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Io non volevo sostenere che Baggio è stato dominante per 15-18 anni, volevo dire che per TUTTA la sua carriera ha potuto sempre dire qualcosa, e questo non credo si possa dire di Zidane.
Ha sempre potuto dire qualcosa anche Zidane, a mio avviso. Nel senso che anche nelle stagioni in cui non è stato grandissimo (concordo con te sul fatto che il miglior Zidane si sia visto nell'ultima annata alla Juve e nelle prime due/tre al Real), cioè l'ultima al Bordeaux o le prime due in bianconero è stato in ogni caso etichettabile come grande. Basti ricordare che nel '97 (non una delle sue stagioni da grandissimo ma solo da grande) si è piazzato terzo al Pallone d'Oro, dunque qualcosa aveva pur sempre combinato. Secondo me, la tua impressione nasce dal fatto che Baggio ha avuto una carriera più lunga di quella di Zidane dunque in ogni annata ha sempre potuto esprimere un po' del suo talento. Impressione personale, sia chiaro.
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Ripeto Zidane è un grandissimo uno dei più grandi, ma è un giocatore COSTRUITO tutto merito che va a lui e ai suoi allenatori con grande onore, ma è ben diverso da Baggio che di costruito aveva ben poco.
Non sempre un talento naturale è più grande di un talento costruito. Anzi. Owen è stato uno straordinario talento naturale ben più di Sheva. Eppure a conti fatti l'ucraino si stacca sull'inglese di una spanna e oltre. Alcuni dei più grandi giocatori di ogni tempo e Paese (penso a Valentino Mazzola, a Bobby Charlton) avevano un ottimo talento naturale ma sono diventati dei giganti con l'applicazione, il lavoro, il metodo, la crescita graduale. Superando molti che avevano più talento naturale di loro ma che si sono persi per strada.
Ricordo una dichiarazione del grande Alfredo Di Stefano, per me il più grande giocatore mai veduto sul pianeta:
<<Grandi calciatori non si nasce, si diventa. Come fa un pianista a diventare bravo? Si esercita tanto! Come fa un ingegnere a diventare tale? Studiando tante ore al giorno. Così ho fatto io sin da bambino. Ricordo che nel 1960, e avevo già 34 anni, mi impegnai per imparare a eseguire un tiro particolare, un calcio con l'interno del tallone, un colpo di tacco che nessuno aveva mai effettuato. Ebbene, non ci dormivo la notte per pensare a questo, lo ripetevo in allenamento e anche a casa o per strada lo provavo di continuo. Finché un giorno con quel tocco feci un gol da venti metri. Lo stadio impazzì dall'entusiasmo, le urla, la gioia indescrivibile. Scrissero che ero nato col pallone al posto della testa, che ero un genio del calcio. Ma la verità erano stati i mesi spesi a perfezionarmi in quel colpo>>.
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Poi sul periodo juventino : solo nelle ultime stagioni riuscì ad essere grande, altrimenti quella famosa frase di Agnelli non la spiegheresti.
Solo nelle ultime stagione riuscì ad essere grandissimo. Grande lo era già pure nelle prime, come ho ricordato sopra.
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Secondo me ha giocato bene contro il Brasile ( per gli spazi che gli furono lasciati ) e ha offerto degli sprazzi di talento alternati a momenti di buio totale e non delle partite a tutto tondo ( come del resto era pure difficile aspettarsi all'età che ha) nelle restanti ( e comunque non è che abbia giocato bene nel girone, ma questo si potrebbe dire anche di Baggio nel '94 ) .
Secondo me ha giocato un grandissimo Mondiale dagli ottavi in poi: ottimo con la Spagna, unico contro il Brasile, buono contro il Portogallo, ottimo contro l'Italia (il migliore in campo prima della testata, tanto è vero che con lui a pieno regime e in veste di fulcro della manovra la Francia ci ha schiacciati nella nostra metà campo, e ringrazia che la nostra difesa e i nostri difensori erano in condizione super). La partita contro il Brasile non puoi sminuirmela in questa maniera, a mio parere. Aveva di fronte la squadra grande favorita del Mondiale, con i due trequartisti più forti del Mondo (Kakà e Ronaldinho) e ha umiliato entrambi. Senza sbagliare una mossa in campo, un controllo, una giocata che sia una. Sommando classe e utilità, senso pratico e intelligenza. La partita perfetta sul piano del dominio del gioco. Le statistiche gli attribuiscono un solo errore in 90 minuti. E' una cosa fuori dal normale! Una partita in linea con la semifinale giocata da Schiaffino nel Mondiale '54 contro l'Ungheria, da Pelè nella semifinale '58 contro la Francia, da Garrincha nella semifinale '62 contro il Cile, dallo stesso Pelè nella semifinale del '70 contro l'Uruguay, da Cruyff contro l'Argentina nel '74, da Maradona nei quarti contro l'Inghilterra nell'86... Insieme con questa gente e con queste partite passerà allo storia la partita di Zidane contro il Brasile.
Quanto al Mondiale '94 citi giustamente il nulla di Baggio nel girone. Ma vogliamo ricordare che negli ottavi contro la Nigeria non fece di nuovo nulla per 88 minuti salvo trovare poi un gol (non difficile peraltro) e siglare un rigore nei supplementari che a momenti sbagliava? E anche contro la Spagna e la Bulgaria segnò tre reti ma con molte pause nel gioco, con molti intermezzi morti...
A me pare che tra il Mondiale '94 di Baggio a il Mondiale '06 di Zidane, a livello di qualità e completezza del gioco, di presenza e continuità nella manovra non ci sia assolutamente paragone. L'estro o i gol segnati sono solo una parte (non così ampia tra l'altro) per giudicare un giocatore o una partita. Baggio nel '94 ha fatto gol con giocate individuali e proprie di un momento singolo. Stop.
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Le valutazioni che dai poi sul calcio sono vere ma secondo me ti dimentichi della componente passionale, del genio, di quella punta di follia, e di irrazionalità che ti fanno amare il calcio. Crujiff, Platini, Maradona e Rivera credi che sarebbero stati qualcosa senza queste componenti? Io credo di no. Solo la follia o l'istinto potevano portare Maradona a farsi quella galoppata trionfante contro l'Inghilterra e non di certo la solidità o la razionalità. Le doti che elenchi sono importantissime ma fanno più parte di quegli ottimi giocatori che accompagnano i grandissimi e non viceversa, o dei giocatori costruiti. Prendi il gol di Del Piero contro la Germania : dopo una galoppata incredibile come ha fatto lui, secondo te uno può avere la razionalità di dire "ora la metto nell'angolino"? No, lì ha usato l'istinto, la passione e la voglia di fare gol senza pensarci.
In parte può essere ricollegata al discorso sul talento. Ad ogni modo:
Posso essere d'accordo che nei momenti da te citati contino l'istinto, la passione e l'irrazionalità, o la consapevolezza dei propri mezzi. Infatti io non ho detto che servono solo la razionalità, la geometria, l'intelligenza o la tattica. Ho detto semmai che in un campione devono palesarsi entrambe le facce della medaglia: sia la parte razionale sia quella irrazionale. E un giocatore che non abbia in modo preponderante le prime non potrà mai diventare un fuoriclasse. Sei davvero sicuro che Maradona o Platini sarebbero stati così grandi se avessero dato vita a numeri da circo fini a se stessi? O invece la loro grandezza è scaturita propria dalla sommatoria di più aspetti del gioco, dall'istinto alla ragione, dalla classe al sacrificio, dall'intelligenza tattica al dominio sul gioco senza palla? Maradona, per esempio, è stato un giocoliere inarrivabile con i piedi, partiva in dribbling stretti e serrati e diventava alto, esile, bello. Ma la sua grandezza è stata anche nei ripiegamenti, nei sacrifici tattici, in favolosi lanci a scatola chiusa che ne esaltavano non solamente le mere doti di istinto ma anche di grande intelligenza tattica o di lettura delle più disparate situazioni di gioco. La sua grandezza è stata nella continuità della sua azione lungo l'arco dei 90 minuti, nella sua incidenza nei momenti chiave, non solo in fatto di reti (sublimi) e assist (altrettanto sublimi). Tatticamente Maradona era irreprensibile, per nulla anarchico, anzi votato al sacrificio collettivo se la situazione lo richiedeva. E' per questa umiltà, per questo sacrificio che anche quando la situazione si era fatta intollerabile e l'uomo si era oramai lasciato andare ai vizi, saltando la trasferta di Mosca in coppa Campioni o disertando gli allenamenti, i compagni non lo hanno MAI abbandonato. I numeri, i ghirigori, la classe, la tecnica e il talento senza la continuità, il senso del gioco, la mentalità, la freddezza, l'intelligenza tattica, la voglia e la determinazione possono portare al massimo ad un buon/ottimo giocatore o ad un talento sprecato. Ma non ad un grande o grandissimo, che invece riunisce in sè entrambe le parti. Maradona o Platini, ripeto, erano elementi di grandi doti tecniche e individuali ma anche dotati di tutte le altre qualità che ho elencato. Qualità che ha avuto anche Zidane. E che invece Baggio a mio parere non aveva, o meglio aveva in misura troppo ridotta.
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Poi sugli alti e bassi ripeto: Baggio ha avuto una valga di infortuni, che se vuoi non gli hanno neanche permesso di esprimere il suo livello nei club. Poi per carità è vero che ha avuto molti contrasti con molti allenatori ma ne ha avuti anche altri molto belli, come con Mazzone o Maifredi, questo è tipico di molti numeri 10 o giocatori di fantasia ( pensa sempre il solito Maradona, i brasiliani nell'82, ecc...) purtroppo è così prendere o lasciare.
Gli infortuni possono essere un'attenuante, sono d'accordo. Ma la storia non si fa con i se e i ma. Dobbiamo giudicare per quello che è stato. Ronaldo se non avesse avuto il pastrocchio del '98 sarebbe potuto diventare uno dei primi 3-4 di ogni tempo. Del Piero quasi. Raùl se non avesse avuto l'infortunio contro la Juve nella semifinale di ritorno del 2003 oggi magari sarebbe ancora il più forte giocatore del pianeta... Tutte ipotesi però.
Quanto agli allenatori, io ho citato Lippi, Capello, Sacchi e Trapattoni. Gente che ha vinto ovunque, che ha cambiato o provato a cambiare il calcio, che lascerà un segno nella storia di questo sport. Tu mi hai citato Mazzone che magari era pure bravino ma si è cimentato solo in squadrette, e Maifredi che è forse l'allenatore più scarso che abbia mai messo piede su un campo di calcio...
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E' vero anche che Robertino era un anarchico ma pensa un po' che fine avrebbe fatto la "collettivissima" Italia di Sacchi senza il suo grande individualismo, probabilmente si sarebbe fermata contro la Nigeria.
Vero. Ma io non sono mica un fervente sostenitore del collettivismo, anzi. Sempre pensato e sempre lo penserò che siano i singoli a fare la differenza, non i moduli o i sistemi di gioco. Percui non capisco dove nasce la questione. Forse hai interpretato male alcuni concetti che ho espresso nel post precedente.
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Poi molti si ricordano del rigore sbagliato ( tipica cultura sportiva italiana, che si dimentica le grandi prestazioni ma si ricorda sempre benissimo gli errori ) ma si dimenticano come ci ha trascinato nel '94 o come ci teneva anche in vita nel '98, di che diavolo di partite faceva a 35 anni per cercare un posto ai mondiali del 2002 con dietro una squadra praticamenti di brocchi ( nel Brescia di allora gli ottimi giocatori si contavano sulle dita di una mano), di che gol fece giovanissimo a Italia '90, ecc...
Del '94 ho già parlato sopra. Quanto alle grandi prove offerte con Bologna e Brescia, potrebbe essere interpretato come un altro segno di "debolezza": riusciva a fare la differenza nei piccoli club dove non c'erano pressioni mentre nei grandi club (Juve, Milan e Inter) ha avuto più bassi che alti...