Che fine ha fatto la scuola difensiva
italiana?
E’ possibile che dopo l’infortunio del
trentaquattrenne Cannavaro non si
siano trovati giovani seguaci delle
scuola difensiva nata con Burgnich e
proseguita con Gentile?
Le analisi si sprecano.
La colpa è di Arrigo Sacchi
“Un tempo si diceva ai ragazzi di
seguire l’avversario fino al bagno degli
spogliatoi; poi con Arrigo Sacchi si è
diffuso il gioco ‘a zona’; oggi
l’attenzione è principalmente rivolta
all’organizzazione tattica difensiva, ai
raddoppi, alle diagonali”.
La colpa è delle nuove regole
“Passaggi vietati al portiere, regola
dell’ultimo uomo; tutelano gli attaccanti
ma penalizzano la fase difensiva; una
volta si poteva strappare la maglia di
Zico, oggi ti ammoniscono solo se
l’attaccante sente il tuo fiato sul collo”.
La colpa è dei settori giovanili
“Non esistono più i buoni maestri di una
volta; oggi si spreca tempo ad
insegnare la tattica di squadra e si
perdono di vista la tattica individuale e
la tecnica di base”.
Marcello Lippi in un articolo del 2008,
lanciava una raccomandazione ai tecnici
dei Settori Giovanili perché dedicassero
una grande attenzione alla formazione
dei difensori:
“La nostra è stata da sempre la patria
dei grandi marcatori a uomo, oggi
invece vediamo che i giovani crescono
preoccupandosi solo di mantenere la
linea difensiva, “di salire” ed in
tantissime circostanze di mettere gli
avversari in fuorigioco; non crescono
più giovani capaci di marcare, di
prendere in consegna un attaccante in
determinate zone di loro competenza
ma, soprattutto, nelle fasi di palla
inattiva, vedo, invece, sempre più
giocatori, magari veloci e rapidi a
rimediare errori propri o dei propri
compagni di reparto, ma incapaci in
determinate circostanze di effettuare
una efficace marcatura a uomo; ho
avuto tanti calciatori che avevano
iniziato a giocare a uomo e poi
attraverso il lavoro sono passati alla
zona senza grandi difficoltà;
risulta invece molto più difficile il
contrario; ecco perché è importante che
questi ragazzi non si allenino soltanto
su di una specificità; mi auguro che gli
allenatori curino molto l’aspetto della
marcatura a uomo con esercitazioni
specifiche, ".
MARCARE “A UOMO”.
“Colpire tutto ciò che si muove a pelo
d’erba, se è il pallone meglio”.
Nereo Rocco
Lippi ha spiegato come i difensori, fin dai loro primi passi calcistici, siano oggi abituati "a seguire la linea delle loro zona e non direttamente l'uomo da marcare. Per questo si trovano in GRAVE difficoltà quando lo devono cercare. E' molto più facile per chi nasce come marcatore a uomo abituarsi alla zona che non il contrario".
http://www.pizzinnos.it/new/files/Archi ... 20zona.pdf
EH MA NE SA DI PIU' JC CHE E' NATO IERI E HA VISTO GIOCARE SOLO I GIOCATORI DEGLI ULTIMI ANNI .
