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articolo da Usa 94.
L' asso argentino se la prende con il gioco scorretto e con "quei giornalisti italiani che hanno infangato Caniggia" TITOLO: Maradona vuole la testa dell' arbitro "Lo svedese Karlsson va rispedito a casa, non e' degno neanche di passare dall' albergo" - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - DA UNO DEI NOSTRI INVIATI BOSTON . E alla fine Argentina Nigeria e' rotolata in un polverone. Veleno a volonta' e tiro incrociato su Bo Karlsson, il direttore di gara svedese capace di un' impresa non facile: ha scontentato tutti. "Quell' arbitro, probabilmente, e' parente di Maradona", ecco la voce dissacrante di Clemens Westerhof, il tecnico olandese che guida gli africani. "Quell' arbitro ha permesso che ci massacrassero quattro, cinque giocatori", ecco il controcanto di Alfio Basile, il tecnico che guida i sudamericani. "Quell' arbitro ci ha fatto arrabbiare. Ci eravamo illusi di poter vedere un grande mondiale, ma gia' dopo la terza partita abbiamo capito che l' inno al fair play della Fifa sarebbe rimasto inascoltato. Hanno fatto un sacco di riunioni per orientare gli arbitri. Ma se ci sono arbitri come quello di venerdi' allora e' tutto sbagliato. Ha consentito ogni sorta di gioco duro, altro che fair play. Comunque ne' il gol all' inizio ne' i pestoni dei nigeriani ci hanno potuto fermare", ecco la filippica di Diego Maradona. E a chi gli ricorda che quattro arbitri sono gia' stati rispediti a casa per le cattive prove fornite, Diego risponde con ironia: "Allora questo dovrebbe andare a casa diretto dallo stadio, non merita nemmeno di passare per l' albergo". "I nigeriani, attorno ai quali si era favoleggiato a sproposito, sono dei primitivi, soprattutto in difesa", ecco infine la nota caustica di Luis Cesar Menotti, che nel 1978 piloto' dalla panchina l' Argentina di Fillol, Passarella e Kempes alla conquista del suo primo titolo mondiale, e che oggi fa il commentatore televisivo. Dal mucchio estemporaneo dei belligeranti, nemici e insieme alleati, si e' staccata la figura di un ragazzo, peraltro assai vissuto, di 27 anni, fluenti chiome biondo castane, il tatuaggio di un drago rossoverde (racconta chi lo segue da vicino) sul dorso di una mano, sposato a Mariana, tre figli, squalificato per uso di cocaina un paio d' anni fa: giocava allora nella Roma, dopo le esperienze consumate al Verona e all' Atalanta. Si chiamava ed e' tornato a chiamarsi Claudio Caniggia: ha finito di scontare a maggio una sospensione di tredici mesi. Il suo profilo non si e' confuso con quello degli sparatori del dopo, perche' lui la doppietta l' aveva usata prima, in campo, nella sede piu' seria: due gol come due siluri a far saltare il muro dei 1500 nella storia dei Mondiali e i sogni nigeriani; due gol il secondo dei quali, artistico e fortunato, gli ha fruttato il premio della "Master Card", mille dollari subito devoluti all' assistenza dei bambini in Ruanda. Il suo profilo non si e' confuso con quello dei litiganti, perche' forse Claudio Caniggia, adesso, ha soltanto bisogno di pace, di guardare diritta in faccia la gente, di dimostrarle che si puo' uscire, volendo, dai tunnel piu' bui. I greci erano stati affondati da Maradona e Batistuta? Bene. Della Nigeria si sarebbe preso carico lui. Ha detto tante cose, mentre altri sbraitavano. Ne ricordiamo alcune. "Ho ritrovato me stesso, questi due gol mandiali mi fanno dimenticare molte ansie, molti dispiaceri. Sono due gol che dedico alla mia famiglia. Sono due gol utili all' Argentina che vuole vincere questa grande scommessa americana. Due dei sei gol che la nostra nazionale ha realizzato in appena un paio di partite, a conferma di un fatto: l' Argentina e' una delle poche squadre che vanno in campo con la fiducia e con lo scopo di dare spettacolo". Gli domandavano che cosa succedera' tra lui e la Roma. "Non so, dovremo parlarne. Sono disponibile per qualsiasi discorso, ma c' e' una soluzione finale che considero affascinante: trasferirmi in Spagna". Insomma il Caniggia del post Nigeria non chiedeva aiuto a nessuno. Era lui l' eroe della giornata. Pero' Maradona e' intervenuto lo stesso per un' altra delle sue focose esternazioni. "Avete ritrovato il Caniggia protagonista e io ne sono felice: quello che a suo tempo hanno scritto di lui certi giornali italiani mi ha dato la nausea. A loro io dedico i due gol di Caniggia e il rendimento di questa Argentina. Io parlo cosi' perche' sono amico di Claudio e perche' lui queste cose non puo' dirle. Io parlo cosi' perche' nel momento in cui bisognava stare vicini a Claudio, lo hanno ammazzato". A quanto pare, Claudio e' sopravvissuto.
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