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Cristiano Ronaldo nel mirino della stampa portoghese. All'indomani dell'eliminazione dal Mondiale, i media lusitani hanno concentrato intorno al fantasista del Real Madrid il loro malumore. A difendere il giocatore è però intervenuto il suo nuovo allenatore al Real, José Mourinho, che ha lanciato anche qualche accusa al ct del Portogallo Queiroz: "Ha messo troppa pressione su Ronaldo -ha dichiarato Mourinho 'Radio Onda Cero'- Una cosa che nella mia squadra non può succedere".
L'ex tecnico dell'Inter ha rassicurato Ronaldo: "Adesso deve andare in vacanza e stare tranquillo. Nella prossima stagionne sicuramente non metterò mai sulle sue spalle la responsabilità di tutta la squadra".
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Un’eliminazione mondiale non può mutare l’essenza di un giocatore, questo è chiaro. Neanche una stagione gl0balmente difficile, senza gloria né trofei all’attivo. Un fenomeno vero resta tale a prescindere da tutto, e certamente Cristiano Ronaldo è tuttora tra i primi due o tre giocatori più forti al mondo. Detto questo, è bene ricordare che per mantenersi ai livelli più alti non bisogna mai perdere l’arma dell’umiltà. Sentirsi infinitamente grandi, se non persino invincibili, rischia di rivelarsi un boomerang clamoroso. Nel calcio chiunque, anche il più forte, per rendere al meglio deve lavorare sodo, con il massimo della determinazione. Il buon CR9, nell’ultimo anno, ha dato più l’impressione di voler esaltare il proprio mito, anziché andare alla ricerca di successi collettivi.
Il tutto parte un anno fa: addio Manchester United, si va al Real Madrid. Una scelta condivisibile per certi versi, anche se abbandonare Sir Alex Ferguson e l’Old Trafford dal punto di vista storico non è mai stata una grande trovata (i casi Beckham e Van Nistelrooy sono ancora freschi e recenti). Ma forse, dopo due finali di Champions (una persa ed una vinta), un cambiamento era dovuto. Il fatto è che qualcosa sembrò esser mutato nella testa di Cristiano. Tecnicamente? Poco da dire. Egli è e resta, assieme a Leo Messi, il più grande campione della terra. Ma se lo stesso Leo offre sempre l’impressione di giocare per la squadra, cercando di esaltarsi all’interno di un’armonia collettiva, CR pare andar da solo. Del Real Madrid versione ‘zeru tituli’ di Perez e Pellegrini, il portoghese non è mai stato leader. 26 reti in 29 partite: bottino di tutto rispetto ma fine a sé stesso, se non si ha la capacità di unire un gruppo di giocatori, tramutandolo in squadra vera. Logico che il pluricollaudato Barça abbia reso di più alla lunga, e che in Champions la strada si sia interrotta presto e con mille rimpianti. Tanta delusione, per chi come Cristiano contava di tornare il migliore, nel club più blasonato al mondo. Tale sentimento d’amarezza lo ha accompagnato anche in un mondiale triste e malinconico. Vero che il Portogallo versione 2010 non faceva tremare gli avversari, ma il collettivo non è apparso coeso e stabile. Ronaldo capitano, un atto dovuto più che una reale e riconosciuta leadership. L’ottavo di finale con la Spagna è stato l’emblema della difficile stagione del fuoriclasse lusitano. E’ finita, finalmente. Da domani si riparte, con tanto di lezione appresa ed un filo in più di umiltà. Cosi sì diventa (e soprattutto, si resta) campioni assoluti.
Alessio Nardo
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Il Mondiale del Sudafrica completa la stagione orribile di Cristiano Ronaldo
Si è visto sfilare il Pallone d'Oro e il Fifa World Player da Messi, ha perso la Liga dal Barça, in Champions il cammino del suo Real si è chiuso mestamente agli ottavi contro il non irresistibile Lione (lui è stato uno dei meno peggio, ma è una magra consolazione). Stessa sorte per il Portogallo: fuori appena ha fatto il suo ingresso tra le top-16 del torneo sudafricano.
Certo, in questo caso c'è l'attenuante di esser stati eliminati da una super-big del calibro della Spagna. Ma può bastare questo a cancellare l'amarezza dei tifosi lusitani? La verità è che in patria criticano aspramente il rinunciatario c.t. Queiroz e le sue tattiche poco offensive, ma si sentono traditi anche da CR9. Un nome, un brand: la squadra è buona e se lui avesse giocato all'atezza della sua fama di fuoriclasse....
"La Spagna ha avuto David Villa, il Portogallo non aveva Cristiano Ronaldo", è il velenoso commento del Jornal de Noticias, mentre Publico sottolinea che "Cristiano Ronaldo non è riuscito a essere un più in questo mondiale". O Jogo ironizza: "Il vero Cristiano Ronaldo non ha giocato gli ottavi. In campo c'era un sosia".
Può bastare per far capire il vento gelido che tira attorno al giocatore più pagato al mondo (l'unico titolo che al momento è riuscito a conservare)? Un solo gol in tutta la manifestazione e poche giocate di alto livello. A esser cattivi Cristiano è parso quasi un corpo estraneo alla squadra più che un leader. Questa è un'accusa che dovrà affrontare di fronte ai portoghesi. Oltretutto pesano alcune parole dette a caldo: "La sconfitta? Chiedete all'allenatore". Un commento che è parso un voler scaricare le colpe su Queiroz. Poi la parziale correzione attraverso un comunicato: "Sono distrutto, completamente sconsolato, frustrato e infinitamente triste. Non c'è nessuna polemica con Queiroz, volevo solo dire che io non sono nella posizione di poter spiegare quello che è accaduto, l'allenatore può farlo. Sono un essere umano e come ogni altro essere umano soffro e ho il diritto di soffrire da solo. So anche di essere il capitano e mi assumo la responsabilità".
Può bastare? Neanche per sogno. Spento un incendio ecco che se ne accende un altro. Mentre usciva dal campo del Green Point Stadium è stato marcato a uomo da un operatore a bordo campo. Chiaramente nervoso, Ronaldo prima ha cercato di allontanarlo, poi ha guardato dritto in camera prima di sputare per terra. Gesto poco carino che carica di tensioni ancora maggiori questo suo flop Mondiale. Toccherà a José Mourinho rilanciare il campione in crisi. Lo Special da Madrid già fa trapelare la sua filosofia: "Se vinceremo, vinceremo tutti. Se perderemo, perderò solo io". Come dire: lasciate lavorare in pace il mio CR9...
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Da una delle miriadi Flop 11
Attaccante esterno – Cristiano Ronaldo
Il Pallone d’oro 2014 non riesce a consacrarsi in questa rassegna brasiliana, anzi mette a nudo tutte le proprie problematiche di gioco dimostrando al Mondo intero come a calcio si giochi in 11. Tecnica e prestanza fisica non sono messe in discussione, Cristiano Ronaldo è, insieme a Messi, il giocatore più forte del Mondo al momento, c’è poco da dire, però la “stecca” a questa Mondiali è notevole, un solo gol per lui, quando tra l’altro serviva a poco o nulla.
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