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Zeman non ha ancora fallito
Di Stefano Olivari 2 nov 2012
Parma-Roma non si sarebbe dovuta giocare, fra le tante partite disputate sotto la pioggia nel turno infrasettimanale di serie A quella del Tardini è stata di sicuro la più irregolare. Se esistesse ancora ‘Mai dire gol’, la trasmissione della Gialappa’s (ma perché non la rifanno?) potrebbe campare mesi sugli episodi visti nei 90′ di non gioco. Non gioco, ma tante emozioni, con l’ormai consueto suicidio giallorosso.
Da qualche settimana gli ‘haters’ di Zdenek Zeman sono silenti, merito di conferenze stampa senza le solite domande su fatti di quindici anni fa, ma anche i fedelissimi hanno perso un po’ di sprint. Non tanto per i risultati, perché a causa di una prerazione atletica da… atleti le squadre dell’allenatore boemo quasi sempre hanno iniziato le stagioni in questo modo: anche il super-Pescara dell’anno scorso in B non aveva cominciato in maniera travolgente, tanto per non fare i soliti esempi lontani nel tempo. Insomma, la Roma in questo senso non può che migliorare.
Quello che non sta funzionando nello Zeman 2012-13 è la capacità di entrare in sintonia con i suoi giocatori, nell’ottenere quell’adesione ideologica che vale più di qualche freccia sulla lavagna. Se quasi nessuno dei suoi ex parla male di lui, nemmeno quelli che per caratteristiche tecniche soffrivano il suo 4-3-3, una ragione ci sarà. Invece la Roma attuale, da De Rossi e Destro in giù fino ad arrivare a Pjanic, è attraversata da un vento di diffidenza contro Zeman, amplificato da alcuni ‘giornalisti’ (in senso ampio: chi non è giornalista al giorno d’oggi, del resto?) della Capitale legati alla vecchia proprietà o che traggono ispirazione da Luciano Moggi (a volte entrambe le cose).
Zeman sta pagando ancora una volta il suo aziendalismo, avendo accettato difensori di prospettiva o da Pescara, che stanno rovinando quello che di buono stanno facendo gli altri reparti al di là dei dotti dibattiti sulla posizione di Tachtsidis, e avendo accettato l’arrivo di Destro invece di quell’attaccante esterno che adesso sarebbe per lui fondamentale. Una situazione di transizione verso non si sa che cosa, che lavora a favore dei record di un silenzioso Totti (la Roma ha il migliore attacco della serie A, con 22 reti, insieme alla Juventus) ma non a favore della classifica (peggiore difesa in assoluto con 19 gol subiti).
Insomma, fra un paio di mesi Zeman potrebbe essere un perfetto capro espiatorio: a suo favore per il momento lavorano l’assenza di allenatori credibili per sostituirlo (a un eventuale Delio Rossi, troppo laziale e in lizza anche per sostituire Ferrara alla Sampdoria, la piazza non perdonerebbe niente), il fatto che la condizione atletica è buona e sta crescendo ma soprattutto quello che dietro alla Juventus e davanti alla Roma ci siano squadre con lacune importanti e che quindi alla sosta natalizia potremmo essere qui a fare ben altri discorsi.
Zeman non ha ancora fallito, i titoli sono già pronti ma bisogna rimandare ancora di qualche settimana la loro pubblicazione.
Secondo un lettore dell’articolo, pubblicato sul Guerin Sportivo
- Non è vero che non esistono giocatori a cui Zeman non stia sui cosiddetti. Lo si vede anche quest’anno, mentre per il passato basta chiedere, solo per restare a Roma, a Candela, Del Vecchio, Cafu, Di Biagio e altri che Zeman chiese a Sensi di vendere (parole di Sensi) e si può dire che già erano partiti. Poi rimasero tutti e vinsero lo scudetto. Lo stesso Di Biagio, dopo la sconfitta del Brescia ai playoff di serie B, playoff conquistati da Maran, all’affermazione di Zeman che “i giocatori non si erano impegnati abbastanza” rispose laconico: “il vizio di prendersi i meriti quando si vince e di scaricare le colpe sui giocatri quando si perde non gli è mai passato!”
-Non si capisce poi in cosa paghi l’aziendalismo, dato che i difensori li ha scelti lui di comune accordo con la società e alla chiara e ufficiale richiesta della società di intervenire sul mercato per acquistare in agosto un altro difensore lui si è opposto dicendo “non dobbiamo difendere, dobbiamo attaccare” (parole di Baldini). Tra l’altro non capisco che aziendalismo sia depauperare il valore del migliore acquisto del mercato (Destro), imposto dallo stesso Zeman quando già aveva in rosa Osvaldo e anche un cieco avrebbe capito che non potevano coesistere (lui se n’è accorto dopo 1 mese… ma intanto ha speso 15 milioni). Non capisco nemmeno come si possa rischiare di far partire a gennaio De Rossi preferendogli Tatchidis.
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