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Copincollo una riflessione sul formato della Coppa Italia presa dalla pagina "Calcio da dietro" di FB:
TRA IL DIRE E IL FARE C'È DI MEZZO LA COPPA ITALIA (E LA FIGC) Siamo di nuovo a parlare di Coppa Italia, e con lei si è levato nuovamente il coro di chi si indigna per un trofeo schifoso, indegno, iniquo, “demmerda” e via discorrendo, coro a cui si è unito nientepopodimeno che Damiano Er Faina ieri. Dischi rotti e senza un briciolo di competenza e capacità di contestualizzazione storica e politica. Chi dirà che si deve ricorrere al modello FA, oppure a quello francese, per il quale sarebbe però necessario aver vinto ad Adua nel 1896 e aver trattenuto lo scatolone di sabbia della Libia alla fine della Seconda Guerra Mondiale. “Quello sì che è calcio vero”. Allora sta a noi ricostruire il puzzle e ricordarvi, come abbiamo già fatto in numerosi pezzi precedenti, che la Coppa Italia è una Coppa di Lega e non federale. Per questo motivo le partecipanti alla Lega fanno, pure giustamente, i propri interessi. È una coppa che non ha lo scopo di promuovere il calcio italiano a tutti i livelli e non lo è mai stata. Lo è, invece, la Coupe de la France, ad esempio, con la FFF che inietta denaro per finanziare le trasferte oltreoceano del Hienghène Sport (Nuova-Caledonia), ad esempio, che ha ospitato l’US Thionville al 7° turno nel novembre 2023. Cosa impedisce ulteriori riforme del format? Che funziona così. È un trofeo che funzia dal lato economico, quindi perché ritoccarlo? Mediaset, nell’ottobre 2023, si era aggiudicata i diritti per tre stagioni per 58 mln di € all’anno, ben 10 in più rispetto alla precedente asta, e più del triplo del triennio RAI 2015/18 (22 mln a stagione). Da 66 mln di € a 172 in poco in un decennio: il valore della Coppa e della Supercoppa erano più che triplicati. Nella solita polemica che vede una moltitudine di appassionati chiedere l'allargamento della manifestazione ai piccoli club, sorteggi integrali, big sin dai primi turni, sarebbe opportuno chiedere conto alla FIGC, che non ha mai voluto assurgere a sé la Coppa Italia per darne un carattere "popolare". Quindi palla alla federazione, che tranne per le edizioni del 1922 e del 1926 (interrotta per problematiche di intasamento calendari) non ha mai organizzato la Coppa e l'ha creata più in risposta ai club dissidenti e scissionisti riunitisi nella Confederazione calcistica italiana agli albori degli anni '20 del secolo scorso. Torniamo sopra. Siccome, dunque, funziona dal punto di vista economica, consuma poco, non sporca, permette alle big di incassare cifre non malvagie, visto che, per la stagione 2024/2025, la struttura dei premi è stata circa 400.000 € per gli ottavi, 800–850.000 € per i quarti, circa 1,5–1,7 mln di € per la semifinale, 1,9–2,0 mln per la finalista perdente e 4,4-4,6 per la vincente, mettiamocela via che di riforme di format, all’orizzonte, non ce ne sono. C’è comunque qualcosa su cui si potrebbe metter mano per aumentare l’appeal della tanto bistrattata e odiata coppa? Perché, al di là di quel che si diceva sopra, lo spettacolo offerto da quest’ultimo turno è stato, per lunghi tratti, deprimente. Ci si lamenta della prevedibilità, ed ecco che quindi nell’unico ottavo con una squadra di B il Venezia di Stroppa si schiera 11 riserve a San Siro, perché c’è da preservare “la Ragion di stato” della rincorsa alla A, con zero rispetto di quei 1700 cristi che dalla laguna si sono imbarcati per la trasferta a Milano. Ecco, a proposito, i dati del pubblico. Per Juventus-Udinese i tifosi ospiti erano 21, per Atalanta-Genoa 407, per Napoli-Cagliari 6, per Bologna-Parma 437, per Lazio-Milan 4077. Al di là del dato romano, gli altri fanno decisamente pensare. Quindi? Perché non dedicare, ad esempio, un weekend alla Coppa come capita in Inghilterra. O, ancor meglio visto il periodo dell’anno in cui si svolgono gli ottavi di finale, trasformare il Boxing Day in una giornata di coppa nazionale. Un precedente quasi c’è: derby Milan-Inter, 27 dicembre 2017, 8.267.000 spettatori e 32.4% di share su RAI 1, in una serata in cui su Canale 5 era trasmesso “Miracolo nella 34esima strada” (3.021.000 spettatori, 12.5%) e su Italia 1”Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo” (1.559.000 spettatori, 6.2%). San Siro ne contava quasi 50000, ma il richiamo era decisamente minore che ora. Le ipotesi di collocamento in date alternative, insomma, stuzzica, per ridare un minimo di linfa mediatica alla odiata coppa, soprattutto riavvicinare allo stadio il tifoso, che in poltrona comunque la guarda, eccome. Lazio-Milan? È stata vista da 2.8 mln di spettatori, Juve-Udinese 2.6, Inter-Venezia 2.1, Napoli-Cagliari 1.8, Bologna-Parma 1 e Atalanta-Genoa 691,000, a riprova della bontà dell'investimento Mediaset di qualche anno fa C’è chi richiama la fase a gironi d’agosto degli anni 70’-80’, le andate e i ritorni, ma finché rimarrà concepita come una Coppa di Lega così sarà, e meno è lo sforzo per arrivare ad avere il più avanti possibile le sette sorelle, meglio è. Possiamo pure unirci al coro degli indignati che ne vorrebbero l’abolizione, la rivoluzione romantica e oltreoceaniche, a chi invoca Inter-Cjarlins Muzane, ma tanto tocca alla FIGC. Tocca dire: “Aspetta e spera”. Tocca dire: “Chi vive sperando muore…”
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La condivido abbastanza, faccio alcune considerazioni sparse:
1. Per dare più valore alla Coppa Italia, metterei tutte le partite a fine stagione, in cui non hai l'alibi del privilegiare il campionato per far giocare le seconde linee. Sei alla fine, dai tutto quello che ti è rimasto, e se hai toppato in campionato hai un modo per salvare la stagione. 2. Non raccontiamoci palle: è bello raccontarsi della FA cup, ma i tifosi vogliono veder andare avanti le big, specialmente se sono quelle che tifano loro. Possiamo raccontarci tutto quello che vogliamo, ma alla gente non gliene frega niente di vedere una semifinale come Bologna-Empoli. Poi per carità, la storia della piccola che elimina la grande fa sempre piacere, ma se tutte le grandi cadono, cade anche l'interesse per la coppa. 3. Nei fantastici anni 90, quelli in cui tutto nel calcio italiano era fatto a meraviglia etc etc, la Coppa Italia la giocavano in 48 squadre, e le squadre di serie A entravano ai 16mi. Ok, un turno prima di adesso, ma non è che ci sia questo grande cambiamento profondo. 4. L'Inter e il Napoli hanno giocato con le riserve, ed erano gli ottavi, ed erano contro avversari di serie A / alta serie B. Pensiamo veramente che se li mandassimo a giocare i 64mi contro il Pizzighettone manderebbero i titolari?
Poi, detto ciò, quello che conta è l'interesse dei tifosi. E l'interesse dei tifosi parla chiaro, se in semifinale c'è Inter-Milan, ci sono 6 milioni di spettatori. Se c'è Empoli-Bologna, ci sono tra 1,5 milioni e 2 milioni di spettatori.
Poi personalmente se avessi carta bianca farei: - 64 squadre partecipanti (A+B+migliori di C) - tabellone tennistico sulla base della classifica del campionato precedente - partita secca - per il primo incontro sorteggio della squadra ospitante, per gli incontri successivi tra le due squadre si fa l'alternanza di campo (come funzionava una volta in coppa Davis) (a meno di accordi tra le società) - finale in campo veramente neutro - il tutto in tre settimane a fine stagione, finendo prima il campionato, con due partite a settimana (turno infrasettimanale e domenicale)
Tutto questo ovvio, senza pormi nessuna considerazione di quello che vuole il pubblico o di cosa fa guadagnare di più.
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