Per Franco Rossi nella finale di Usa 94 l'arbitro Puhl cerco' di far vincere l'Italia ma non basto'.
Retroscena mondiali 1994
MENO UNO: IL SUO.
Joao
Havelange, boss incontrastato della Fifa, decide sin
dall’inizio che il Brasile
deve vincere il Mondiale.
All’origine di questa decisione ci sono interessi politici
(Cardoso,
suo socio in affari è candidato alla presidenza del Brasile),
economici (il titolo ha un valore di oltre un miliardo di dollari) e
familiari
(suo genero è presidente della Cbf, la federcalcio
brasiliana).
La Seleçao sin
dalle prime gare viene aiutata dagli arbitri in
maniera anche sfacciata, persino
quando non ne ha bisogno, ma già
dopo i gironi eliminatori si accorge che Argentina
e Italia sono le
uniche due squadre che possono dar fastidio al Brasile.
Nei
mesi precedenti il Mondiale lo stesso Havelange aveva fatto di
tutto per portare
negli Stati Uniti, per motivi di popolarità e per
dar prestigio alla manifestazione,
Diego Armando Maradona, il
calciatore più bravo del mondo.
COME TI FACCIO
FUORI L’INTRUSO: MARADONA
Le prodezze dell’argentino possono entusiasmare gli
americani che
del “soccer” poco o nulla sanno, c’è la storia del doping (Maradona
si sta disintossicando) ma la Fifa, attraverso canali
semiclandestini fa
capire di essere a conoscenza che Diego sta
cercando di uscire dal tunnel della
droga (è cocainomane perso) e
che il suo nome difficilmente verrà sorteggiato per il
controllo
anti-doping.
Ma durante il Mondiale tutto cambia, dopo la partita con
la Nigeria,
l’arbitro estrae il numero 10: è quello di Maradona.
Le analisi
parlano di efedrina, una sostanza che può assere usata
“anche” per
disintossicarsi.
Diego è sospeso per 16 mesi dal tribunale Fifa che si riunisce a
Dallas e l’Argentina rimane senza il suo immenso fuoriclasse, che
nelle prime due
partite aveva fatto vedere di essere in uno stato di
forma vicino alla perfezione.
Così è più facile far fuori l’Argentina.
Al resto ci pensa l’arbitro
italiano Pairetto nell’ottavo di finale
contro la Romania.
Non espelle
un rumeno, nega un rigore ai sudamericani e gli
argentini lasciano il Mondiale con
la stessa convinzione di quattro
anni prima: con la convinzione di aver subito una
clamorosa
ingiustizia.
Rimane da far fuori l’Italia e Havelange impone come
arbitro per
l’ottavo di finale con la Nigeria, il messicano Brizio Carter.
Questi è un protetto di Canedo, il proprietario di Televisa (il più
potente
network televisivo dell’America centrale) e socio in affari
dello stesso Havelange.
Brizio Carter danneggia l’Italia (inaudita l’espulsione di Zola per
un
fallo mai commesso…) ma non riesce ad eliminarla.
E a questo punto scatta il
piano a favore degli azzurri.
FIFA CONTRO L’ITALIA MA L’UEFA CI E’
ALLEATA
Prima dei Mondiali statunitensi i rapporti tra Blatter, segretario
della Fifa e Matarrese, presidente della Federcalcio, erano pessimo.
Poi,
grazie ai buoni uffici di Paolo Casarin (ex arbitro di
grandissimo livello e molto
ammanicato negli ambienti
internazionali) tra i due era tornata l’armonia.
Blatter aveva perfettamente capito che non poteva continuare ad
essere il nemico
numero uno della federazione (quella italiana) più
ricca e potente (all’epoca era
proprio così) del mondo, una
federazione che avrebbe potuto risultare decisiva nelle
elezioni per
la presidenza Fifa nel 1998.
Tutto il buon lavoro di Casarin
rischia però di andare in fumo a
causa di una intervista concessa da Lombardo,
presidente degli
arbitri italiani.
Nell’intervista Lombardo ( che è sindaco di
Marsale ed è negli Stati
Uniti ospite della Federcalcio), pensa di far cosa gradita
a
Matarrese e definisce Blatter una sciagura per il calcio mondiale.
Blatter diventa furioso, ma Matarrese riesce a rabbonirlo.
Havelange nel
frattempo cerca di capire il nome dell’arbitro che gli
europei (perchè stavolta
tocca a loro) proporranno per agevolare
l’Italia nell’eventuale finale.
LA SPIA E’ AFRICANA GRAZIE CASARIN
In una riunione segreta con i rappresentati
africani, Havelange
avverte che boccerà qualsiasi candidatura di Casarin, che fa
parte
della commissione arbitri.
Nelle precedenti settimane Casarin aveva
dichiarato a più riprese
che il danese Mikkelsen sarebbe stato il più adatto a
dirigere la
finalissima.
Prima della partenza per gli Stati Uniti
partecipai ad una
conferenza stampa proprio nell’abitazione di Casarin a San Donato
Milanese.
E anche in quell’occasione disse a tutti i giornalisti presenti:
“Mikkelsen è il più bravo di tutti, è di un’altra categoria, non
vedo proprio
cosa potranno combinare per non designarlo come arbitro
della finale”.
Nessuno
dei presenti (me compreso) quella domenica mattina uscendo
dall’abitazione di
Casarin, si pose la domanda, che a posteriori
appariva sin troppo ovvia: perchè
Casarin si è sbilanciato così
tanto?
Durante la fase cruciale del Mondiale si
capisce benissimo il senso
di quell’intervento a favore di Mikkelsen.
I
giornali italiani continuano a scrivere che Casarin vuole
l’arbitro danese per
l’Italia e se ne convince anche Havelange.
Nel frattempo uno dei presenti
alla riunione segreta indetta da
Havelange con i rappresentanti africani, il somalo
Addo,
fa la spia a Casarin e gli riferisce le intenzioni del presidente
della Fifa: guarda che qualsiasi nome farete, lui lo boccerà.
Casarin ne parla con
Blatter e Matarrese e quando viene il momento
di presentare la candidatura per
l’arbitro che deve dirigere la
finalissima, viene fatto il nome di Mikkelsen,
sapendo benissimo che
Havelange metterà il veto.
Cosa che avviene puntualmente:
il presidente della Fifa vuole Don e
Casarin e gli europei propongono Mikkelsen.
ECCO COME VIENE INGANNATO HAVELANGE
Nemmeno per sogno, replica Havelange e Blatter
(naturalmente
“ispirato” dagli italiani con i quali aveva rifatto pace) tira fuori
a sorpresa il nome dell’ungherese Puhl, nome che viene subito
accettato,
anche perchè Havelang non può apertamente schierarsi
contro il segretario Fifa,
della quale è presidente.
A questo punto della storia occorre fare un passo indietro
di due
anni.
Nel 1992 per il “Torneo Baretti” a Saint Vincent la
federcalcio
italiana invitò due arbitri, l’ungherese Puhl e l’arabo Bujsaim.
Qualcuno all’epoca scrisse che erano stati portati in Italia uno
zingaro e un
cammelliere.
A distanza di due anni, a dimostrazione della lungimiranza di
Casarin, i due avrebbero arbitrato la finale per il primo e quella
per il terzo
posto ai Mondiali Usa.
Puhl nel frattempo diventa amico di Casarin (e della
federazione
italiana) e quando Blatter lo propone come arbitro della finale, dà
l’impressione di farlo per agevolare Havelange.
L’Italia, sventato il
pericolo Brizio Carter negli ottavi, viene
aiutata (e non poco) nei quarti e in
semifinale.
Contro la Spagna ad agevolare gli azzurri è lo stesso Puhl che non
vede un fallo (da rigore ed espulsione) di Tassotti su Luis Enrique,
mentre il
francese Quiniou non assegna un rigore alla Bulgaria per
mani volontario di
Costacurta (quindi anche cartellino rosso).
PUHL PERDONA TASSOTTI E
COSTACURTA:
E’ UN VERO AMICO
Il fallo di Tassotti su Luis Enrique è talmente
evidente (e
violento) che la Commissione disciplinare lo squalifica per otto
giornate.
Se l’Italia è favorita dagli arbitri, il Brasile non è da meno.
Comprensibile: mai e poi mai la Fifa permetterebbe ai Mondiali che
sono stati
organizzati negli Stati Uniti e che debbono forzatamente
propagandare il calcio una
finalissima (ad esempio) tra Romania e
Bulgaria.
Cosa anche possibile con
arbitraggi assolutamente imparziali.
Nella semifinale tra Brasile e Svezia,
sullo zero a zero, viene
espulso Thern e i sudamericani soltanto in undici contro
dieci
riescono a segnare il gol (Romario) che garantisce l’accesso alla
finale.
La partita che assegna la Coppa del Mondo viene giocata dalle due
più
prestigiose squadre: Italia e Brasile che nell’albo d’oro della
manifestazione
hanno scritto il loro nome per ben tre volte
ciascuna.
Ma Puhl ha favorito
veramente l’Italia nella finale di Pasadena?
La risposta è sì.
Non in
maniera evidentissima, ma da grande arbitro.
Si può ricordare che Mauro Silva
è ammonito dopo pochi minuti per un
fallo identico a quelli che più tardi commettono
Dino Baggio
e Berti, ai quali non viene mostrato nessun cartellino.
Si può anche ricordare che nella storia della nazionale brasiliana
in nessuna
partita ha ottenuto così poche punizioni a favore dal
limite dell’area: una
soltanto.
Ogni volta che cӏ un tackle tra un attaccante brasiliano e un
difensore italiano e i due vanno a terra, Puhl fischia sempre la
punizione a
favore dell’azzurro.
L’ungherese più di tanto, però, non può fare. Puhl una
mano la dà,
ma l’altra se la deve dare l’Italia, che non ci riesce, In ogni caso
gli azzurri non sono stati danneggiati…
Il Brasile vince la finale senza
l’aiuto dell’arbitro.
Per vincere il suo quarto titolo mondiale gli è
bastato
l’allenatore.
Quello dell’Italia.
Questa storia dell’Italia che
ha l’arbitro a favore e non riesce a
vincere, me ne fa venire un’altra che
raccontava spesso Artemio
Franchi, presidente Uefa e capitano della contrada della
Torre a
Siena.
La Torre da tanti anni, troppi, non riusciva a far suo il Palio
e
Franchi decise di intervenire.
Comprò tutti i fantini delle altre contrade
(al Palio ogni cosa è
permessa, sopratutto la corruzione).
Nonostante questo la
Torre non riuscì a vincere e Franchi ne rivelò
il motivo:
“Ho comprato tutti i
fantini meno uno: il mio”.
http://www.francorossi.com/2004/02/retr ... iali-1994/