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SECONDO ZILIANI (1 dicembre 2012)
PIRLO, voto 5,5. La marcatura ossessiva che Ventura gli riserva appiccicandogli Meggiorini ogniqualvolta la Juve è in possesso di palla – cioè quasi sempre – lo innervosisce. Non gioca tranquillo, Pirlo, e lo si vede al minuto 41, quando va sul dischetto e calcia il peggior rigore della sua lunga e luccicante carriera, con palla sulla Mole, nonostante Meggiorini non ci sia più (sostituito da Di Cesare dopo il rosso a Glik). Che il mancato podio al Pallone d’Oro lo abbia depresso? AVVILITO.
MEGGIORINI, voto 5,5. Sarà il morale sotto i tacchi per gli zero gol segnati finora in campionato, sarà il bombardamento di raccomandazioni di Ventura sull’importanza di andare a disturbare Pirlo ad ogni inizio-azione, sta di fatto che il 27enne attaccante granata a tutto pensa tranne che a far gol; e fa male, perché al 22’ – su dormita classica di Bonucci – si ritrova sui piedi la palla del possibile 1-0 granata, ma tutto solo davanti a Buffon, defilato a sinistra, opta per un esterno sinistro che non gira a sufficienza: palla a lato e fine dei sogni granata. La sua partita dura 39 minuti: dopo l’espulsione di Glik, è lui a lasciare il posto al difensore Di Cesare. STRANITO.
POGBA, voto 7. Nel primo tempo il solo attaccante pericoloso della Juve è un non-attaccante, cioè lui: che al 25’ ha sul piede la palla del più facile dei gol, ma viene fermato da Rocchi per un fallo mai commesso su Gillet (colpito da Ogbonna). La cosa lo stizzisce alquanto, e di lì a poco, nel giro di 5 minuti lascia partire due insidiosi destri da fuori area: il primo (30’) manda in crisi Gillet, nell’occasione impreparato; il secondo viene deviato in angolo, stavolta con sicurezza, dal portiere granata. Scatenato, è lui a procurare il rigore (sbagliato da Pirlo) con una destabilizzante serpentina in area. In avvio di ripresa, sbaglia un gol fatto di testa, a un passo da Gillet, su intelligente spizzata di Bendtner. Vivo e voglioso: averne di giovani così. TEMIBILE.
GLIK, voto 3. Forse in settimana gli hanno parlato del tremendismo granata, che nei derby diventa leggendario, e lui ha frainteso; oppure non capisce ancora bene l’italiano, il 24enne difensore polacco ex Bari ed ex Palermo, e capisce Roma per Toma; sta di fatto che al minuto 35 del suo primo derby torinese Glik impazzisce e se Giaccherini non esce con tibia e perone a pezzi – dalla sua aggressione – è per grazia ricevuta. Lascia un Toro già drammaticamente inferiore in condizioni di opposizione disperate. DISSENNATO.
GIOVINCO, voto 6,5. La cosa migliore del suo derby non è tanto il gol, sia pure bello, firmato al minuto 66 con staffilata di destro su goloso invito di Vucinic, quanto lo splendido cross su cui Marchisio, al minuto 56, si catapulta di testa in tuffo scaraventando in rete la palla dell’1-0 – sospiratissimo – della Juventus. Buon secondo tempo, il suo, dopo 45 minuti giocati con una frenesia e una concitazione quasi autolesionistiche, per non dire comiche. Detto questo, non è contro il Toro in versione Croce Rossa che Giovinco deve mostrare di meritare i gradi, ma in sfide più vere e importanti. PIMPANTE.
GILLET, voto 6,5. Nel primo tempo gli va tutto bene, anche se lui s’impegna per fare andare tutto male. In particolare, l’arbitro Rocchi lo grazia al minuto 25 quando in uscita scomposta perde palla scontrandosi con Ogbonna: Pogba può segnare (o far segnare a Vucinic) il più facile dei gol, ma Rocchi vede un fallo del tutto inesistente e ferma il gioco. Poi, è Pirlo a graziarlo dagli 11 metri calciando alle stelle un penalty da film horror. Ansie e insicurezze lo abbandonano nel secondo tempo: e anche se la Juve passa e alla fine dilaga, lui è bravo ad opporsi al tiro a segno sfoderando interventi a raffica, specie su Vucinic, che proprio non ce la fa a bucarlo. INQUIETO.
MARCHISIO, voto 7,5. Alla fine il 3-0 dice che non c’è stato match; ma se la partita non è diventata stregata – e poteva diventarlo, specie dopo il rigore fallito da Pirlo – il merito è quasi esclusivamente suo; che segna un gol di testa a mo’ di Paolo Pulici, o di Bobo Boninsegna, da vero rapace dell’area di rigore; e un secondo gol, quello che pone la lapide sulla fossa granata, con un sinistro al volo di rara bellezza (come di rara bellezza è l’assist, con stop di petto, che gli fornisce Vucinic). Quando si dice poco fumo e molto arrosto. PROVVIDENZA.
SANTANA, voto 7. Di gran lunga il più in palla del Torino, anche se – purtroppo per lui – predica nel deserto. Lo capisce subito, il 31enne argentino, fin dal minuto 4 quando è bravissimo a liberarsi al cross sulla destra: sul suo spiovente, davvero invitante, Cerci arriva in imbarazzante ritardo. A tratti sembra il Santana scatenato e imprendibile dei tempi belli del Chievo, ma attorno a lui c’è il mortorio: insomma, fatica sprecata! ABBANDONATO.
VUCINIC, voto 7. Si vede lontano un miglio che ci terrebbe a fare gol, ma proprio non è serata. S’innervosisce, Rocchi gli sventola sotto il naso un cartellino giallo, ma la pagnotta Vucinic se la guadagna lo stesso con numeri e colpi di classe da raffinato campione: vedi lo stop di petto che diventa invito a nozze per Marchisio sul gol che all’83 chiude la partita. Suo anche l’assist per il 2-0 di Giovinco. CHIC.
JUVENTUS (4-3-3). Buffon s.v.; Litchtsteiner 6, Barzagli 6+, Bonucci 5,5, De Ceglie 6-; Pogba 7, Pirlo 5,5, Marchisio 7,5; Giaccherini 6,5 (Bendtner 6), Vucinic 7, Giovinco 6,5. Allenatori: Alessio-Conte 6,5.
TORINO (4-2-4). Gillet 6+; Darmian 6,5, Glik 3, Ogbonna 6, D’Ambrosio 6; Basha 5, Gazzi 6; Cerci 4,5, Bianchi 4,5, Meggiorini 5,5 (Di Cesare 6), Santana 7. Allenatore: Ventura 5.
ARBITRO: Rocchi 5.
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