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Ebbene sì, nonostante lo scetticismo di molti (organizzazione in primis), l'ostracismo di altri, la perculaggine di alcuni e la bidonaggine di un paio, il raduno s'è fatto.
Tutto inizia alle 20 di sabato sotto l'ago di Cadorna, dove si trovano i protagonisti di una nebbiosa notte meneghina: Arres, Lety (passata solo per un saluto veloce), Capitano, Bartoli e Poncio, che indossa un copricapo misto tra quello di Lee Van Cleef ne "Il buono, il brutto, il cattivo" e quello di Indiana Jones. Mancano solo AE, che in quel momento sta volando sui cieli della Lombardia, e Pingu Viola, che dopo aver garantito a più riprese la sua presenza è scomparso nel nulla.
Cominciamo la prima tappa del nostro pellegrinaggio, andando verso s. Agostino, dove la leggenda ponciesca assicura esista un bar che fa vedere la partita e che fa pagare la pinta di Carlsberg soltanto tre modici euri. Nel pellegrinaggio, non manchiamo di fare un giro per tutte le vie scure della città, visto che Bartoli ci aveva detto di avere un appuntamento in una delle suddette vie con un uomo e il suo pastore del Caucaso.
Purtroppo la nostra ricerca non porta frutti, e, mogi mogi, entriamo nel bar. Inizia la partita, il Milan domina in lungo e in largo, segna (ma non vale), non gli fischiano un fallo da rigore, e serpeggia pessimismo tra la componente rossonera della comitiva. Alla mezz'ora arriva la notizia che tutto l'Artemio Franchi aspettava. No, non l'ingresso di Pato in campo, ma l'arrivo di AE, sbarcato dall'aereo, dal Malpensa express e dalla metropolitana verde direzione Assago/Abbiategrasso (la piazza, non la città).
Con l'arrivo del nisseno, i milanisti raggiungono la maggioranza assoluta (in attesa che arrivi Pingu a tenere alta la bandiera viola), ma questo non aiuta la squadra di Allegri: palo di Pato ed Emanuelson tira addosso a Boruc un gol fatto, salvando la squadra viola e l'avatar di Bartoli ("Se segna Emanuelson, domani mattina te lo ritrovi come avatar" cit. Capitano).
Finisce la partita, Pingu non si è fatto vedere, la Fiorentina esce tra gli applausi (commento generale: solo perchè non c'era Mihajlovic in panchina) e riprendiamo il pellegrinaggio verso la seconda stazione della nostra via crucis.
Mentre Poncio-il-cicianebbia guida il nostro manipolo di eroi in direzione navigli, sentiamo un "oooh" di meraviglia. E' forse Povia che ci ha seguiti con un bambino? No! E' AE che non è riuscito a trattenere il suo stupore di fronte al prodigio della tecnica e della civiltà moderna, che fanno di Milano un fiore all'occhiello dell'Italia per quanto riguarda la modernità: un tram.
Arrivati al locale, scopriamo alcune cose:
1- Si dice "il gnocco fritto" e non "lo gnocco fritto".
2- Poncio si è ben guardato dal prenotare, nonostante i numerosi solleciti, mettendo così in forse la sua nomina a ministro della ristorazione.
3- Poncio ci ha portati a mangiare lo gnocco fritto solo per recuperare un paio di occhiali dimenticati da amici suoi settimane prima.
A causa del punto 2, è facile immaginare che dobbiamo attendere un buon quarto d'ora prima di poterci sedere AL CALDO a sfondarci di gnocco fritto. E scopriamo che tra di noi erano presenti due atei blasfemi che non venerano il culto del suino: Bartoli e AE non hanno toccato gli affettati da mangiare con lo gnocco fritto!!! Vergogna!!! Bannateli!!!
Nonostante tali eretici, la cena va benissimo (un po' di crisi sulla scelta dei vini... facile scegliere il rosso, ma quale?) e ripartiamo per tornare a Cadorna.
Sulla Darsena, abbiamo l'illuminazione che non abbiamo fatto nemmanco una foto che sia una! Il pampa AE supera le barriere linguistiche e riesce a convincere un indigeno a farci una foto, poi un'altra perchè c'erano i fari di una macchina, poi un'altra ancora perchè c'era un lampione, poi un'altra ancora e poi... ha avuto un minimo di decenza e si è accontentato.
A questo punto la comitiva di divide, con Poncio che si incammina verso piazza Napoli, portando con sè AE alla disperata ricerca della casa del suo amico che lo deve ospitare (nonostante la perfidia di Cap che - Tom tom alla mano - lo stava indirizzando dall'altra parte di Milano). Intrizziti dalla nebbia, gelati dal freddo, percorriamo a passo di marcia l'ultima tratta del pellegrinaggio e ci salutiamo là dove tutto era iniziato, sotto l'ago di Cadorna, temendo di trovare Pingu semicongelato ad aspettarci.
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