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Chrisantus9 ha scritto:
Poi, butto lì una questione interessante: dal punto di vista della lettura dell'incontro, chi sono stati i più grandi di sempre? Sul tema sono parecchio ignorante, attendo quindi di essere istruito.


Italo Galbiati , si ritiene che Capello sia un grande lettore ma la verita' e' che gli accorgimenti glieli detta il suo secondo : ITALO GALBIATI.


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concordo con il maestro.
Nella mia personale classifica invertirei le posizioni.

Inoltre mi pare sempre che in queste classifiche si sottovaluti sempre la figura di Ferguson, ma posso capire che sia visto più come manager piuttosto che come allenatore, ruolo nel quale è stato messo sotto da diversi colleghi (vedi le ultime due finali col Barcellona)


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Capitano
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Oltre ai citati dico anche Béla Guttmann !.


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Reg. il: sab 18 ago 2007
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Cita:
Italo Galbiati , si ritiene che Capello sia un grande lettore ma la verita' e' che gli accorgimenti glieli detta il suo secondo : ITALO GALBIATI.


Questo mi ricorda qualcosa a proposito del nuovo allenatore del Chelsea.
Il colpevole è sempre lui, il VICE :asd


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Pulcino
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Reg. il: mer 21 gen 2009
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:asd
io dico ferguson e lippi...
sir alex ha fatto vincere e fatto diventare un modello il manchester...
anche con rose non strabilianti ha sempre portato lo united in fondo o quasi (vedi coppa delle coppe 1992 e quest'anno)...
come diceva vialli su sky,sir alex è un camaleonte: un passo indietro ai grandi innovatori del tempo ma un passo avanti ai tradizionalisti...
devo dire che vederlo abbattuto dopo la finale di quest'anno mi è dispiaciuto molto...ma secondo me si rifarà
il buon marcello lo ritengo molto simile...l'unica pecca è il non sapere gestire la rosa all'atto conclusivo...grandissime semifinali ma troppe finali perse per la "paura di vincere"...anche nel 2006 abbiamo avuto gran cùlo :asd . fino all'espulsione di zidane i galletti ci stavano spennando :grin
inoltre,come sacchi,manca un pò di umiltè :asd


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MessaggioInviato: gio 30 giu 2011, 21:28 
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Reg. il: dom 10 apr 2005
Alle ore: 14:02
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Citerò qui gli allenatori rivoluzionari e vincenti, quelli che hanno contribuito a cambiare il gioco e conseguito anche risultati eccellenti.

Herbert Chapman: il suo Sistema rivoluziona il futuro del calcio, dando un'impronta decisa alla marcatura a uomo a tutto campo, trasformando il centrocampo nel reparto dominante del gioco, favorendo l'avvento dei terzini fluidificanti come arma offensiva.

Hugo Meisl: il creatore del Wunderteam, la squadra da sogno austriaca, che ha come modello il calcio danzato danubiano (gioco manovrato e palla a terra): si intravedono già i primi germogli del calcio totale e poi sacchiano.

Egri Erbstein: l'artefice del Grande Torino, formazione che tatticamente è assai camaleontica e può passare da un Sistema classico a una specie di 4-4-2 moderno in fase di non possesso palla. Erbstein è anni avanti anche nella preparazione delle partite, cura moltissimo il pre (introduce il riscaldamento) e post gara (bagni defatiganti e massaggi in serie). La superiore preparazione fisico/atletico permette al Torino di viaggiare a ritmi decisamente più sostenuti degli avversari, soprattutto in certi frangenti del match (i proverbiali quarti d'ora granata).

Gusztav Sebes: il padre della Grande Ungheria, forse la Squadra Perfetta. Vediamo perché. Il primo cambiamento è nel modulo. Non usa più un Sistema classico (WM), ma arretrando il centravanti Hidegkuti e avanzando le due mezzali Kocsis e Puskas come terminali, passa a una doppia M. Sebes copia poi dal calcio sudamericano la Diagonal (gli esempi più illustri sono il River Plate della Maquina e il Brasile del Mondiale ’50), cioò una linea d’attacco (in diagonale, appunto), che parte dall’interno destro e, attraverso il centravanti, arriva all’interno sinistro. In questo caso, il primo tassello della Diagonal è il mediano destro Bozsik. Da lui si passa al centravanti Hidegkuti e poi, a chiudere lo schema, c’è l’interno sinistro avanzato Puskas, massimo terminale del gioco. Sebes però si accorge di poter andare ancora oltre: il tecnico è favorito anche da una generazione di talenti unica, per citare Cannavò «di quelle che in un Paese si verificano una volta ogni 100 anni». Quell’Ungheria è talmente ricca di intelligenza, talento e completezza tattica che sa e può giocare in ogni modo. I giocatori si scambiano di posizione e danno vita a continue sovrapposione per mandare in bambola gli avversari, sempre più confusi da un simile vortice; si lanciano negli spazi vuoti per ricevere il pallone lanciato dal compagno, in questo modo la manovra diventa più veloce e viene creata superiorità numerica. La squadra ungherese è in grado di arrivare alla porta avversaria operando un incessante e fitto possesso palla, come di verticalizzare subito e capovolgere il fronte del gioco in pochi secondi. Per questo è considerata la squadra perfetta, è in grado di giocare in tutti i modi, anzi è come se ne “scoprisse” sempre di nuovi.

Juan Lopez, Gipo Viani, Nereo Rocco: i padri sparsi del catenaccio italiano, che costruiscono cicli vincenti intorno al vestito tattico da loro preparato. Una citazione particolare per Helenio Herrera, l'ideatore della Grande Inter, che mette a punto un catenaccio molto più efficace e aggressivo in fase di possesso palla.

Vicente Feola e Aymorè Moreira: il primo porta sulla scena mondiale il primo modulo di matrice numerica, il 4-2-4, con cui il Brasile arpiona l’alloro iridato nel ’58. Il secondo, al Mondiale seguente, lo tramuta in un 4-3-3, per meglio preservare l’incipiente logorio fisico del leggendario terzino sinistro Nilton Santos.

Alf Ramsey: partendo dal 4-2-4 di Feola, il tecnico inglese arriva prima al 4-3-3 di Moreira e poi, per liberare gli orizzonti visivi alla stella Charlton, al 4-4-2, che diventa il modulo inglese per antonomasia e spopolerà in tutto il Mondo per un trentennio e oltre.

Rinus Michels:
raccogliendo consapevolmente o meno la lezione ungherese, Michels sviluppa un calcio che abroga le specifiche di ruoli, esalta la zona a tutto campo per dominare ovunque e porta i giocatori a movimenti sistematici. Per realizzare questo, c’è bisogno di una preparazione atletica e fisica superiore. I calciatori dell’Ajax e dell’Olanda vengono così sottoposti ad allenamenti durissimi (vedi il Grande Torino). Non è un caso che questi concetti prendano piede in Olanda, terra che vive sotto il livello del mare e ha bisogno di occupare spazi per sopravvivere. Fuori dal campo, la rivoluzione è ancora più evidente, con i giocatori che smettono di essere solo protagonisti sul campo, ma cominciano a diventarlo pure fuori, vestendo alla moda, portando le mogli in ritiro, concedendo interviste a pagamento, sponsorizzando prodotti commerciali in tv: i progenitori dei “divi di Hollywood” attuali. Un’ulteriore spinta a un calcio scientifico (troppo...) e organizzato allo sfinimento arriva dall’ex Urss, con il colonnello Valeri Lobanovskij, allenatore della Dinamo Kiev e poi della Nazionale.

Nils Liedholm e Arrigo Sacchi: in Italia, sono loro a portare la zona con successo, il primo nella Roma, il secondo nel Milan. Sacchi, in particolare, predica un calcio scientifico e organizzatissimo, dove il talento individuale deve sempre essere incanalato in uno schema collettivo, esaltando il fuorigioco continuo, i tagli, la zona e ripartenze velocissime.

Louis Van Gaal: diventa protagonista con il suo 3-4-3 sui generis, diverso da quello utilizzato da Zaccheroni nell’Udinese, che prevede i giocatori in linea. Quello di Van Gaal si basa invece su triangoli concatenati, diventando in campo un 1-2-1-2-1-2-1.

Josip Guardiola:
il suo Barcellona si basa sulla struttura del calcio olandese (zona, 4-3-3 di partenza, organizzazione e preparazione superiori), ma Guardiola inserisce in questo quadro la fantasia latina e spagnola. Inoltre – ed è qui forse la sua vera grandezza – trasforma il 4-3-3 di base in una riedizione moderna del vecchio Metodo (WM), dimostrando quindi che le tattiche del calcio possono essere rispolverate e riadattate sempre, anche a 90 anni di distanza (dando ragione quindi alla teoria di Corrado Orrico).

Ci sono poi superbi allenatori non rivoluzionari come quelli di qui sopra, ma altrettanto bravi (in alcuni casi anche più bravi e più completi) in altri aspetti, dalla preparazione delle partite alla gestione del gruppo, dalla lettura tattica alla flessibilità mentale. Mi vengono in mente gli italiani Pozzo, Bearzot, Trapattoni, Lippi, Capello e Ancelotti; l’austriaco Happel; gli scozzesi Busby, Stein, Shankly e Ferguson; lo spagnolo Del Bosque; i portoghesi Jorge e Mourinho; l’olandese Hiddink; i tedeschi Schoen, Lattek e Hitzfeld; gli ungheresi Weisz e Guttman; gli inglesi Paisley e Clough. E tantissimi altri ancora...


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Speravo in un tuo intervento Marco...
Come sempre (o almeno da quando ti ho conosciuto :asd ) sei stato chiaro ed esaudiente ;)


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Cita:
trasforma il 4-3-3 di base in una riedizione moderna del vecchio Metodo (WM),

Giusto per capirci qualcosa, il Metodo non era un WW (2-3-2-3), mentre il Sistema WM (3-2-2-3)?


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Marco Bode non pensi che Happel sia stato fondamentale quanto Michels nello sviluppo della zona, del pressing, del fuorigioco sistematico e scientifico e di un cambiamento nella preparazione atletica? c è addirittura chi dice che Michels agli inizi andasse a studiare gli allenamenti di Happel e fu proprio l austriaco ad insegnare all olandese questo modo di giocare


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Reg. il: mar 1 apr 2008,
Alle ore: 17:41
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golovko ha scritto:
Cita:
trasforma il 4-3-3 di base in una riedizione moderna del vecchio Metodo (WM),

Giusto per capirci qualcosa, il Metodo non era un WW (2-3-2-3), mentre il Sistema WM (3-2-2-3)?

:sisi

Il Barcellona, in fase di possesso palla, si dispone proprio secondo il WW:
[align=center]Villa Messi Pedro
Iniesta Xavi
Abidal Busquets D. Alves
Puyol Piqué[/align]


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