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Spero che qualcuno non l'abbia già postato...
E i tifosi urlano: «Vigliacchi»
Contestazione all’arrivo della squadra a Milano: Maldini perde la pazienza dal nostro inviato
MARCO DE MARTINO
MILANO - Carlo Ancelotti ha gli occhi rossi come le magliette del Liverpool e invece della Champions League si trascina dietro un trolley nero senza marca che traballa (come la difesa del Milan mercoledì...) sul pavimento sconnesso dell’aeroporto di Istanbul. Il contrasto è stridente. Da una parte il funerale del Milan, divise nere, facce nere, sguardi melanconici, mezze frasi pronunciate sottovoce, sospiri. E cinquanta metri più in là la gioia furibonda degli inglesi, con il biondo capitano Gerrard abbracciato alla Coppa e seguito da tutto un popolo che canta «You’ll never walk alone», non camminerete mai da soli, e si vede. Rafa Benitez, tecnico dei Reds, ha messo in fila Juve, Chelsea e Milan e ora il mondo lo guarda affascinato. Ancelotti invece ha perso contro Finnan e Biscan, due calciatori con nomi da topi dei cartoon, e ora Berlusconi lo guarda preoccupato. Gratta gratta, dunque, la Coppa era solo un bel sogno. Così Ancelotti, un vincente che spesso non vince, si prende un Prozac, lo manda giù con un bicchiere d’acqua e si siede sull’aereo al posto 11A, proprio accanto all’uscita d’emergenza. Caso mai volesse scappare, è già vicino.
Quel che resta del Milan sale così sull’aereo che torna a casa e l’immagine ricorda da vicino la ritirata dell’esercito di Napoleone in Russia. Seedorf ha una borsa di ghiaccio su un piede, Stam un cerotto sul naso, Pirlo dorme a bocca aperta, Nesta sembra abbia preso una mattonata in testa, Dida si è tolto le scarpe ed è incastrato in un sedile centrale, Maldini ha i capelli spettinati come un letto sfatto, Shevchenko invece ha gli occhi sbarrati e non sta fermo un secondo con le mani, nervoso come se fosse ancora in partita, con davanti quel muro di Jerzy Dudek che lo prende in giro. L’unico tranquillo sembra in fondo Costacurta, anche perchè sta abbracciato a sua moglie Martina Colombari e quindi se ne frega. In ogni caso è un aereo che sembra trasportare un feretro, più che una squadra: lo stereo a bordo trasmette una messa da requiem; il dvd un film tristissimo con feriti e ospedali; e Ancelotti praticamente muto. Galliani lo ha riconfermato, in realtà tra gli uomini dello staff è cresciuto a dismisura il partito di quelli che lo vogliono rimandare a casa (non ha polso e non sa gestire le partite sono le cose più carine che si sentono in giro sul suo conto). E così la sua scelta non sarà facile: perchè se molla lui sembra una fuga; mentre, se rimane, il Milan rischia di diventargli un inferno al primo pareggio, con il tormentone delle formazioni di Berlusconi e via andare. Sarà per questo che gli occhi gli girano intorno come le rotelle di un robot impazzito.
Curioso: avesse vinto, tutto sarebbe stato facile, si andava avanti all’infinito. Invece ha perso e allora si fanno i conti per esempio alla difesa, un gerontocomio, Cafu 35 anni, Stam 33, Nesta 29, Maldini 37, Costacurta 39, Pancaro 34. L’aereo atterra mentre tutti dormicchiano e parlano ancora della partita. Dice il figlioletto di Maldini poco davanti a noi: «Papà, perchè avete perso? Non vincevate tre a zero? Che è successo? Mi dici la verità?». E Maldini guarda fuori dal finestrino.
Non proprio amichevole invece a Malpensa l’abbraccio dei tifosi alla squadra. Al controllo passaporti si formano due file, i tifosi di qua e i giocatori di là, e una mezza dozzina di supporter esagerano con insulti tipo «Finti. Vigliacchi. Avete giocato cinque minuti. E il cuore? E l’orgoglio? Vergognatevi. Siete delle gay...» così Maldini da bravo capitano esplode, risponde duro «andate affan...», e si sfiora il contatto, scongiurato dopo un po’ dalla polizia che interviene e si mette in mezzo a far da scudo. Le cose non vanno meglio fuori dall’aeroporto dove un centinaio di tifosi accoglie la squadra addirittura con una canzoncina sfottente, «Perchè, perchè, tre a uno, tre a due, e tre a tre...». Anche qui Maldini viene trattenuto a stento dalla moglie, poi tutti lividi in faccia salgono sui loro fuoristrada enormi e se ne vanno a casa. Fine di un sogno. Fine del funerale. E’ stata una bellissima cerimonia.
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Ma voglio dire...
Sei un giornalista del Messaggero...okay, è un quotidiano di Roma e tu probabilmente non sei un tifoso del Milan...okay...
ma è mai possibile scrivere (e pubblicare) un articolo del genere?
Naturalmente, non mi riferisco ai fatti: se lui sa dell'avvenuta contestazione, e della reazione di Maldini, è assolutamente giusto riportarlo (anche se non l'ho letto in alcun altro giornale, e va be).
Mi riferisco al modo con cui vengono narrati. Non solo descrive facce tristi, gesti, parole, con malcelata soddisfazione; questo De Marino mette in ridicolo, sfotte, fa diventare grottesca quello che, semplicemente, era il quadro "normale" di una comitiva delusa. Trattasi di una vergognosa maramaldeggiata, da parte di uno che palesemente non aveva alcuna voglia di commentare (come la sua professione richiederebbe) un'eventuale successo del Milan, e che ora, sollevato per lo scampato pericolo, può sfogare vilmente un livore accumulato nel tempo.
Che schifo.
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