Per il resto, sorrisi anche per lui. E per Zebina: «È stata la partita dell'orgoglio, quella in cui tutti hanno tirato fuori qualcosa in più. Abbiamo passato il turno con pieno merito». E Capello ha ancora aggiunto: «Il Real, contro di noi, non è riuscito a fare quello che avrebbe voluto». Bella vittoria anche questa.
Ecco perché alla fine il tecnico è diventato Fantozzi. Con quella corsa un po' così, senza fine, verso gli spogliatoi. La cosa intrigante è che ora non si vuole fermare più. Domenica ha battuto la Roma, ieri il Real Madrid. Prima il suo passato, dopo quelli che tremare l'Europa fanno. Facevano, anzi.
da LA STAMPA
Poi voglio concludere riportande la parte finale dell'articolo della gazzetta.....
"Ma poi il Panterone Zalayeta decide che dagli undici metri non si tira. Tira lui, e l'ex-ultima punta bianconera saluta in un colpo solo quattro Palloni d'oro, Luxemburgo, Sacchi e Florentino Perez."
E rigodicchio un altro po.
