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5a puntata che riguarda gli anni Settanta, una decade ricchissima di grandi allenatori. Chi è stato il più grande?
RINUS MICHELS: il Generale, il tecnico del secolo secondo la Fifa, il padre del calcio totale. Per molti esperti come per Cristo nel calcio esiste un prima e un dopo Michels. Tatticamente ha ripreso concetti di derivazione danubiana (zona, applicazione del fuorigioco, interscambi di ruoli) ma li ha saputi miscelare alla grande con molte peculiarità dei popoli nordici, soprattutto la fisicità esasperata ed il ritmo elevato. Ha inaugurato il ciclo vicnente dell'Ajax, poi completato da Michels, non è riuscito però a fare lo stesso con il Barcellona nonostante non siano mancate le vittorie e i successi, al di là di quanto fatto sul campo. Nel corso della carriera Michels ha comunque saputo spesso variare moduli e sistemi di gioco, non rimanendo ancorato al suo caro totaalvoetball: ai vittoriosi europei del 1988 utilizzò il 4-4-2 in linea mentre a fine carriera fu tra i primi assieme al suo allievo Crujiff a sperimentare una difesa a tre pura rialacciandosi al Sistema. Per Johann Crujiff fu una sorta di secondo padre.
ERNST HAPPEL: dall'aspetto sembrava più un agente delle SS che un allenatore: antipatico, odioso, scostante. Per i suoi tanti nemici era semplicemente "Der grantler" (il brontolone), per i suoi giocatori, a cui non rivolgeva mai una parla né un complimento nemmeno dopo le sue tante vittorie, era invece "il tiranno". Eppure, nonostante l'antipatia viscerale del personaggio, Happel è stato un genio come pochi, una sorta di Mozart del calcio. Le sue squadre erano un'orchestra camaleontica ed indecifrabile, qualcuno coniò il termine di "zona-catenaccio", in effetti il calcio di Happel era una perfetta sintesi tra quello all'italiana e quello totale. I miracoli del Feyenoord, quello a metà del Bruges ma anche quello dell'Amburgo (la finale Juventus-Amburgo è uno dei più sontuosi capolavori di tattica di sempre) portano la sua inconfondibile firma.
UDO LATTEK: l'artefice indiscusso di due delle più grandi squadre tedesche di tutti i tempi, il Bayern Monaco ed il Borussia Moenchengladbach (anche se in questo caso raccolse in eredità il lavoro di Weisweiler). Tatticamente esprimeva un catenaccio in chiave teutonica molto eclettico e variabile, Allenatore tedesco in tutto: mentalità, pragmatismo e concretezza, è l'unico tecnico ad aver vinto tutte e tre le coppe europee assieme al nostro Trapattoni.
BOB PAISLEY: il teorico del pass and move, miscela alla perfezione calcio inglese e calcio totale, dando però una spiccata impronta fisica al suo Liverpoool. Riesce a raccogliere l'eredità di un mostro sacro come Bill Shankly e Con il Reds apre un ciclo leggendario ed ineguagliabile. Tre Coppe Campioni, anche se con lo stesso club, sono un record tuttora insuperato.
BRIAN CLOUGH: una sorta di Paisley di provincia, eccentrico, ruspante, sbruffone, un po' naif. Cloughie era un motivatore portentoso, sapeva estrarre il meglio da tutti, soprattutto da giocatori modesti o in cerca di rilancio. Dopo il miracolo col Derby County e i 44 maledetti giorni di Leeds, Clough compì l'impresa che lo porterà alla leggenda imperitura: portare un club dalla B alla Coppa Campioni (vinta due volte di seguito) in tre anni. Dal punto di vista tattico il calcio di Clough era molto simile a quello professato da Paisley, un gioco più corto e palla a terra, diverso dal palla lunga e pedalare tipico delle squadre inglesi coeve.
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