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Del Piero in Australia, uno schiaffo al tifo nostalgico
Riccardo Signori - Mer, 05/09/2012 - 17:51
Una scelta turistisco-esistenziale, in qual altro modo si potrebbe definire la scelta di Alex Del Piero? Se ne va in Australia onorato e riverito da tutti: quelli che lascia e quelli che raggiungerà dall’altra parte del mondo.
Ma sicuri che non abbia deluso qualcuno? Per esempio i vecchi tifosi suoi?
Dice Claudio Pasqualin, il primo procuratore di Del Piero, guida sicura per tanti giocatori: «Andare in Australia è una decisione fantastica, come fantastiche sono state le parabole alla Del Piero. Ale non si smentisce: alla vigilia del 2000, quando era mio assistito, firmò quello che fu definitivo il contratto calcistico del Millennio.
Ora va agli antipodi, nel Nuovo Continente, troppo banale per lui le Americhe e l’Africa, mentre in Antartide non si gioca. L’Australia con lui scoprirà che cos’è il calcio e noi tra un paio d’anni ci ritroveremo con una grande dirigente calcistico, con alle spalle un’esperienza da giocatore unica al mondo».
Descrizione perfetta, come potrebbe esserlo la profezia, ma chi amava il calcio, i tifosi che hanno amato Del Piero, per il quale si sono battuti contro i giochetti sottili della Juve, bene quei tifosi avrebbero voluto rivederlo nel calcio vero, pallone europeo vicino a noi, il calcio nel quale dire: guardate Del Piero e diteci se non era meglio lui di un Bendtner qualsiasi, scovato fra le riserve dell’Arsenal? Del Piero ha tolto il gusto della rivincita a questi tifosi. Normale che pensi a se stesso e alla propria famiglia, ma a questi “alleati“ Alex deve (doveva) qualcosa. Molto più di quanto debba agli attuali dirigenti juventini e al suo allenatore: a loro dovrà continuamente dire grazie, agli altri lo ha già detto abbastanza, sarebbe stupefacente (e preoccupante) se continuasse.
Ecco, questa scelta potrebbe avere il senso di una fuga dalla realtà e dalla sfida. Raul ha salutato il Real Madrid ed è andato allo Schalke 04 a raccogliere spiccioli di danaro, spiccioli di gloria e qualche gol importante. Ha vinto la sua sfida. Alex poteva provarsi con il Liverpool dove non gli avrebbero garantito un posto, ma poteva garantirselo lui con classe e reti. D’accordo, il Sion non gioca le coppe europee ma poteva portarcelo lui con l’aiuto di Gattuso.Non vogliamo pensare che Alex abbia pensato solo ad una questione di soldi e magari alla bellezza del posto (Sidney batte facilmente tutte le altre città proposte e non solo). Meglio credere che abbia serie intenzioni calcistiche. Peccato soprattutto per quei tifosi che volevano godersi una rivincita. Nessuno contro la Juve, ma qualcuno (vista la vendita della maglia numero dieci sono tanti) per Del Piero. Forse Alex è fuggito dall’ultimo sogno. Stavolta ha deciso l’uomo d’affari, non il calciatore.
Si cambia vita per un pugno di dollari
Tony Damascelli - Gio, 06/09/2012 - 07:27
Diciannove anni e nemmeno una parola.
Molti pensieri ma nessuna parola, vera, profonda. Di ringraziamento. Tra Del Piero e la Juventus non una separazione ma un divorzio. Quasi un fastidio a parlare della squadra che è stata sua e per la quale ha sofferto e dato tutto, anzi di più, come lui ha ribadito. Nessun accenno a Conte, al presidente Andrea Agnelli, a Lippi o Ancelotti, a Capello o Boniperti o Moggi, a una fetta di vita sostanziale e sostanziosa. È il passato, non conta più. Ma non è vero. Del Piero parte per l'Australia con il veleno sulla lingua, lasciando l'impressione di una rabbia tenuta sotto vuoto spinto, di una voglia di dire, spiegare mettendo sul tavolo la verità, la sua verità sugli ultimi fuochi, quelli che lo hanno bruciato e che hanno praticamente concluso il suo rapporto con la Juventus. È un epilogo amaro ma non mi sorprende perché Del Piero non è uomo di polemiche aperte e volgari, semmai lancia messaggi, anche con uno sguardo, una pausa di silenzio, un sorriso. Lo ha fatto anche in campo mai reagendo a provocazioni e insulti beceri.
Del Piero è stato una fetta importante della Juventus, chi lo nega è ignorante o in malafede, ma proprio chi conosce la storia del club bianconero sa che lo stesso Del Piero ha goduto di una propaganda che lo ha portato a diventare leggenda anche se almeno quattro altri numeri dieci (di ruolo) bianconeri sono stati più forti di lui: Sivori, Platini, Zidane (numero 21), Baggio. La scelta australiana viene definita scelta di vita: tre milioni abbondanti di dollari per due anni in un football senza stress, con dieci squadre in gioco, lo sono sicuramente. Il progetto (non so che cosa sia anche in Italia) del Sidney e della A League è un manifesto che incanta i romantici. Personalmente avrei preferito che Del Piero avesse annunciato il proprio ritiro, tra gli applausi e la nostalgia. Oppure se avesse scelto di concludere la carriera in una realtà italiana di margine ma storica, per esempio la Pro Vercelli in serie B. A trentadue anni Platini decise di fermarsi, a trentaquattro Sivori, alla stessa età Zidane, a trentatre Boniperti. Alessandro Del Piero prosegue fino a quaranta nel luna park australiano, glielo permettono il fisico ma anche l'astuzia professionale. Ha preferito superare l'oceano e provare un'altra esperienza, per lui, per la sua famiglia che lui, a differenza di molti altri sodali, ha tenuto sempre da parte, rispettata e protetta con eleganza, come si dovrebbe fare. Ma il finale del film non mi è piaciuto. «Per un pugno di dollari» era più bello. E più vero.
Del Piero , siamo onesti. Una scelta x soldi. Continuare a fare un po’ di calcio lontano da polemiche. Certo di giocare in un campionato barzelletta almeno finché qualcuno si renderà conto che il suo fisico oggi è quel che è (e Lui lo sa benissimo). Il suo primo procuratore Pasqualin gli fece ai tempi un contratto che sballò gli ingaggi a venire. La sua carriera finì in pratica col grave infortunio, ed era ancora molto giovane. Poi un recupero che non lo riporterà + ai fasti iniziali.Alti e bassi. Non è uno spot x il calcio. In England, in Spagna e ovunque se ne fregano di questo trasferimento. E’ solo un avvenimento che da noi i media hanno amplificato. #@*§ Del Piero.
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