Io quest'Argentina dominante fino al secondo gol non me la ricordo, ma magari mi sbaglio io.
Per la cronaca, la febbre vale come scusante?
Edit, secondo l'articolo della Stampa, mi ricordavo bene (notare l'autore dell'articolo):
Cita:
LA SQUADRA DEL FUTURO La Germania umilia Maradona e vola in semifinale Loew l'ha plasmata agile e giovane: puo' aprire un ciclo
ROBERTO BECCANTINI CITTA' DEL CAPO Dopo l'Inghilterra di Fabio Capello, l'ARGENTINA di Diego Maradona. In attesa di conoscere chi lo vincera', questo Mondiale dei voltagabbana - abbasso l'Europa, viva il Sud America; abbasso il Sud America, viva l'Europa -, la Germania spazza via un'altra Grande e presenta la sua autorevole candidatura al presente e al futuro del calcio. Non cosi' solida, alla vigilia; non cosi' fragile, oggi: mai fidarsi, dei tedeschi. Se Capello puo' aggrapparsi al gol di Lampard, Maradona non puo' attaccarsi a nulla. Quattro a zero: e potevano essere di piu'. In tribuna, sul tre a zero, Angela Merkel mi ha ricordato il Pertini del Bernabeu, sorriso e ditino, «die holen uns nicht mehr ein», non ci prendono piu', non ci prendono piu'. Non e' stata una partita. E' stata una lezione di calcio: memorabile per chi l'ha impartita, umiliante per chi l'ha subi'ta. Gli argentini, sin qui, si erano sempre seduti sui problemi e, invece di risolverli, avevano preferito schiacciarli. Mai una volta che fossero andati sotto. Ci sono andati dopo tre minuti, e non si sono piu' alzati. Quando si permette a Muller di mirare di testa dal cuore dell'area; quando si consente agli avversari di farcire tre gol su quattro con azioni «alla mano», passaggi dal fondo e tocchi a porta vuota o quasi, c'e' poco da aggiungere, in chiave tattica e sul piano squisitamente tecnico. Al momento del dunque, l'ARGENTINA e' stata un po' Di Maria e un pochino Mascherano, lo sherpa a cottimo che ha rischiato l'asfissia. Non Messi, dribbling lontani e fumosi; non Higuain, un ragazzo abbonato a cadute cosi' verticali; e non abbastanza Tevez, colui che piu' di tutti si e' battuto e sbattuto. Un disastro, la difesa orfana di Samuel (ve lo raccomando, Otamendi); un labirinto, il centrocampo; un asilo, l'attacco. Altra musica, la Germania. Segna con una facilita' disarmante (4-0 all'Australia, 4-1 all'Inghilterra, 4-0 all'ARGENTINA), ha portato Miroslav Klose sul trono di Gerd Muller (14 gol mondiali), pratica un torello che disorienta gli avversari e non perde di vista la porta, puntata attraverso fulminanti contropiede o raffinate manovre. Sono giovani, i tedeschi, multietnici e multiuso. Il migliore in campo, questa volta, e' stato Bastian Schweinsteiger: dalla punizione per l'uno a zero di Muller allo slalomissimo per l'acuto di Friedrich, un gregario al quale il gruppo, visto lo scarto, aveva concesso la licenza di andare in fuga. Cosi' le altre reti in pillole: Muller, da terra, poi Podolski a Klose, sul filo del fuorigioco; Podolski-Ozil-Klose, al volo. Note negative, una sola: il giallo a Thomas Muller. Era diffidato, saltera' la semifinale. Complimenti anche all'arbitro, l'uzbeko Irmatov: lo squilibrio delle forze e la correttezza dei protagonisti gli hanno permesso di dirigere in punta di piedi. E quel solo minuto di recupero, concesso in coda alla mattanza, fa capire che, per fortuna, aveva capito. A casa il Brasile, dunque, e a casa l'ARGENTINA. E gli argentini, sempre per mano tedesca. C'e' una bella differenza, pero': nel 2006, a Berlino, decisero i rigori; stavolta la sfida avrebbe dovuto essere interrotta per manifesta superiorita' (o inferiorita', a scelta). Joaquim Loew ha costruito un signora squadra. Tutti danno una mano a tutti, come documenta il pressing alto con il quale Podolski e Muller disturbano le adunate sediziose dei rivali. E poi: occupazione sistematica del territorio, controllo dei valichi e, appena il secondino di turno si addormenta o si distrae, ecco una ripartenza mirata, una coltellata improvvisa. Voce di popolo: un tipo come Ballack, dotato ma lezioso, ne avrebbe frenato lo sviluppo. Concordo. Diego, lui, ci ha capito poco e ha subi'to troppo. Ha rinunciato al terzo cambio, ha ignorato Diego Milito, aveva cancellato Cambiasso, se n'e' rimasto in disparte, prigioniero del proprio mito e del mite Messi, l'erede designato che avrebbe dovuto raccoglierne il testimone, e invece niente, cosa che in Nazionale gli succede spesso. Per la Germania e' la dodicesima semifinale in diciassette edizioni. Per l'ARGENTINA, la seconda batosta piu' bruciante di sempre. I secchioni meglio dei pupi: nel calcio, capita. Soprattutto, se Maradona ha la barba e la fa venire. Loew gli ha lasciato soltanto le briciole: un gol di Higuain annullato per un fuorigioco tipo Inter a Siena, un paio di telefonate a Neuer. Tutto qui. Non resta che ribadire, come si faceva una volta per radio, il finale da Citta' del Capo: Germania batte ARGENTINA quattro a zero.
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