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enriketto ha scritto:
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Sì ma Yashin giocava negli anni '50-'60, era un contemporaneo di Pelè, Di Stefano, Puskas, Garrincha, Rivera, Mazzola, Bobby Charlton, etc etc etc... tutti giocatori giustamente considerati degli assoluti fuoriclasse, ed alcuni di questi anche tra i migliori di ogni tempo.
E di Yashin si parla in toni leggendari da sempre, anche da quando era in vita ed addirittura da quando giocava. Non è uno che è entrato nel mito dopo essere (peraltro prematuramente) morto...
Yashin è una leggenda da sempre, cominciò ad essere famoso in tutto il mondo nel 1956 quando vinse le Olimpiadi e già nel '58 era il portiere indubbiamente più noto... il solo fatto che sia stato l'unico portiere a vincere il Pallone d'Oro dimostra quale considerazione avessero di lui i suoi contemporanei.

Non metto in dubbio il fatto che quasi tutti i giocatori (e senz'altro anche Yashin) con il passare degli anni siano stati resi sempre più leggendari e mitici, è sempre stato così, però questo non mi sembra di certo il caso più lampante.

Quando Zoff ha iniziato a giocare Yashin c'era ancora, tanto per dire...
E Yashin era un portiere molto più moderno di Dino: usava i piedi, usciva frequentemente, non stava mica fermo sulla linea di porta...

Fermo restando che immagini e video del campionato sovietico sono indubbiamente molto difficili da reperire (ma esistono, ci sono, alcuni li ho anche visti), stiamo parlando di un portiere che ha partecipato a 4 mondiali e 3 europei e che ha giocato molte gare anche nelle Coppe Europee. Non stiamo parlando di Combi o Zamora.


Le cappelle di Yashin? Basta vedere una qualsiasi sintesi del Mondiale cileno del '62, ne combinò più di una (in particolare contro la Colombia in una gara che finì 4-4). Quell'URSS era molto quotata e nelle cronache del tempo Yashin veniva indicato come il principale accusato per l'eliminazione, proprio perchè arrivò in Cile fuori forma. Poi però si riprese alla grande, non a caso il PO lo vinse un anno e mezzo dopo...


Si ma proprio perchè fu un grande innovatore per il suo ruolo è diventato una leggenda, che fosse ai tempi una leggenda vivente non lo so. Non c'ero.

Se mi devo basare sui racconti di mio nonno il pane di 60anni fa era buonissimo e non paragonabile a quello di oggi. Non ho mai messo in dubbio che fosse più buono, ma ho giustamente pensato che con la fame che c'era a quei tempi doveva per forza essere buonissimo.
Io non ho assaggiato quel pane e quindi non posso paragonarlo con il pane di oggi. Allo stesso tempo non posso prendere per oro colato le parole di mio nonno.
Sono stato abbastanza chiaro? :asd

Ripeto, non ho niente contro Yashin, anzi spero vivamente che fosse quel superportiere che viene descritto. Ma ritengo veramente inutile confronti del genere.
Perchè se riteniamo veri i racconti pervenutici è praticamente impossibile trovare un portiere che gli tenga testa (ed è poco credibile che possa mai nascere un portiere come lui). Se invece ci si basa sui video non c'è abbastanza materiale per fare dei paragoni realistici.

Cita:
Sì ma Yashin giocava negli anni '50-'60, era un contemporaneo di Pelè, Di Stefano, Puskas, Garrincha, Rivera, Mazzola, Bobby Charlton, etc etc etc... tutti giocatori giustamente considerati degli assoluti fuoriclasse, ed alcuni di questi anche tra i migliori di ogni tempo.


Riquoto questa frase per sottolineare come in quel periodo quasi tutti i giocatori sono stati incensati come ire divine, praticamente gli dei del calcio scesi in terra.
Di stefano era un fenomeno in tutti i ruoli, gli mancava solo essere forte quanto yashin in porta per essere consacrato.
Puskas sembra che tirasse dei bolidi che farebbero rabbrividire Mark Lenders con il suo tiro della tigre.
Garrincha si sussurra fosse addirittura più forte di Pelè.
Pelè è innominabile, si viene colti da un fulmine se solo si prova a dire che forse non è stato il più forte di tutti i tempi.

Che gli davano da bere ai bambini negli anni 40, che son nati tutti sti fenomeni? :asd

In conclusione non capisco la necessità di fare confronti tra una vera e propria leggenda e un giocatore ancora in attività.


Tra 20 anni ci saranno utenti che scriveranno le stesse cose su Maradona, Platini, Zico, van Basten, Gullit, R. Baggio, etc.


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come fischiare o non fischiare e' uguale ? a parte ammonizioni ed espulsioni...se non ti fischiano o non ti ammoniscono e' chiaro che tu difensore ti senti in grado di fare quanti falli vuoi ogni volta...oggi uno ammonito evita di fare un secondo fallo quindi ferma l'avversario in modo pulito in caso contrario o lo lascia andare o viene espulso.


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19 dicembre 2002
Jascin, idolo e leggenda
Il «Pallone d' oro» nel 1963 resta qualcosa di unico: è stato il solo portiere a vincere il trofeo.
Il principe delle parate. Lev Jascin non lo ricordi per un intervento, per un miracolo, per un volo. No, Lev Jascin lo ricordi perché per una volta la parola leggenda non è sprecata o regalata; perché, anche se i confronti tra varie epoche rischiano di essere un esercizio sterile, è considerato il più grande; perché quel soprannome - «Ragno nero» - ha fatto il giro del mondo e continua a girare ancora adesso, a quasi 13 anni dalla morte dovuta a un male incurabile. La vittoria del Pallone d' oro nel 1963 (davanti a Rivera e a Greaves) resta qualcosa di unico: nessun altro portiere ha finora eguagliato quell' impresa eccezionale e chissà se qualcuno mai ci riuscirà. Solo Dino Zoff e Oliver Kahn ci sono andati vicino rispettivamente nel 1973 (2°, vinse Cruijff) e nel 2001 e nel 2002 (3° in entrambe le occasioni con le vittorie di Owen e Ronaldo). La storia di Jascin inizia a Mosca il 22 ottobre 1929. Da piccolo lo sport è una passione, il lavoro in fabbrica una necessità. La squadretta della fabbrica, però, regala a Jascin le prime occasioni per esercitare il suo talento. Lev entra giovane nella Dinamo, prova con l' hockey su ghiaccio (portiere, ovviamente), poi, dopo un lungo stage sul Mar Nero, sceglie il calcio. O è il calcio a scegliere lui: per le doti atletiche, soprattutto per quello speciale senso della posizione che lo rendeva quasi imbattibile; per il rifiuto della teatralità e per la semplicità del gesto tecnico. A 21 anni esordisce in campionato con i colori che difenderà per tutta la carriera: 326 partite, cinque titoli nazionali, sempre nella porta della Dinamo Mosca. Anche l' Urss si affida alle qualità di un uomo diventato in fretta idolo di un popolo: con la maglia della nazionale Jascin gioca 128 volte (78 ufficiali e 50 amichevoli; presente in quattro Mondiali), vince il titolo olimpico a Melbourne nel 1956 e quello europeo nel 1960. Nel corso della carriera Jascin incrocia l' Italia due volte: a Roma nel 1963 subisce un gol da Rivera; a Milano nel 1966 è Guarneri a togliersi la soddisfazione di battere il mito. Nella prima delle due sfide Jascin para un rigore a Mazzola. «Mi sentii ipnotizzato - raccontò tempo dopo il giocatore dell' Inter -. Jascin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall' altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Jascin». I rigori sono una sua specialità: quelle mani grandi, troppo grandi, spaventano i tiratori avversari. E Jascin si diverte nella battaglia psicologica: ne para oltre cento, spiegando le prodezze solo con l' esperienza e la conoscenza profonda dell' avversario. Nel 1971 arriva il giorno dell' addio: quando Jascin decide di smettere, tutto il calcio si stringe attorno al «Ragno nero», che viene festeggiato e celebrato nel modo più spettacolare. Il 27 maggio la Dinamo Mosca sfida il Resto del Mondo allo stadio Lenin: 103.000 spettatori riempiono lo stadio in omaggio al loro eroe. Si racconta che furono oltre 700.000 le richieste di biglietti per l' evento: volevano esserci tutti. L' unico giocatore italiano presente è Giacinto Facchetti. La partita finisce 2-2, ma Jascin gioca solo il primo tempo e quando abbandona il campo per sempre la sua porta è inviolata. Come mille altre volte. Quel giorno, però, il leone (traduzione di Lev) esce piangendo: è la fine di una grande epoca. Ma un uomo di sport, nei momenti difficili, reagisce alla grande. Anche dopo l' amputazione di una gamba causata da un attacco di tromboflebite, Jascin non si demoralizza e accetta di accompagnare la rappresentativa olimpica sovietica a Seul. Per accantonare la tristezza si affida, come sempre, alle sue magiche mani e si dedica alla pesca: «Aiuta a distrarmi - confida -. A volte mi viene solo voglia di dimenticare». A tutti gli altri, però, viene solo voglia di ricordarlo. G.B. Olivero JASCIN Lev Jascin nacque a Mosca il 22-10-1929 e morì il 21-3-1990. Nel 1950 esordì in campionato nella Dinamo Mosca; con l' Urss debuttò nel 1954; giocò l' ultima partita di campionato nel 1971 e l' ultima in Nazionale nel 1969. Il palmarès Con la Dinamo Mosca vinse sei scudetti; con l' Urss giocò 128 partite, vincendo le Olimpiadi del 1956 e l' Europeo del 1960. Nel 1985 il presidente del Cio gli consegnò l' Ordine olimpico; nel 1990 venne insignito da Gorbaciov della Stella al merito quale eroe del lavoro socialista. NOINDC NOTEXT NOINDC NOTEXT PROTAGONISTA IN ARSENAL-FIORENTINA NEL 1997 Il segno distintivo di Toldo: una manona che arriva ovunque Con quelle mani - anzi, manone - Francesco Toldo ha parato il mondo. In campo e fuori. Era ragazzo, il numero uno nerazzurro: quando studiava all' Istituto alberghiero e faceva il cameriere in un grande albergo di Padova, prendendo cinquantamila vecchie lire al giorno, una sera arrivò a cena Dino Zoff, il suo idolo, l' uomo per il quale nel 1982 era scoppiato in lacrime alla fine del Mundial spagnolo. «Piacere, faccio anch' io il portiere». E patatrac, i bicchieri finirono per terra. Succede, si chiama emozione. Per la cronaca, anni dopo i due si ritrovarono da avversari in coppa Italia: Francesco portiere del Ravenna, Zoff allenatore della Lazio. E Toldo rammentò al suo mito vivente quell' episodio padovano. Ma quello delle mani era un vero e proprio segno distintivo: perché Toldo impara a pescare le trote e i marsoni nell' Astico, a mani nude. Lo stesso fiume dove un giorno salva persino due ragazzi che stavano rischiando di annegare nelle acque ghiacciate. Questa è cronaca, non leggenda. Quando era alla Fiorentina, una volta al mese faceva una specie di gara con Mareggini misurandosele a vicenda, (proprio così) tanto per vedere se erano cresciute ancora. Anche se, in ogni caso, nessuno dei loro compagni viola poteva reggere il confronto. La Fiorentina di Toldo è un romanzo lungo otto anni. Oggi è un' altra storia, ma con quelle manone Francesco ha scritto stupende pagine di calcio. La perla ha una data, 27 ottobre 1999, penultima sfida valida per la prima fase della Champions League. A Londra, davanti a settantamila spettatori, la squadra guidata da Trapattoni, alla sua centesima partita europea, manda al tappeto l' Arsenal guidato da Wenger, quello di Vieira e Overmars, di Bergkamp e Kanu. Primo tempo equilibrato, ripresa con gli inglesi a farla da padroni, finché un contropiede concluso da Batistuta, all' epoca ancora re con la corona, grazie a uno straordinario diagonale sotto la traversa, regala alla Fiorentina la vittoria e il conseguente passaggio alla seconda fase del torneo. Succede tutto al 30' del secondo tempo e da lì in poi scatta l' assedio dei padroni di casa. E se i toscani portano a casa un successo storico, il merito va equamente diviso proprio con Toldo, prezioso custode della vittoria quando al minuto 42 della ripresa compie un miracolo salvando il risultato su Kanu, l' attaccante temutissimo dopo la tripletta nel derby londinese con il Chelsea. Suker, in area di rigore, sorprende Repka e calcia a colpo sicuro. Kanu devia il tiro sul palo e lo stesso nigeriano si gira e con uno scatto fulmineo calcia al volo di destro. Toldo, proprio nell' attimo in cui si sta tuffando a terra, trova la forza per coordinarsi e deviare il pallone con la mano sinistra. Un riflesso fulmineo, ma decisivo. Anzi, una parata celebrata, il giorno dopo, persino sulla stampa inglese («Toldo chiude a chiave la vittoria» titolano i giornali), stupita e ammirata di fronte a un gesto atletico sinonimo di classe autentica, nonostante quel k.o. fosse costato all' Arsenal l' eliminazione dalla Champions League. Non a caso, nel giugno dello stesso anno Manchester United e Lazio avevano dato vita a una vera e propria asta per acquistarlo sul filo dei venti milioni di euro: «Non saprei dire neppure come io abbia fatto a deviare quel pallone. Credo, però, che quella parata valga almeno quanto il gol di Bati». Non modesto, ma sicuramente realista, perché le cose andarono effettivamente così. Un successo bis, per Toldo, che a Wembley aveva già vinto «un' altra volta, con la Nazionale, grazie a un gol di Zola». Era il 12 febbraio 1997 e gli azzurri di Cesare Maldini si imposero con il medesimo punteggio, in una gara valida per le qualificazioni Mondiali, grazie a un gol del giocatore già a quel tempo beniamino dell' Inghilterra perché vestiva la maglia del Chelsea. Filippo Grimaldi TOLDO Francesco Toldo è nato a Padova il 2 dicembre 1971. La Fiorentina Ha cominciato la sua carriera nelle giovanili del Milan per proseguirla poi a Verona, Trento e Ravenna prima di passare alla Fiorentina (1993). Con i viola ha giocato otto stagioni la prima delle quali in serie B. Ha vinto due coppe Italia (1996 e 2001) e una Supercoppa italiana (1996) L' Inter Nell' estate 2001 Toldo è stato acquistato dall' Inter dopo che aveva rifiutato il trasferimento a Parma NOINDC TOLDO Le più belle parate in videocassetta Non solo gol. Dopo le quattro videocassette «Gol Parade - I gol più belli della storia del calcio», le due di «Gol Parade - Gli Outsider» e le sei trilogie dedicate a Batistuta-Van Basten-Vieri (4 novembre), Beckham-Totti-Zidane (11 novembre), Baggio-Maradona-Raul (18 novembre), Pelé-Rivaldo-Ronaldo (25 novembre), Del Piero-Mancini-Zola (2 dicembre) e Crespo-Vialli-Weah (9 dicembre) lunedì scorso è uscita in edicola e negli altri punti vendita un' altra videocassetta in cui si possono ammirare le grandi parate di molti portieri di ogni epoca e provenienti da ogni parte del mondo. Le parate sono state classificate in base alla loro bellezza e alla loro importanza. Per esempio, ci sono i quattro rigori parati dal romeno Ducadam nella finale di coppa Campioni del 1986 fra Steaua Bucarest e Barcellona. Uno spettacolo che desta ancora emozione nel rivederlo dopo oltre sedici anni. In tutto sono 50 le parate e c' è stato soltanto l' imbarazzo della scelta per stilare una graduatoria che annovera molti portieri italiani, a dimostrazione che la nostra scuola ha continuità ed è una delle migliori al mondo. Si possono ammirare Zoff e Kahn, Buffon e Higuita, Seaman e Banks, nonché Fillol, Jascin e Maier. Ma anche Zenga è ben rappresentato in questa videocassetta. Insomma, ce n' è per tutti i gusti e possiamo assicurare che l' emozione di una spettacolare parata è pari a quella di un gol di Maradona, Pelé o Zidane. E' un' occasione da non perdere per esaltarci di fronte alle prodezze di grandi campioni. Anche le parate sono uno spettacolo. Un bellissimo spettacolo che si può trovare in edicola e negli altri punti vendita con «Le parate più belle di sempre» che fa sempre parte della collana di «Gol Parade». Il costo dell' opera è di 3,50 euro (4,40 con «La Gazzetta dello Sport»). Dopo la scorpacciata di gol, ecco una nuova iniziativa della «Gazzetta»: una videocassetta con le 50 parate più belle di sempre. E' uno spettacolo con grandi gesti tecnici che si tro
Olivero Giovanni Battista, Grimaldi Filippo


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MessaggioInviato: mer 2 dic 2009, 20:04 
epico ha scritto:
All'epoca si marcava a uomo e i difensori potevano picchiare tranquillamente.
Oggi, al minimo contattuccio, l'arbitro interviene, ammonisce, espelle o manda in galera il difensore per favorire lo spettacolo.
Puskas fu fatto fuori deliberatamente dai difensori nel 1954.
Pele' nel 1962 e nel 1966.
Eusebio fu seviziato da Stiles nel 1966.
Cruyff venne sodomizzato da Vogst nel 1974 .
Maradona usci' dal campo senza piu' neanche la pelle nel 1982.
Quindi per i grandi campioni non era probabilmente piu' facile giocare ma piu' difficile...piu' facile lo era invece probabilmente per i mediocri o gli scarpari ma non per i grandissimi che venivano attesi al varco e fermati con mezzi oggi illeciti.


:rofl :rofl :rofl :rofl


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MessaggioInviato: gio 3 dic 2009, 10:16 
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Tra 20 anni ci saranno utenti che scriveranno le stesse cose su Maradona, Platini, Zico, van Basten, Gullit, R. Baggio, etc.


Forse, bisognerà vedere cosa diranno tra 40 anni.

Se ci sarò ancora almeno potrò dire la mia, sempre che non abbia messo preventivamente su un piedistallo i miei primi idoli. Che dici?
:asd


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MessaggioInviato: gio 3 dic 2009, 10:20 
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Reg. il: lun 26 apr 2004
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Località: Alpignano (fu Venessia)
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come fischiare o non fischiare e' uguale ? a parte ammonizioni ed espulsioni...se non ti fischiano o non ti ammoniscono e' chiaro che tu difensore ti senti in grado di fare quanti falli vuoi ogni volta...oggi uno ammonito evita di fare un secondo fallo quindi ferma l'avversario in modo pulito in caso contrario o lo lascia andare o viene espulso.


Difatti mi sembra che gli esempi che ti ho riportato (Materazzi e Montero) con il passare degli anni abbiano ridotto il numero di espulsioni ed ammonizioni. Vero Epico?

Dopo 10 anni di carriera Materazzi è diventato un agnellino e non fa più nessun genere di entratacce.

Ma per piacere. Continua la tua crociata per il calcio di altri tempi, chissenefrega. Io la mia l'ho detta e non cambio idea. :asd


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MessaggioInviato: gio 3 dic 2009, 14:39 
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Yashin non lo conosco, ma Buffon da grande portiere è diventato un portiere normale accusando un grave calo.. Forse la sua carriera è iniziata presto e per questo ora è in discesa.


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MessaggioInviato: gio 3 dic 2009, 14:43 
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Barrilete cosmico
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marcello, ha passato un' annata difficile quella passata.

ma in questa è già tornato sui livelli a cui siamo abituati. ricordo già 4 o 5 parate da fenomeno (che pochi altri sanno fare) e decisive tra l'altro.


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MessaggioInviato: gio 3 dic 2009, 14:53 
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Freccia d'argento
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Reg. il: lun 6 set 2004,
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Forse, non ho piu' seguito :asd .. Guardo ogni tanto gli highlights.


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MessaggioInviato: gio 3 dic 2009, 16:55 
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Aggiungo e poi chiudo che fino a non molti anni fa non esisteva il concetto di favorire lo spettacolo.
Solo dopo Italia 90 e lo spettacolo di giuoco deludente ormai costruito perfettamente PER NON FAR GIOCARE L'AVVERSARIO !! lA FIFA INTERVENNE CAMBIANDO DOPO OLTRE 100 ANNI LE REGOLE DEL FOOTBALL.
Tra le regole cambiate ricordiamo : espulsione per fallo da tergo e maggiore severita' generale degli arbitrI CONTRO IL GIOCOduro per favorire le giocate dei campioni , divieto del portiere di prendere la palla di mano su retropassaggio di un compagno , abolizione del fuorigiuco passivo e del fuorigiuoco in linea ( prima chi era in linea era Fuorigoco ) e nel dubbio non si sbandiera mentre prima si....in decisioni dubbie prima veniva sempre favorito il difensore ora l'attaccante , palloni piu' veloci e scorrevoli e altre cose che ora non mi vengono...insomma oggi i grandi talenti sono messi nella condizione di avere tutto ed esoprimersi al meglio.


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